Matrimonio a 3 tra MPS, Ubi e Bpm? Vediamo i numeri del possibile colosso

Quali numeri avrebbe il possibile colosso bancario, che dovesse nascere dal matrimonio a 3 tra MPS, Ubi Banca e Bpm?

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Quali numeri avrebbe il possibile colosso bancario, che dovesse nascere dal matrimonio a 3 tra MPS, Ubi Banca e Bpm?

La stampa specula su un possibile matrimonio a 3 tra MPS, Ubi Banca e Bpm, quando in realtà non è ancora chiaro nemmeno se quest’ultimo istituto convolerà a nozze con Banco Popolare. Il triangolo non è l’idea più appetibile per Siena, tanto che nei giorni scorsi il suo ad, Fabrizio Viola, ha notato come sia sempre abbastanza difficile l’integrazione tra 3 soggetti, dato che spesso risulta già difficile mettere insieme 2 realtà.

In ogni caso, Rocca Salimbeni avrà un potere contrattuale pari a zero, dato che il matrimonio verrà combinato dal suo principale azionista, il Tesoro, al solo fine di portarle in dote un marito con un patrimonio adeguato e tale da porre rimedio all’elevato grado di sofferenze che l’istituto possiede. Inoltre, negli ultimi giorni sembra essere sfumata quasi definitivamente l’ipotesi di un’acquisizione del capitale di controllo di MPS da parte di Poste Italiane, un orrore da un punto di vista industriale, anche perché formalmente quest’ultimo non ha nemmeno una licenza bancaria, limitandosi alla raccolta di denaro presso la clientela.

Nascerebbe la terza banca d’Italia

Ma se davvero i 3 istituti si mettessero insieme, che numeri avrebbe? Sarebbe davvero una realtà competitiva con i principali gruppi bancari? Vediamo in sintesi le cifre. Il nuovo possibile colosso MPS-Ubi-Bpm capitalizzerebbe inizialmente in borsa 8,4 miliardi di euro, non riuscendo a scalfire nemmeno lontanamente la seconda posizione di Unicredit, che nonostante abbia “bruciato” dall’inizio dell’anno intorno al 37% del suo valore di capitalizzazione a Piazza Affari, con oltre 20 miliardi continua a tenere distante un ipotetico nuovo colosso bancario. Il patrimonio netto del possibile soggetto nascente sarebbe di 24,3 miliardi, anche in questo caso al terzo posto dopo Intesa-Sanpaolo e Unicredit. Pertanto, al suo esordio in borsa come istituto unico mostrerebbe una capitalizzazione pari ad appena un terzo del suo valore patrimoniale, in sé implicando una potenziale crescita del prezzo delle azioni, qualora il mercato mostrasse fiducia sull’operazione di integrazione.      

I numeri del nuovo colosso e il nodo sofferenze bancarie

E veniamo al nodo crediti deteriorati: insieme ne avrebbero per 64,8 miliardi, pari al 28,3% degli impieghi, una percentuale notevolmente più alta della media nazionale, che è inferiore al 20%. E’ la pessima eredità portata in dote da MPS, dove il 42% degli impieghi è deteriorato. Al netto delle svalutazioni, i crediti deteriorati inciderebbero sui prestiti complessivi alla clientela per il 14,5%, anche in questo caso nettamente al di sopra della media in Italia. Passiamo alle sofferenze, il capitolo più spinoso del nostro sistema bancario, perché rappresenta i crediti più a rischio. Insieme ne possederebbero per quasi 34 miliardi, pari al 14,8% degli impieghi, sempre sopra la media. Al netto delle svalutazioni, il risultato migliora e si avvicina alla media nazionale, ma restando superiore al 6,2%. Ciò, in conseguenza dell’elevato grado di copertura delle sofferenze da parte di MPS. Il nuovo istituto avrebbe anche una quota del mercato del credito pari a un ottavo, erogando complessivamente quasi 230 miliardi di euro.

Cosa ci dicono questi numeri? Con il matrimonio a 3, MPS si sistemerebbe, nel senso che scaricherebbe sugli altri due contraenti delle nozze parte del peso dei suoi crediti malati. Il nuovo istituto avrebbe, però, ugualmente una percentuale elevata di crediti deteriorati, mentre sul fronte delle sofferenze non dovrebbe presentare rischi elevati. Se l’operazione fosse avvertita valida, potrebbe aumentare il suo valore in borsa. Se solo si portasse a una capitalizzazione pari alla metà del suo patrimonio, ci sarebbe spazio per un boom azionario del 50%. Ma prima facciamoli sposare e poi vedremo.    

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