Manovra conti pubblici, Renzi scherza col fuoco e Padoan minaccia le dimissioni

Scontro sotterraneo tra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan sulla manovra correttiva dei conti pubblici. Il segretario del PD non la vuole e il responsabile del Tesoro avrebbe minacciato le dimissioni al capo dello stato.

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Scontro sotterraneo tra Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan sulla manovra correttiva dei conti pubblici. Il segretario del PD non la vuole e il responsabile del Tesoro avrebbe minacciato le dimissioni al capo dello stato.

Non serve una manovra correttiva dei conti pubblici. A spiegarlo al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in platea ad ascoltarlo, è stato l’ex premier Matteo Renzi, che dalla direzione del PD ha quasi mostrato di non avere compreso appieno di non essere più lui l’inquilino a Palazzo Chigi.

Il messaggio del segretario al responsabile del Tesoro è stato chiaro: “niente tasse”. Pare che non sia stata l’unica pressione subita dal ministro sul punto, tanto che avrebbe minacciato le dimissioni al presidente Sergio Mattarella, che gli ha chiesto, invece, di restare al proprio posto, altrimenti verrebbe giù il governo Gentiloni, non solo il suo dicastero.

La UE ci chiede un aggiustamento dei conti pubblici per 3,4 miliardi di euro, lo 0,2% del pil. Lungi dall’essere una reale punizione, sarebbe un trattamento quasi di riguardo verso l’Italia, dato che il nostro bilancio mostra di andare esattamente nella direzione opposta a quella fissata dalle regole europee, con il deficit strutturale, al netto delle una tantum, in crescita dall’1,6% del 2016 al 2,5% atteso per l’anno prossimo, quando dovrebbe, in teoria, scendere di mezzo punto percentuale all’anno. (Leggi anche: Debito pubblico: Renzi scopre che è alto, ma con Renzi lo ha fatto esplodere)

Renzi non vuole la manovra

Se Bruxelles fosse davvero pignola con Roma, dovrebbe sollecitare una super-manovra da 15 miliardi solo su quest’anno, al fine di farci adempiere agli impegni assunti in Europa. Nulla di tutto questo sarebbe realistico, date le pulsioni euro-scettiche crescenti e la debolezza del governo in Italia, ma serve almeno salvare la faccia, fingere che le regole vengano rispettate, quando è di tutta evidenza che così non è.

Renzi non può accettare nemmeno una mini-manovra, temendo ripercussioni negative sui consensi per il suo PD, principale partito della maggioranza. L’ipotesi di aumentare le accise su carburante e sigarette porrebbe fine alla narrativa dell’ex premier, per cui dal 2014 in Italia le tasse si sarebbero ridotte e non aumentate. Il piano B di Padoan sarebbe qualche taglio ai ministeri, oltre che un aumento delle imposte sui giochi.

(Leggi anche: Aumenti benzina, sigarette e IVA solo un assaggio)

In autunno serviranno altri 20 miliardi

Il vero problema sta nei rapporti con la Commissione europea, che non vuole calcare la mano contro di noi, ma non può nemmeno accettare che da Roma si risponda picche alle sue richieste, perché in gioco ci sono i risultati elettorali in altri stati-chiave della UE, come Olanda e Germania. E se l’Italia fa le bizze per 3 miliardi e rotti, cosa accadrà a settembre-ottobre, quando dovrà disinnescare le clausole di salvaguardia con altri 20 miliardi? (Leggi anche: Clausole di salvaguardia, se Gentiloni dovrà fare il lavoro sporco)

I commissari temono che il governo Gentiloni, nel tentativo di tenere testa alle forze politiche “populiste”, finisca per inseguirle sul loro stesso piano. Se agli occhi di Bruxelles, un Gentiloni è sempre meglio di un Grillo o un Salvini, non si può nemmeno pensare che ciò avalli un lassismo fiscale, che di fatto è il timore principale per il caso di vittoria degli euro-scettici alle prossime elezioni.

Pressione su Padoan salirà dopo l’estate

Le tensioni tra governo italiano e commissari potrebbero montare nei prossimi mesi, quando si terranno appuntamenti come il referendum sul Jobs Act e le elezioni amministrative, che vedranno al voto importanti città italiane. A ciò si aggiunge il congresso del PD, che si annuncia travagliato e fonte di una possibile scissione. Se i democratici rimediassero un’altra batosta alle urne, Renzi potrebbe convincersi della necessità di mettersi alla testa di una campagna anti-UE, puntando sulla necessità di una maggiore flessibilità fiscale, scomodando i terremotati. (Leggi anche: Congresso PD, Renzi scende e Orlando sale)

Padoan sarà sempre più sotto pressione e dopo l’estate, sempre che non si sia votato prima, dovrà scegliere se tutelare i conti pubblici o la candidatura a premier di Renzi. Di aiuti, il ministro non potrà avvalersene, perché attorno al suo ministero si è creato un vuoto politico imbarazzante. Il premier Paolo Gentiloni sembra il ventriloquo del suo predecessore e gli altri colleghi al governo non si espongono e non prendono posizione.

A dover intervenire dietro le quinte sarà Mattarella, magari su sollecitazione telefonica di Bruxelles.

 

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