Mascherine all’aperto, addio: dalla carenza di offerta dei primi della pandemia alle polemiche sui prezzi

Niente obbligo di tenere le mascherine anti-Covid all'aperto, ma il dispositivo continuerà a far parte delle nostre vite quotidiane.

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Niente obbligo di mascherina all'aperto

Il 28 giugno 2021 segna un ulteriore passo verso il graduale ritorno alla normalità. Da oggi, cade l’obbligo in Italia di indossare le mascherine all’aperto contro il Covid-19. E con mezza Italia nella morsa del caldo torrido da giorni, non può che essere accolta come un’ottima notizia. Del resto, i nuovi contagi giornalieri sono scesi ormai sotto le 800 unità, mentre il numero dei morti sotto 30. Ma non illudiamoci che le mascherine siano uscite definitivamente dalla nostra quotidianità.

Anzitutto, resta l’obbligo di indossarle al chiuso e in spazi all’aperto dove non sia possibile mantenere le distanze (si pensi ai concerti). Inoltre, la variante Delta sta minacciando l’allentamento delle restrizioni. I dati nel Regno Unito appaiono allarmanti: in poco più di un mese, i morti giornalieri sono più che triplicati, pur restando molto bassi. E sono esplosi i contagi. Trascorsa l’estate, le probabilità di nuove restrizioni anti-Covid appaiono obiettivamente elevate, sebbene le vaccinazioni in corso dovrebbero evitare uno scenario estremo come quello dei mesi scorsi.

Crono-storia veloce delle mascherine in Italia

Era il marzo 2020 quando il governo impose l’obbligo di indossare le mascherine alle sole persone affette da sintomi. Il mese successivo, l’obbligo diventa generalizzato nei luoghi pubblici. Ma esplode un problema: ce ne sono troppo poche, non si trovano e quando si trovano, costano tanto. L’Italia capì allora di non produrre abbastanza mascherine di alcun tipo, da quelle chirurgiche alle Ffp2. E così, il commissario Domenico Arcuri impone un prezzo massimo di 50 centesimi + IVA. In teoria, le mascherine non avrebbero potuto costare più di 61 centesimi ciascuna.

Ma l’annuncio era accolto con profondo scetticismo dagli italiani.

Fino a quando le mascherine sarebbero rimaste insufficienti, le leggi del mercato avrebbero fatto il loro corso. Per fortuna, già dalla tarda primavera dello scorso anno la produzione interna decolla e i prezzi imposti dall’ex commissario diventano preistoria. Lo stesso risulterà indagato dalla Procura di Roma per il reato di peculato, in relazione a una commessa di 800 milioni di mascherine a tre società cinesi per il controvalore di 1,25 miliardi di euro. Dunque, quello che Arcuri pretendeva che fosse venduto a 61 centesimi era stato acquistato dalla Cina per 2,5 volte tanto. L’accusato ha negato le accuse.

Nel frattempo, le mascherine diventano per molti in Italia e nel mondo un simbolo di oppressione e volontà di controllo dei cittadini da parte dei governi. Nasce il popolo dei “no mask”, che ad oggi si mostra scettico riguardo alle capacità di difesa contro i contagi delle mascherine. Le istituzioni nazionali e internazionali, OMS per prima, ci hanno messo del loro con cambi repentini di opinione circa l’utilità di indossarle per minimizzare le probabilità di contagiare e di essere contagiati. L’unica certezza è che ne sia scaturito un business planetario miliardario. E non è detto che dopo il Covid scompaia del tutto. I popoli asiatici sono soliti indossarle durante ogni stagione invernale per proteggersi sui mezzi pubblici e in luoghi affollati contro i virus influenzali. Nella stagione 2020/2021, pare che l’influenza in Italia abbia colpito fino al 99% di persone in meno, apparentemente grazie proprio all’uso delle mascherine. Faranno parte del nostro vestiario anche in futuro?

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