Medici, infermieri e ricercatori universitari: il dramma dei posti di lavoro vuoti

Entro il 2030 sono previsti migliaia di posti vuoti per medici e infermieri, una realtà altrettanto triste per i ricercatori universitari.

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Entro il 2030 sono previsti migliaia di posti vuoti per medici e infermieri, una realtà altrettanto triste per i ricercatori universitari.

I giovani ricercatori, in Italia, non sembrano trovare spazio. A dirlo gli ultimi dati dell’Adi – l’Associazione dottorandi e dottori di ricerca, che ha riportato alla luce una realtà drammatica. Negli ultimi 10 anni si sono dimezzati i posti da dottorato da 15.832 del 2007 agli 8.960 del 2018. Non va meglio neppure per infermieri e medici. 

Il dramma dei ricercatori universitari

La maggior parte dei ricercatori che riescono ad ottenere il posto spesso hanno posti da precario con contratti da assegnista.

Pochi riescono ad ottenere la cattedra da professore associato. Secondo l’elaborazione dell’Adi, che si è basata sui dati del Miur, i posti da dottorato hanno subito nuovamente una flessione del -3,5%.

Il dato colpisce maggiormente il Sud. Infatti, mentre il Nord ha perso il 37% dal 2007 al 2018, il Centro 41,2%, al Sud si sono persi il 55,5% dei posti. Al Nord si confermano la metà dei dottorati banditi  contro il 22,2% del Sud. basti infatti pensare che quasi la metà dei posti per ricercatori è gestito da una decina di atenei di cui 7 al Nord.

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A pesare anche l’età. I giovani ricercatori infatti iniziano il corso di dottorato a 29 anni circa e la maggior parte sono precari visto che nelle Università il personale a tempo determinato segna la cifra di  68.428 contro quello a tempo indeterminato di 47.561.

Posti vuoti anche per medici e infermieri

Se i ricercatori segnano cifre drammatiche per quanto riguarda i posti di lavoro non va meglio a medici e infermieri. La Commissione Europea, di recente, aveva stimato una netta difficoltà a trovare figure in ambito sanitario: 230mila medici, 150mila tra dentisti, farmacisti e fisioterapisti, 590mila infermieri. Le ragioni vanno sicuramente ricercate nel picco di pensionamenti e mancati rimpiazzamenti dei giovani che escono dalle Università.

Per quanto riguarda l’Italia, una recente indagine del sindacato Anaao Assomed ha segnalato che nel 2018 il gap di medici è stato di 10mila unità, si parla soprattutto di medici di urgenza, psichiatri, anestesisti e chirurghi.

A pesare su questo gap anche la possibilità della pensione anticipata a 62 anni.

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