Manovra finanziaria 2019: chi la paga? Tremano banche, assicurazioni e imprese

Saranno le banche a pagare il prezzo più caro per finanziare la riforma pensioni, il reddito di cittadinanza, la flat tax.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Saranno le banche a pagare il prezzo più caro per finanziare la riforma pensioni, il reddito di cittadinanza, la flat tax.

Il Dpb (Documento programmatico di bilancio) inviato dall’Italia all’Unione europea è prevista una spesa complessiva pari a 33,5 miliardi di euro. Alla vigilia di una manovra finanziaria tanto attesa dopo i proclami in campagna elettorale di Movimento 5 Stelle e Lega Nord, si conoscono ora anche i soggetti che in parte la “pagheranno”. Il contributo maggiore arriverà dal deficit, la cui asticella è stata alzata fino al 2,4 per cento del rapporto debito/Pil. Soltanto dal deficit, oggetto di discussione in queste ore lungo l’asse Roma-Bruxelles, si avranno più di 21 miliardi di euro. Mancano però più di 10 miliardi per arrivare a coprire interamente la spesa di 33,5 miliardi prevista. Da dove lo Stato ha deciso di attingere le risorse necessarie per mantenere in piedi la cosiddetta manovra del popolo?

Banche, assicurazioni e imprese le più colpite

Movimento 5 Stelle e Lega Nord erano state chiare fin dall’inizio, attaccando più volte il mondo delle banche e quello assicurativo. Saranno proprio questi due organismi a pagare il prezzo più caro per finanziare – tra le altre cose – la riforma pensioni, il reddito di cittadinanza, la flat tax e la pace fiscale. Dalla banche e dai gruppi assicurativi arriveranno infatti oltre 4 miliardi di euro. Nello specifico si contano: rideterminazione dell’acconto di imposta sui premi assicurativi, differimento della deduzione delle svalutazioni, nuovo trattamento fiscale sulla svalutazione dei crediti e non precisati interventi fiscali sulle banche.

Tagli ai ministeri

Prevista anche una spending review sui ministeri. Il gettito per le casse dello Stato dovrebbe avvicinare la cifra di 2,5 miliardi di euro. Corrisponde invece a 3,6 miliardi di euro la quota totale corrispondente alla voce della spending review. Nonostante le risorse ci siano, è altrettanto vero che il valore maggiore corrisponda all’aumento di deficit, su cui l’Unione Europea nei prossimi giorni potrebbe avere qualcosa da ridire.

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Argomenti: Economia Italia, Politica, Politica italiana