Meno scarpe e borse, la crisi travolge le piccole imprese

E' allarme per le piccole e medie imprese italiane. Nel settore calzaturiero si salvano solo quelle pmi che hanno un forte mercato anche all'estero

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
E' allarme per le piccole e medie imprese italiane. Nel settore calzaturiero si salvano solo quelle pmi che hanno un forte mercato anche all'estero

Borse e scarpe non identificano più l’Italia e le pmi del comparto subiscono gli effetti del calo dei consumi L’indice manifatturiero è ancora in calo nell’Eurozona, dove Markit segnala ad aprile 46,5 punti, dato uguale a marzo, il quindicesimo mese consecutivo di calo, considerando che tutti i valori sotto 50 esprimono una produzione in contrazione.  

Crisi imprese: situazione drammatica per il tessuto delle Pmi

E che la situazione sia particolarmente critica per le pmi italiane lo ha segnalato nei giorni scorsi anche l’Ocse, che rileva come nel 2011 l’Italia sia stato l’unico paese dove alle piccole e medie imprese è affluito un minore credito (-1,9%). Altro aspetto inquietante: alle pmi italiane viene destinato solo il 18,3% del credito complessivo, contro il 79% delle pmi svizzere o il 77,7% di quelle sudcoreane. Un dato molto negativo, perché esse rappresentano il 99,9% delle imprese del Bel Paese e l’80% della sua forza lavoro, insomma l’ossatura del nostro sistema produttivo.  

Crisi economia Italia: nel comparto calzaturiero si salva solo chi un piede e mezzo all’estero

E all’interno delle pmi la situazione è particolarmente critica per il calzaturiero. Il presidente di Assocalzaturifici, Cleto Sagripanti, spiega senza mezzi termini la questione: le 700 aziende aderenti rappresentano il 70% del fatturato nazionale del settore, ma si salvano solo quelle che riescono a vendere in aree geografiche diversificate, all’estero. Chi continua a basare la produzione sul mercato interno è travolto dalla crisi, perché il mercato interno semplicemente non c’è, chiarisce Sagripanti. I numeri del 2012 lo dimostrano: il valore della produzione è sceso dell’1,4% a 7,1 miliardi, mentre il volume si è ridotto del 4,1% a meno di 200 milioni di paia. In calo sia l’occupazione che il numero delle aziende attive, rispettivamente scese del 2,1% (-1.671 addetti) e di 250 unità a 5.356. Positivo il dato sulla pelletteria, la cui produzione è salita nel 2012 del 9,4% a 5,1 miliardi, ma il balzo lo si deve solo grazie all’export (+21,8%), perché il solo mercato interno avrebbe determinato una contrazione del 4,4%.  

Ricette anti-crisi: attirare i clienti dall’estero per cercare di uscire dal pantano

Ma come uscire da questo trend nefasto che non sembra avere più fine? Il presidente di Aimpes, Meno scarpe e borse, la crisi travolge le piccole imprese, è convinto che per una piccola azienda andare all’estero per farsi conoscere sarebbe troppo costoso. E, in effetti, quasi nessuno lo fa. Meglio attirare i clienti dall’estero, attraverso manifestazioni, fiere, in grado non solo di abbassare tale costo, ma anche di mettere il potenziale consumatore straniero a contatto con lo stile italiano, ancora molto apprezzato. Vanno in questa direzione le fiere di Mipel e di Micam, ma Cannara spiega come il grande difetto degli italiani sia insito nel suo atteggiamento di chiusura agli altri. Nessuno vuole consorziarsi, non c’è fiducia tra imprese dello stesso settore, quando questo consentirebbe loro di abbattere i costi per farsi conoscere all’estero. In attesa che la mentalità cambi, Sagripanti propone alcune misure che nel brevissimo termine potrebbero avere un impatto positivo sul settore: abbattimento del cuneo fiscale, per appesantire le buste paga e rilanciare i consumi interni, nonché la defiscalizzazione dei costi di ricerca e sviluppo. Ma tali provvedimenti avrebbero l’effetto di peggiorare i conti pubblici, dovendosi attuare in deficit per l’impossibilità o la grande difficoltà odierna di tagliare le spese o incrementare altre tasse in un’economia in piena recessione. Ma il presidente di Assocalzaturifici non ha dubbi: dovendo scegliere tra conti in ordine e la ripresa del manifatturiero, qualsiasi governo saggio punterebbe sul secondo. Sarà così?  

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Argomenti: Crisi economica Italia