Manovra correttiva da 3,5 miliardi, il lascito di Renzi-Gentiloni al nuovo governo

Lettera della UE all'Italia: tagliare di più il deficit. Il giudizio sui nostri conti pubblici viene rinviato a dopo le elezioni, ma già sappiamo che serviranno 3,5 miliardi.

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Lettera della UE all'Italia: tagliare di più il deficit. Il giudizio sui nostri conti pubblici viene rinviato a dopo le elezioni, ma già sappiamo che serviranno 3,5 miliardi.

La Commissione europea ha inviato una lettera all’Italia, nella quale si chiede un aggiustamento dei conti pubblici maggiore di quello previsto dalla legge di Stabilità per il 2018. In particolare, la missiva firmata nell’ambito della stagione di bilancio dal vice-presidente Valdis Dombrovkis e dal commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, spiega che il nostro paese, insieme ad Austria, Slovenia, Belgio e Portogallo sarebbe tra quelli a rischio di “deviazione significativa dal percorso di aggiustamento verso l’obiettivo a medio termine”.

L’elevato debito pubblico pubblico, spiega la lettera, continua a rappresentare “una preoccupazione concreta”. Esso dovrebbe passare dal 132,1% del pil di quest’anno al 130,8% del 2018. Anche la Francia si mostrerebbe non conforme sul ritmo di riduzione del debito per l’anno prossimo e sebbene quest’anno dovrebbe riuscire a far scendere il rapporto deficit/pil sotto il 3% dopo 10 anni, per il 2018 questo dovrebbe riportarsi al di sopra di tale soglia, limite massimo previsto dal Patto di Stabilità e oltrepassato il quale Bruxelles fa scattare la procedura d’infrazione. (Leggi anche: Conti pubblici, scontro tra Italia e commissari: ecco perché Bruxelles ha ragione)

Lo sforzo strutturale deve essere per l’Italia pari allo 0,3%, anziché dello 0,1% segnalato dalla legge di Stabilità. In valore assoluto, i commissari stanno richiedendo al governo italiano una manovra correttiva da circa 3,4-3,5 miliardi, pari proprio allo 0,2% del pil di aggiustamento sollecitato. Ma c’è tempo per una risposta dell’Italia, visto che la Commissione rimanda alla primavera prossima per una valutazione approfondita, com’è accaduto anche per i conti pubblici di quest’anno. Seguendo la tempistica della primavera passata, un giudizio definitivo da parte di Bruxelles sul nostro bilancio arriverà solo a maggio, quando è probabile che gli italiani avranno già votato e che la risposta del governo (uscente?), quindi, avvenga in un clima non più elettorale.

Serve manovra correttiva da 3,5 miliardi

Comunque sia, l’unica certezza è che il prossimo governo dovrà reperire sin da subito 3,5 miliardi per adempiere agli impegni assunti con la UE sulla riduzione del debito.

Questo è il lascito del governo Gentiloni, che a sua volta ha ereditato da tre anni di governo Renzi un risanamento dei conti pubblici sostanzialmente sospeso e rinviato di bilancio in bilancio. E c’è di più, perché nella lettera, Dombrovkis-Moscovici invitano Roma a non compiere passi indietro sulle riforme strutturali come le pensioni, bocciando così il dibattito di questi mesi sul blocco o il rinvio dell’aumento automatico dell’età pensionabile a 67 anni dal 2019, conseguenza della maggiore longevità media rilevata dall’Istat.

Il tono non è stato perentorio, bensì abbastanza amichevole (“non siamo qui per creare problemi, ma per trovare soluzioni”) da parte di Moscovici. Ciò non toglie che la sostanza resti la stessa: l’Italia dovrà tagliare il deficit più velocemente di quanto non stia mostrando di fare. Anche perché, se è vero che “la crescita è ripartita meglio del previsto”, essa implica una graduale riduzione di quegli stimoli monetari, che stanno comprimendo da almeno 4 anni la spesa per gli interessi sul debito, con un beneficio per i conti pubblici italiani di circa l’1% del pil all’anno. Cosa accadrà, si chiedono a Bruxelles, quando i rendimenti sovrani torneranno a salire, man mano che Mario Draghi taglierà gli acquisti di bond e alzerà i tassi? Allo stato attuale, Roma si ritroverebbe a violare il Patto di Stabilità, registrando un deficit superiore al 3% del pil. Cosa che impensierisce ancora di più tutti i commissari è che il debito tenderà a stagnare anche nei prossimi anni intorno al 130% del pil, nonostante le condizioni finanziarie ed economiche appaiono tutte fortemente favorevoli. Sarà un avvio da fare tremare i polsi per il prossimo governo. (Leggi anche: Quel risanamento dei conti pubblici mancato dalle dimissioni di Berlusconi)

 

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