Marc Faber: il capitalismo non è più libero. Le banche centrali causano diseguaglianze

Il finanziere svizzero Marc Faber torna ad attaccare dalle colonne di Handelsblatt le banche centrali e i governi, causa principale dell'ampliamento delle disuguaglianze sociali. E avverte: le sanzioni europee contro la Russia sono controproducenti.

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In una lunga intervista che il finanziere svizzero Marc Faber ha rilasciato al quotidiano tedesco Handelsblatt, sono stati affrontati un pò tutti i problemi della società moderna, a partire dalla crisi dell’Eurozona. Secondo Faber, è difficile immaginare oggi che l’Europa cresca al 3-4% all’anno, perché è piena di regole, che strozzano, in particolare, le piccole e le medie imprese. Ma secondo il finanziere, questo eccesso di regolamentazione sarebbe ben accetto dalle grandi imprese, che hanno la possibilità di disporre di funzionari ad hoc, facendo gravare il peso delle numerose leggi sulle imprese più piccole, che per questo oggi riescono sempre meno a fare loro concorrenza. Per quanto la situazione sia diversa negli USA, osserva che anche qui vi sarebbe una tendenza crescente ad ampliare i confini dello stato (vedi l’Obamacare), così come il lobbismo farebbe il resto.   APPROFONDISCI – Gli Usa con le spalle al muro. Mark Faber: crisi peggiore di quella del 2008  

L’attacco a Fed e BCE

  Il capitalismo non è più libero, secondo il finanziere, il quale ritiene che i governi e le banche centrali sarebbero i principali responsabili della crescente disuguaglianza tra ricchi e poveri. I primi, con una spesa pubblica spropositata, che si traduce in un ampliamento dello stato in economia, reso ancora più facile dalle stamperie delle banche centrali, che hanno azzerato ormai i costi di indebitamento. Faber ripropone un’argomentazione già espressa più volte in questi anni e spiega che con tutta la liquidità pompata dagli istituti, il divario tra i patrimoni dei ricchi e quelli dei più poveri si allarga. I primi, infatti, beneficiano del boom dei corsi azionari e dei prezzi, ad esempio, degli immobili, mentre i secondo subiscono gli effetti negativi di queste politiche, attraverso l’inflazione, che erode il loro potere di acquisto.   APPROFONDISCI – Marc Faber attacca la BCE: se fossi Draghi preferirei la deflazione Marc Faber attacca la Yellen: è inadatta, arriverà una nuova crisi   Il finanziere nota come fino agli anni Settanta, le cose costavano poco e i tassi erano alti. Oggi, tutto è diventato molto costoso, ma quando si portano in banca i propri risparmi, ti danno appena lo 0,5%. Lancia un allarme sulle sanzioni contro la Russia, che per l’Europa, dichiara, sarebbero controproducenti, in particolare, per la Germania.

E definisce Vladimir Putin “uno dei pochi politici intelligenti”.

Investire in oro e azioni

Tra i tanti argomenti affrontati nell’intervista, Faber parla anche degli investimenti potenzialmente redditizi e quelli, invece, da scartare. I titoli di stato, ad esempio, non andrebbero comprati, perché i governi restituiranno il capitale alla scadenza in una moneta che avrà perso valore. Al contrario, egli si dice convinto che bisogna puntare su  un mix bilanciato tra oro, immobili, azioni e corporate bond. L’oro, in particolare, nonostante il tonfo degli ultimi tempi dai massimi raggiunti nel 2011, alla lunga sarebbe sempre un investimento proficuo. E anche i Bitcoin, afferma, sarebbero una valida alternativa al contante, unica ipotesi da scartare. Quanto alle azioni, Faber ammette di investire solo in titoli dal prezzo basso e di realtà concrete, come le imprese alimentari, mentre non punta mai ai titoli tecnologici, come Facebook o Alibaba. Perché? “Le persone dovranno mangiare sempre”, spiega.   APPROFONDISCI – Marc Faber: i mercati azionari crolleranno del 30%. E la Fed teme lo scoppio della bolla   Infine, un appello ai giovani di oggi: non lasciatevi convincere dalla società che per guadagnare bene bisogna fare gli “schiavi” di Goldman Sachs; lavorare come meccanico in India o Cina per i più ricchi o fare riparazioni su una piattaforma petrolifera rende di più.    

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