Manovra correttiva: ipotesi aumenti benzina, sigarette e IVA è solo un assaggio

Serve una manovra correttiva dei conti pubblici da 3,4 miliardi, niente rispetto ai quasi 20 da trovare entro ottobre con la legge di stabilità per l'anno prossimo. Tutto questo, mentre i mercati tornano a sfiduciarci e la politica è nel caos.

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Serve una manovra correttiva dei conti pubblici da 3,4 miliardi, niente rispetto ai quasi 20 da trovare entro ottobre con la legge di stabilità per l'anno prossimo. Tutto questo, mentre i mercati tornano a sfiduciarci e la politica è nel caos.

Entro oggi dovrà giungere alla Commissione europea la risposta ufficiale dell’Italia alle richieste di Bruxelles di varare una manovra correttiva dei conti pubblici per 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,2% del pil. La portavoce della Commissione, Annika Breidthardt, ha smentito che da Roma sia stata avanzata una proroga, per cui saranno note nelle prossime ore le misure che il governo Gentiloni intende adottare per colmare il gap tra gli impegni assunti dall’Italia sul deficit per l’anno in corso e le stime sul disavanzo effettivo atteso.

Tra le ipotesi di cui si sarebbe discusso negli ultimissimi giorni, quella di aumentare le accise sul carburante, le sigarette e le aliquote IVA. Tra le poche certezze: dovrebbe slittare il taglio dell’IRES dal 27,5% al 24%, che il governo Renzi aveva voluto anticipare a quest’anno, a fronte di copertura più che traballanti e insufficienti.

Ieri, il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si sono incontrati per fare il punto della situazione, chiarendo di non avere in mente “manovre estemporanee”, ma che vorrebbero proseguire sulla strada percorsa sin dal 2014, ovvero costituita da riforme, sostegno alla crescita, lotta all’evasione fiscale e sostenibilità del debito pubblico. (Leggi anche: Conti pubblici e banche, l’eredità di Renzi)

A fine anno la patata bollente delle clausole di salvaguardia

La dichiarazione lascerebbe pensare che a Palazzo Chigi si vorrebbe tenere il punto, evitando di correggere i conti pubblici con ennesimi balzelli, quando potrebbero mancare pochissimi mesi alle elezioni anticipate. In questa direzione spinge apertamente anche l’ex premier e segretario del PD, Matteo Renzi, che non può rischiare di restare vittima di una manovra impopolare a ridosso del voto, per quanto i numeri in gioco siano, tutto sommato, contenuti.

Già, i numeri. I 3,4 miliardi di cui stiamo parlando da un paio di settimane saranno un ricordo quasi ridicolo, quando tra otto mesi, chiunque si trovi alla guida del governo, si ritroverà a varare una legge di stabilità per il 2018, che dovrà tenere conto dei quasi 20 miliardi di euro necessari per impedire che scattino le clausole di salvaguardia, ovvero la garanzia prestata dal governo Renzi tra il 2014 e il 2015 sullo stato dei conti pubblici e rinviate di un anno al 2018.

Se tali clausole saranno fatte scattare, in quanto per allora non risulteranno reperite sufficienti voci di spesa da tagliare o maggiori entrate, l’aliquota IVA più alta potrebbe salire fino a un massimo del 25%, quella sui beni primari passerebbe dal 10% al 13%. (Leggi anche: Clausole di salvaguardia, se Gentiloni dovrà fare il lavoro sporco)

 

 

 

Sarà un 2017 difficile per l’Italia

Senza arrivare a tale ipotesi estrema, è del tutto evidente quanto deleterio sarebbe per la ripresa economica già fragile anche un minimo ritocco all’insù delle aliquote IVA. I consumi, che sono solo da pochi mesi tornati a crescere e a ritmi molto deboli, verrebbero soffocati e come dimostra il caso del 2013-2014, quando il governo Letta prima e Renzi dopo fecero lievitare l’IVA fino al 22%, le entrate fiscali non ne trarranno nemmeno giovamento, mentre il pil tenderà ad arretrare.

Scordiamoci, però, dure contestazioni di Roma all’indirizzo di Bruxelles, perché in questa fase così delicata equivarrebbe a soffiare sul fuoco delle tensioni già tornate sui mercati finanziari, che si stanno concentrando sui nostri titoli di stato, il cui differenziale di rendimento rispetto alla Germania è salito tra 180 e 185 punti base, allargandosi anche nei confronti della Spagna, segnalando una sorta di crisi circoscritta ai bond italiani e portoghesi.

Se trovate che sia difficile che un governo, consapevole che al più tardi si voterà tra un anno, vari una mini-manovra correttiva dello 0,2% del pil, cosa immaginate che accadrà, quando se ne ritroverà di fronte una di quasi sei volte maggiore? Che questa seconda arrivi subito dopo le elezioni o poco prima che si celebrino, poco cambia. In ogni caso, sarà poco sostenibile sul piano politico; nel primo caso, perché sarà già un miracolo se dal nuovo Parlamento scaturirà una maggioranza numerica in grado di governare assieme, nel secondo caso, perché è evidente che il PD non vorrà immolarsi sull’altare dell’Europa, a beneficio degli altri due fronti politici.

Gli scaramantici dei numeri troveranno conferma dei loro timori: il 2017 sarà un anno tutt’altro che facile per l’Italia. (Leggi anche: Crisi spread tornata e Italia corre verso il caos)

 

 

 

 

 

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