Maxi concorso per 500.000 giovani: la politica batte un colpo, sbagliato

500.000 dipendenti pubblici in pensione entro i prossimi 4 anni. E la politica già allunga le mani per una nuova ventata di stipendificio.

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500.000 dipendenti pubblici in pensione entro i prossimi 4 anni. E la politica già allunga le mani per una nuova ventata di stipendificio.

Sfornata di nuovi dipendenti pubblici in arrivo? E’ quanto farebbero credere le affermazioni del sottosegretario alla Semplificazione e Pubblica Amministrazione, Angelo Rughetti, che alla Festa dell’Unità di Roma, lo scorso sabato ha snocciolato numeri di estremo interesse per la macchina dello stato: quasi 500.000 dipendenti pubblici andranno in pensione entro i prossimi 4 anni. Per il sottosegretario, sarebbe l’occasione per aprire ai giovani, lanciando un maxi concorso per la loro assunzione, abbassando l’età media negli uffici pubblici e svecchiando così la PA. Il sottosegretario rileva come sarebbe necessaria una “analisi dei fabbisogni” per capire di cosa avremmo bisogno, ma parla, intanto, di opportunità straordinaria da qui ai prossimi anni per le nuove generazioni. (Leggi anche: Concorso pubblica amministrazione: in 4 anni si libereranno 500mila posti per i pensionamenti)

A primo sentore, sembrerebbe che si tratti finalmente di un ritorno alla politica per i giovani, afflitti da una disoccupazione giovanile ai vertici d’Europa e da un’assenza di prospettive inquietante. Invece, ahi noi, siamo all’esatto contrario.

La Pubblica Amministrazione si compone di oltre 3 milioni di dipendenti per un costo annuale di circa 165 miliardi di euro, il 10% del pil. Se Rughetti ha ragione e, quindi, entro il 2021 andasse davvero in pensione un esercito di mezzo milione di attuali dipendenti pubblici, ad occhio e croce i risparmi arriverebbero a 25-30 miliardi, nel caso in cui non venisse assunto nessuno al posto degli uscenti. Ipotesi chiaramente estrema, ma si consideri che la legge di Stabilità 2016 ha fissato per 3 anni per stato e regioni un tetto del 25% per la spesa relativa alle assunzioni, rispetto ai risparmi derivanti dall’uscita dal lavoro dei dipendenti andati in pensione.

E’ il famoso blocco del turn over, che se applicato alla lettera anche per gli anni futuri, consentirebbe alla PA di risparmiare qualcosa come una ventina di miliardi nel quadriennio 2018-2021. Oltre l’1% del pil attuale, che si tradurrebbe o in minore deficit o in spostamento della spesa pubblica verso comparti più produttivi (investimenti?) o ancora in un taglio delle tasse. (Leggi anche: Per combattere la disoccupazione giovanile di massa terapia shock urgente)

Maxi concorso occasione ghiotta per la politica

E, invece, l’occasione appare troppo ghiotta per la politica, affinché possa essere sprecata. Assumere mezzo milione di giovani segnerebbe una nuova ritrovata sintonia tra istituzioni e paese reale, dato che quasi l’1% della popolazione italiana e della fascia di età maggiormente a disagio nel mondo del lavoro troverebbe uno sbocco lavorativo, come ai vecchi tempi delle infornate di dipendenti pubblici a fini clientelari negli anni Settanta e Ottanta.

Il segnale inviato dal governo è sbagliato, perché ai giovani lascia intendere che i loro problemi occupazionali verranno risolti a colpi di stipendifici pubblici. Anziché trovare soluzioni sostenibili e strutturali per agevolare l’ingresso delle nuove generazioni nel mondo del lavoro, il governo torna ai vecchi metodi di un tempo, con mega-assunzioni inutili, dato che la macchina statale appare già eccessivamente ingombrante, costosa e ipertrofizzata. La politica dimostra per l’ennesima volta di non essere in grado di cogliere le occasioni per programmare nel medio-lungo periodo e creare condizioni favorevoli alla ripresa dell’economia. (Leggi anche: In Sicilia manca lavoro, i suoi giovani tra i peggio messi d’Europa)

Quante volte ci sentiamo dire che non esisterebbero soldi per tagliare le tasse, quando tutti riconoscono che esse siano alte? E quante volte ci spiegano che la spesa per gli investimenti pubblici è più bassa del dovuto, che non ci sarebbero abbastanza denari per aggiustare strade, ponti, porti, ferrovie, etc, in quanto gran parte delle entrate è assorbita dagli stipendi della PA? Adesso che si apre una finestra storica peculiare, non solo non la si sfrutta per abbattere i costi a carico dei contribuenti, ma la politica intravede la possibilità di mettere le mani su una occasione fin troppo ghiotta.

Ai giovani non verrà offerto un lavoro, ma a molti di loro semplicemente uno stipendio con cui comprarne il silenzio. Che in tempi di “populismo” non è male.

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