Meno gioielli, più banche centrali dietro alla domanda di oro: asset manipolabile?

Boom di domanda di oro da parte delle banche centrali nel primo trimestre dell'anno. Ma davvero stanno facendo la differenza per le quotazioni?

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Boom di domanda di oro da parte delle banche centrali nel primo trimestre dell'anno. Ma davvero stanno facendo la differenza per le quotazioni?

Il World Gold Council ha diramato i dati relativi alla domanda di oro nel primo trimestre dell’anno, pari a 1.053,3 tonnellate, +7% su base annua. Un vero e proprio boom di richieste dalle banche centrali, impennatesi tendenzialmente del 68% a 145,5 tonnellate. Poco più della metà della domanda è arrivata, però, sempre dal comparto gioielleria, che ha pesato per 530,3 tonnellate nel corso dei tre mesi, pur crescendo solamente dell’1%.

Altre 298,1 tonnellate hanno avuto origine dagli investimenti e, infine, 79,3 dalle applicazioni industriali (-3%), queste ultime monitorate dal mercato per valutare l’andamento dell’economia, specie del comparto tecnologico, visto che l’oro trova impiego proprio nell’elettronica di consumo.

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Balza subito all’occhio quel boom di oro richiesto dalle banche centrali. Nel grafico di sotto, abbiamo suddiviso l’andamento della domanda dal 2015 al termine del primo trimestre 2019 sulla base dell’origine e abbiamo trovato quanto segue:

Com’è andata negli ultimi anni?

Nel trimestre scorso, le banche centrali hanno inciso per il 13,8% dell’intera domanda di oro, una percentuale non drasticamente superiore rispetto all’11,8% del periodo considerato. In flessione, invece, si mostra la gioielleria al 50,3% dal 51,8% medio del periodo, ma nemmeno in questo caso si tratta di un calo marcato. Sostanzialmente inalterati restano gli altri due comparti: la domanda per investimenti si è attestata al 28,3% del totale contro il 28,7% e quella dell’industria al 7,5% contro il 7,7% del periodo. In pratica, aldilà delle notevoli oscillazioni che riguardano essenzialmente le banche centrali di anno in anno, i pesi tendono a rimanere sostanzialmente uguali nel tempo.

E adesso, rispondiamo a una possibile domanda: c’è un driver particolare per le quotazioni dell’oro? Abbiamo cercato di rispondere confrontandone le variazioni con il mutamento dei pesi di ciascun comparto rispetto alla domanda complessiva nel periodo considerato. Ecco il grafico trovato:

Come possiamo vedere immediatamente, le quotazioni dell’oro risultano seguire con esattezza le variazioni di peso della domanda per investimenti, i quali tendono a incidere per quasi il 29% del totale.

Ne dovremmo dedurre che sarebbero i flussi di capitali con finalità di “hedging”, molti dei quali si riversano negli Etf, a imprimere una direzione ai corsi aurei. Che il metallo, in fin dei conti, risulti un asset manipolabile dai grossi operatori del mercato?

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