Manovra da riscrivere, Salvini già col pennarello in mano per cancellare gli errori dei 5 Stelle

Manovra di bilancio da riscrivere, a partire dal reddito di cittadinanza. La Lega propone di rivedere la misura per renderla meno assistenziale e incentivante al lavoro.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Manovra di bilancio da riscrivere, a partire dal reddito di cittadinanza. La Lega propone di rivedere la misura per renderla meno assistenziale e incentivante al lavoro.

Due lingue diverse nella maggioranza sulla manovra di bilancio appena bocciata dalla Commissione UE e che secondo le indiscrezioni di stampa, il ministro delle Politiche europee, Paolo Savona, vorrebbe fosse riscritta, considerando “insostenibile” l’attuale situazione. Il vice-premier Luigi Di Maio ha dichiarato oggi che non vi sarà alcuna correzione prima delle elezioni europee, mentre dalla Lega di Matteo Salvini si apre più di uno spiraglio. Ieri, il partito ha dovuto smentire con una nota che il proprio leader si fosse detto disponibile a rivedere alcune misure di spesa in deficit, come quella delle pensioni. Una precisazione, che forse è servita più a stemperare i toni dello scontro in corso con il Movimento 5 Stelle, che di passi indietro non vuole sentire parlare, avendo l’urgenza di portare a casa il reddito di cittadinanza, temendo di perdere altrimenti faccia e consensi, specie al sud. I mercati finanziari alla fine hanno creduto più alla dichiarazione presunta di Salvini e smentita dalla stessa Lega, tant’è che lo spread è sceso dai 325 punti base sulla scadenza a 10 anni di martedì ai 308 di questo pomeriggio. E i decennali hanno ripiegato dal 3,62% al 3,45% attuale. Una piccola apertura di credito, niente affatto scontata prima della bocciatura della manovra da parte dei commissari. La scommessa è che non si arrivi all’apertura formale della procedura d’infrazione, grazie a qualche ritocco significativo all’impianto della legge di Stabilità.

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E l’economista della Lega, Armando Siri, proponente di misure come la “flat tax” e il lancio dei Cir, i Conti individuali di risparmio, preso atto del flop del BTp Italia, segnale nerissimo sulla fiducia dei risparmiatori italiani verso la politica fiscale dell’esecutivo, ha oggi puntato al cuore della manovra, avanzando una nuova forma di reddito di cittadinanza, diremmo più “business friendly”. Il sussidio verrebbe erogato al beneficiario tramite l’impresa che si occuperà di garantirgli la formazione e che magari al termine del periodo di prova lo assumerà. In questo modo, spiega, i timori che serpeggiano al nord su uno strumento percepito di natura essenzialmente assistenziale, verrebbero diradati.

I contrasti crescenti nella maggioranza

Come reagiranno gli alleati grillini al governo? La versione del reddito di cittadinanza di Siri non scalderebbe i cuori degli elettori pentastellati, semmai i loro animi. Da sussidio per chi non ha un lavoro si muterebbe in un incentivo all’occupazione. E di questo Di Maio non vorrebbe sentire parlare. La proposta del Carroccio avrebbe un altro pregio, quello di rendere la misura più accettabile agli occhi dei commissari, pur a parità di costi, in quanto verrebbe recepita di sostegno all’occupazione e alla crescita, anziché un incentivo a stare seduti tutto il giorno sul divano di casa. E qualche risparmio lo genererebbe, in quanto nell’idea di Siri è sotteso il mancato potenziamento dei Centri per l’impiego, il cui costo è stimato in almeno 1,2 miliardi solo per riattivarli. Denaro buttato dalla finestra, trattandosi di enti burocratici storicamente più che inutili, i quali mai hanno messo in connessione tra loro domanda e offerta di lavoro sul territorio (alzi la mano chi ha trovato un lavoro grazie ai Cpi) e che non disporrebbero nemmeno degli strumenti sufficienti per farlo. Che senso avrebbe riesumare i vecchi uffici di collocamento per erogare un sussidio a beneficiari, che al sud dai suoi funzionari certamente non riceveranno mai una sola chiamata per una qualsivoglia offerta di lavoro?

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Che la Lega sarebbe diventato l’appiglio di Bruxelles per tenere vivo il dialogo con Roma non lo avevamo considerato. Alla base di questo atteggiamento di Salvini e dei suoi uomini vi è la presa d’atto che con i grillini sull’economia non ci sia granché che unisca. La visione del mondo resta diversissima e se entrambi i partiti sono accomunati dall’avversione alla UE, per il resto i leghisti puntano a ravvivare l’economia con tagli alle tasse, investimenti pubblici e abbattimento della burocrazia (vedi le diatribe sulla giustizia), l’M5S crede che l’obiettivo possa raggiungersi con una politica stato-centrica, di stampo assistenziale e di chiusura dei mercati dei capitali. Già in sede di redazione della manovra, la Lega puntava su un deficit intorno al 2%, Di Maio uscì a festeggiare dalla finestra di Palazzo Chigi per avere ottenuto l’innalzamento del target al 2,4%, come se il disavanzo fiscale in sé fosse un obiettivo. Ne sono seguiti i disastri finanziari di questi ultimi due mesi e Salvini, costretto fino alle europee a fare buon viso a cattivo gioco, non può chiudere gli occhi dinnanzi al fatto di essere parte di un governo tacciato da commissari, governi europei, mercati, categorie sociali e opposizioni di lassismo fiscale, quando la sua Lega da questa manovra non ha cavato un ragno dal buco, lasciando che siano gli alleati a godere della vittoria di Pirro sul reddito di cittadinanza. Adesso, inizia la seconda parte del film. E potrebbe essere tutta un’altra storia rispetto al primo tempo.

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Argomenti: austerità fiscale, Crisi economica Italia, Economia Italia, Politica, Politica italiana