Meloni e Marchini, la sfida non è a sindaco di Roma: ecco cosa si giocano

Giorgia Meloni e Matteo Salvini si giocano moltissimo con le elezioni comunali di giugno. La partita di Roma è decisiva.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Giorgia Meloni e Matteo Salvini si giocano moltissimo con le elezioni comunali di giugno. La partita di Roma è decisiva.

E’ stata una brutta settimana per Giorgia Meloni, quella appena trascorsa. Dopo avere assistito all’appoggio di Forza Italia per il candidato centrista Alfio Marchini, a seguito del ritiro di Guido Bertolaso da candidato sindaco di Roma, la leader di Fratelli d’Italia ha incassato un altro duro colpo, ovvero il sostegno anche di Francesco Storace all’imprenditore capitolino. Certo, l’ex governatore del Lazio non sposterà probabilmente tanti voti – era dato al 2-3% nei sondaggi – ma il suo gesto è un segnale non positivo per la futura mamma, dato che evidenzia una sorta di isolamento anche a destra dell’asse FdI-Lega Nord. Difficilmente, poi, si potrebbe dire che la candidatura di Marchini sia espressione di un coacervo di formazioni pro-Renzi, se tra queste c’è anche La Destra di Storace, per quello che può contare in termini di consensi, intendiamoci. Matteo Salvini ha fiutato il pericolo di trovarsi triturato alle urne, quando pensava di avere già chiara la vittoria in tasca, nel caso di esito positivo in alcune realtà-chiave. La prima reazione del duo Meloni-Salvini all’appoggio di Berlusconi per Marchini è stata la rottura dell’alleanza a Torino e Napoli, condita dalla minaccia di fare lo stesso a Milano. Tuttavia, proprio questo gesto potrebbe costare ancora più caro alla destra lepenista italiana.

Elezioni comunali, sondaggi amari per Meloni-Salvini

  I sondaggi a caldo sono stati nefasti nel capoluogo campano, dove Marcello Taglialatela, candidato di Fratelli d’Italia riscuoterebbe appena il 2% dei consensi, mentre il candidato di Forza Italia, Gianni Lettieri, potrebbe ancora aspirare al ballottaggio. Se ciò accadesse, evidenzierebbe l’inconsistenza elettorale del partito della Meloni a Napoli senza i voti del vice-presidente del Consiglio e dirigente di punta di FdI, Marco Nonno, nonché dell’altro consigliere comunale, Vincenzo Moretto, che hanno dato l’addio alla leader, in polemica per la decisione arbitraria di questi giorni di ritirare il sostegno a Lettieri, che non sembrava dubbio. Nel fine settimana, Salvini ha presentato un decalogo a Berlusconi, finalizzato a rendere possibile il prosieguo dell’alleanza. Potrebbe essere interpretato in maniera opposta: o come una sorta di aut-aut, per cui minaccerebbe la fine del centro-destra, oppure come un segnale di distensione, dopo le tensioni di queste ultime settimane.          

Scontro per la leadership nel centro-destra potrebbe costare carissimo a Meloni e Salvini

Dal canto suo, la Meloni ha già fatto sapere che non ci sarebbero accordi ai ballottaggi. Dunque, se fosse lei ad arrivare seconda, nessun apparentamento con le liste di Marchini. Lo stesso dicasi, se fosse quest’ultimo ad approdare al secondo turno. Eppure, questi toni potrebbero rivelarsi un boomerang, qualora a prevalere nello scontro tra i due fosse l’imprenditore, che i sondaggi accrediterebbero di una possibile vittoria con la grillina Virginia Raggi. Se questa si realizzasse in solitaria, la mancata partecipazione di Fratelli d’Italia al risultato sarebbe un caso davvero serio, trattandosi della più grande e importante (politicamente) città d’Italia. E’ evidente come la Meloni sia rimasta vittima delle velleità di colui che ella considera (a torto?) un alleato, il leader del Carroccio. Salvini è del tutto disinteressato alla partita romana, tanto da avere strizzato l’occhio per primo a Marchini, il quale è risultato il candidato preferito anche alle primarie indette nella Capitale dalla Lega Nord. L’intento del leader leghista è di sfidare apertamente la leadership di Berlusconi, contrastandogli chiunque sia dato per vincente e non sostenuto da Forza Italia. Se la Meloni, nonostante tutto, riuscisse ad arrivare seconda o almeno a primeggiare su Marchini, la sfida sarebbe vinta a metà. Del tutto, se arrivasse una clamorosa vittoria al ballottaggio, cosa che metterebbe fine senza ombra di dubbio al ventennio berlusconiano. Ma se questo non si realizzasse, se fosse Marchini a prendere un voto in più di lei o, addirittura, ad arrivare al secondo turno e a vincere magari contro la Raggi, Salvini potrebbe iniziare a occuparsi di più di Strasburgo, dov’è europarlamentare, perché il suo futuro a Roma sarebbe fosco. Di riflesso, Fratelli d’Italia subirebbe un colpo durissimo, avendo compiuto la sciagurata scelta di farsi sedurre dal lepenismo in salsa padana, che lungi dal creare in Italia consensi stratosferici, si sta traducendo in un isolamento dorato della destra, ma pur sempre isolamento.

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Argomenti: Politica