Maxi-taglio delle tasse in America, Trump svela la sua riforma fiscale

Donald Trump svela finalmente il suo taglio delle tasse, che abbasserà le aliquote per famiglie e imprese. Wall Street ci crede e i mercati si riposizionano. Obiettivo: crescita USA al 3%.

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Donald Trump svela finalmente il suo taglio delle tasse, che abbasserà le aliquote per famiglie e imprese. Wall Street ci crede e i mercati si riposizionano. Obiettivo: crescita USA al 3%.

Dopo mesi di indiscrezioni, finalmente il presidente americano Donald Trump ha svelato ieri la sua riforma fiscale. Lo ha fatto nel corso di un evento nello stato dell’Indiana, dove ha parlato del “più grande taglio delle tasse negli ultimi 80 anni”. Obiettivo: abbassare il carico di imposte su famiglie e imprese. I redditi delle prime non verseranno un centesimo di tasse sui primi 12.000 dollari all’anno, soglia che sale a 24.000 dollari per le coppie.

Le aliquote scendono da 7 a 3 e saranno del 12%, 25% e 35%. Dunque, quella più alta sarà tagliata dall’attuale 39,6%, anche se il Congresso avrà la facoltà di aggiungere una quarta aliquota per lo scaglione di reddito più alto. Al contrario, l’aliquota più bassa risulterà elevata dal 10% attuale, ma i contribuenti più a basso reddito saranno compensati con un aumento delle detrazioni fiscali. L’impegno di Trump sin dalla campagna elettorale è stato, infatti, di far pagare meno tasse a tutti. Raddoppiate da 500 a 1.000 dollari le detrazioni per i figli a carico. (Leggi anche: Taglio delle tasse negli USA ci sarà)

Quanto alle imprese, pagheranno una “corporate tax” del 20% al posto del 35% attuale. Su questo punto, il presidente è stato chiaro: “non è negoziabile”. D’altra parte, proprio il taglio delle tasse sulle imprese è il suo grande cavallo di battaglia, teso ad attrarre capitali e a fare dell’America una società allettante rispetto alle altre economie avanzate, che come svela lo stesso esibiscono un’aliquota media sulle imprese del 22,5%. Vantaggi anche per le imprese individuali, quelle che oggi vengono assoggettate all’imposta sui redditi delle persone fisiche. Pagheranno un’aliquota massima del 25%. Infine, dovrebbe essere eliminata o almeno abbassata l’imposta sugli immobili.

Repubblicani d’accordo

Sulla riforma fiscale, pare che dovrebbe esservi il sostegno di tutta la maggioranza repubblicana al Congresso (l’anno prossimo ci sono le elezioni di mid-term e risulta necessario presentarsi agli americani con almeno la realizzazione di una grande promessa e non solo con chiacchiere), anche dal Freedom Caucus, l’ala più conservatrice del GOP, noto per le sue posizioni rigorose in tema di deficit, chiedendo che il taglio delle tasse sia “neutrale” per i conti pubblici, ovvero che non impatti negativamente sul debito pubblico, salito già a 20.000 miliardi di dollari, oltre il 100% del pil.

E qui le cifre non sembrano chiare: secondo il Committee for Responsible Federal Budget, il taglio delle tasse di Trump costerebbe in 10 anni sui 2.200 miliardi netti. Esso ridurrebbe le entrate fiscali di 5.800 miliardi, ma 3.600 miliardi verrebbero recuperati dalle minori detrazioni.

I repubblicani sono convinti che il taglio delle tasse sarà ad impatto zero sui conti pubblici, in quanto “si ripagherà da solo”, grazie alla maggiore crescita dell’economia americana e, di conseguenza, delle entrate fiscali. Il segretario al Commercio, Wilbur Ross, parla di un’accelerazione del pil dell’1% grazie alla riforma. E’ noto come l’amministrazione Trump punti a una crescita del 3% all’anno dall’attuale 2%. Non tutti concordano su questo ottimismo; non certo i democratici all’opposizione, ma nemmeno molti economisti. (Leggi anche: Taglio delle tasse in America un’opportunità per l’Europa)

La reazione dei mercati

Wall Street ha mostrato euforia, invece, perché il taglio delle tasse, svelato dopo mesi di incertezze sulla sua entità e sui tempi, dovrebbe sostenere il mercato azionario, vuoi perché aliquote più basse significano utili netti più alti, vuoi anche perché le imprese ritengono che beneficeranno della maggiore crescita economica. Da notare il +1% messo a segno da Apple, che detenendo all’estero qualcosa come circa 230 miliardi di dollari di liquidità, potrebbe rimpatriarne almeno una grossa parte, avvantaggiandosi della minore aliquota. Il carico fiscale si abbassa anche sulle famiglie, che dovrebbero aumentare i loro consumi, stimolando ulteriormente i profitti societari. Ebbene, ieri sera il Dow Jones ha chiuso intorno ai record di sempre, mentre il dollaro si è apprezzato mediamente ai massimi da oltre un mese contro le altre valute. Su anche i rendimenti dei Treasuries, che per la scadenza decennale si sono riportati ai livelli più alti da inizio luglio, poco sotto il 2,35%. Ripiega, invece, l’oro a 1.280 dollari l’oncia, la quotazione più bassa da metà agosto.

I mercati stanno scontando proprio una maggiore crescita negli USA per effetto del taglio delle tasse, che dovrebbe surriscaldare l’inflazione, spingendo la Federal Reserve ad alzare i tassi con maggiore aggressività. Da qui, il rafforzamento del dollaro e il ripiegamento dei bond. Insomma, è tornato un po’ di “Trumpftrade”. (Leggi anche: Taglio delle tasse di Trump si fa concreto)

 

 

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