Una mega-città quotata in borsa, l’ultima dei sauditi per superare il petrolio

Le riforme in Arabia Saudita non finiscono di stupire, anche per la loro rapidità. E adesso, il giovane principe punta a quotare in borsa un'intera città da costruire per attirare capitali.

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Le riforme in Arabia Saudita non finiscono di stupire, anche per la loro rapidità. E adesso, il giovane principe punta a quotare in borsa un'intera città da costruire per attirare capitali.

NEOM è un acronimo per “neo” (nuovo) e “m”, la prima lettera della parola araba “speranza”. E’ il nome che la monarchia saudita ha trovato per chiamare la mega-città da 26.500 km quadrati, che il regno ha intenzione di costruire al confine con Egitto e Giordania, abbracciando tutti e tre gli stati, in modo da creare una vasta area economica indipendente, con leggi proprie, super-tecnologica e molto “green”, alimentata solamente da energie rinnovabili. Il costo per metterla su è stato stimato in 500 miliardi di dollari dalla stessa Riad e la prima parte del progetto dovrebbe essere realizzata entro il 2025. La reazione del governo giordano è stata favorevole, più tiepida quella degli alleati egiziani, forse questi ultimi essendo più occupati a risollevare l’economia nazionale da un lustro di scontri e da tensioni geopolitiche nell’area dall’impatto devastante sul turismo locale.

La mega-città che ha in testa il Principe Mohammed bin Salman (MBS) sarà formalmente posseduta dal fondo sovrano PIF (Public Investment Fund), ma l’obiettivo finale sarebbe la su quotazione in borsa. A dirlo è stato proprio MBS, il potente numero due del regno a soli 32 anni di età. “Che sia prima o dopo il 2030, l’obiettivo è quello”, ha affermato. Dunque, non solo Aramco, la colossale compagnia petrolifera statale da 2.000 miliardi di dollari, ma anche NEOM sarebbe un assets da valorizzare, una volta costruito. (Leggi anche: La rivoluzione saudita punta a un paradiso finanziario futuristico)

Serve un futuro senza petrolio

E il progetto è stato benedetto dal Fondo Monetario Internazionale, che per bocca del suo rappresentante per il Medio Oriente, Jihad Azour, avverte l’Arabia Saudita di tenere a bada i costi per non impattare sul suo bilancio pubblico, già gravato da deficit elevati, ma segnala che NEOM sarebbe un traino positivo per la crescita di tutta l’area, anche perché in grado di fungere da cerniera tra Europa ed Asia sul piano finanziario.

E già si registrano le prime adesioni informali, con il ceo di HSBC, Stuart Gulliver, ad esprimere l’interesse nel metterci un bel po’ di soldi in fase di investimento, sostenendo che il progetto farebbe da volano per le materie prime e spingerebbe probabilmente alla costruzione di altre città limitrofe.

La rivoluzione che MBS sta portando avanti con la sua “Saudi Vision 2030” è gigantesca e punta a sganciare l’economia saudita dalla dipendenza verso il petrolio. NEOM servirebbe proprio ad attirare capitali stranieri in una realtà creata ad arte per soddisfare le esigenze degli investitori sul piano fiscale, burocratico, normativo e persino dei costumi. Il principe è consapevole che serve una svolta radicale per fare dell’Arabia Saudita una meta appetibile per i capitali. Un limite al loro ingresso è determinato anche da fattori culturali. Per questo, anche tramite la mega-città futuristica, il giovane membro della famiglia Saud vorrebbe sviluppare il turismo e con esso il settore privato, ad oggi sottodimensionato. (Leggi anche: Donne saudite potranno guidare, svolta storica ha radici economiche)

Repressione contro gli “amici” come segnale

La sfida non sembra facile, per quanto possibile. Nelle ultime settimane si susseguono nel regno una novità dopo l’altra in tema di diritti delle donne, tese con tutta probabilità a costruire gradualmente l’immagine di una realtà “liberale”, che non spaventi gli investitori stranieri. E così, non solo potranno guidare dal giugno dell’anno prossimo, ma le donne potranno persino accedere agli stadi per seguire una manifestazione sportiva. Non ultimo, MBS intende consentire al Circle du Soleil di tenere spettacoli nel regno.

Resta da vedere se questi progressi lodevoli non scalfiscano quell’alleanza storica tra la monarchia e il clero, su cui si fonda la granitica stabilità politico-istituzionale di Riad. Non è casuale l’ondata di repressione ad opera proprio di MBS nei confronti di personalità influenti “amiche”, accusate di attentare alla monarchia.

Il principe deve fare accettare ai circoli più conservatori le sue riforme con le buone e le cattive. L’alternativa per l’economia saudita sarebbe di rimanere così com’è, cosa insostenibile nell’arco dei prossimi decenni, quando il ruolo del petrolio nel soddisfare la domanda energetica mondiale si ridurrà sempre più. Il crollo delle quotazioni nell’ultimo triennio, coinciso quasi fortuitamente con l’ascesa al potere di Re Salman e di MBS dopo la morte di Re Abdullah a inizio 2015, ha segnalato ai regnanti dei Saud che non è più tempo di rinviare l’appuntamento con le riforme, anche al costo di fare cadere tabù, che sembravano infrangibili fino a pochi mesi fa. (Leggi anche: Modernizzazione in Arabia Saudita passa anche per la repressione)

 

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