Mentre la BCE pensa ai tassi negativi, la Germania prepara l’offensiva

La BCE si prepara al varo di nuovi stimoli monetari, ma in Germania si respira aria di ribellione contro Mario Draghi.

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La BCE si prepara al varo  di nuovi stimoli monetari, ma in Germania si respira aria di ribellione contro Mario Draghi.

Se i mercati finanziari attendono che la Federal Reserve alzi presto i tassi negli USA per la prima volta dal 2006, dopo averli tenuti in prossimità dello zero dalla fine del 2008, le altre principali banche centrali s’interrogano sulla necessità di allentare ulteriormente la loro politica monetaria. E così, la Svezia ha di recente tagliato i tassi di riferimento, già negativi, al -0,35%, mentre la SNB elvetica minaccia azioni più incisive per impedire il rafforzamento del franco svizzero, avendo adottato da mesi tassi negativi a -0,75% sui depositi delle banche, la stessa percentuale prevista per chi parcheggia liquidità in eccesso presso la banca centrale danese. La BCE potrebbe tagliare i tassi sui depositi overnight dall’attuale -0,2%, in modo sia di stimolare di più il credito nell’Eurozona e i prezzi, sia per potenziare automaticamente le dimensioni del QE, il piano di acquisto dei titoli di stato, degli Abs e dei “covered bond” per 60 miliardi al mese. Non è esclusa una limatura anche dei tassi di riferimento, da 14 mesi allo 0,05%, i quali potrebbero scendere, in teoria, sotto lo zero. La Bank of England, che aveva promesso con il governatore Mark Carney di non abbassare i tassi sotto lo 0,5%, segnala di poterci ripensare, essendo in lotta contro l’inflazione zero. Ma si fa presto a pensare che la BCE abbia strada facile per il varo di nuovi stimoli monetari. In Germania, il dibattito sta diventando sempre più serio e si è appreso oggi che i 5 consiglieri economici della cancelliera Angela Merkel hanno espresso viva preoccupazione per la politica monetaria adottata da Francoforte.      

Rischio crisi finanziaria con tassi zero a lungo

I 5 sostengono che la BCE avrebbe posto le basi  per scatenare una nuova crisi finanziaria, adducendo come motivazione “gli interessi eccessivamente bassi”, che riducono i margini di guadagno delle banche, quelli delle assicurazioni, inducendo gli  investitori ad addossarsi rischi maggiori, pur di ottenere rendimenti più elevati, come dimostrerebbe l’aumento dei prezzi degli assets. Inoltre, spiegano, questi tassi così bassi disincentivano i governi a risanare i conti pubblici, quando economie come Irlanda, Portogallo e Spagna hanno adottato misure “dolorose”, ma raccogliendo adesso i risultati. Per questo, ritengono che gli acquisti realizzati dalla BCE con il QE dovrebbero essere allentati o anche sospesi prima della scadenza prevista per il settembre dell’anno prossimo. Un’indicazione contraria alle esternazioni in uscita da mesi dall’istituto, che spiega come il piano di acquisto dei bond possa anche essere prolungato. Ieri, abbiamo saputo dalla Corte Costituzionale tedesca con sede a Karlsruhe che contro il QE sono state depositate 3 richieste, una a maggio, la seconda a settembre e la terza il mese scorso, tra cui quella di Bernd Lucke, a capo di un partito euro-scettico in Germania. Non è la prima volta che la Consulta tedesca sia chiamata ad esaminare atti della BCE, anche se finora le sue sentenze hanno sempre avallato la partecipazione di Berlino alle misure europee, pur qualche volta costellata da qualche condizione non eccessivamente restrittiva.        

La protesta tedesca contro il QE e le sue conseguenze

Intendiamoci, il governo tedesco non ha alcuna intenzione di battersi contro la BCE, nonostante i rappresentanti della Bundesbank nel board di Francoforte facciano opposizione al governatore Mario Draghi. Ma le pressioni politiche sulla cancelliera crescono, perché  l’insoddisfazione e il senso di frustrazione alla sua destra montano tra salvataggi continui e senza fondo della Grecia, accoglienza indiscriminata dei rifugiati siriani, politiche monetarie non ortodosse della BCE e forse anche una qualche forma di ristrutturazione del debito ellenico. Sembra che si sia arrivati a un punto cruciale nel rapporto tra Berlino e Francoforte. Ulteriori misure non convenzionali della BCE potrebbero non essere sostenibili politicamente in Germania e ciò potrebbe portare a tensioni latenti dentro al governo tedesco, che sfocerebbero non già in un’opposizione alla BCE, bensì nella richiesta più pressante di politiche di consolidamento fiscale agli altri stati membri dell’Eurozona. Come dire: “volete i tassi negativi? E allora risanate senza tentennamenti i conti pubblici”.  

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