Mal di prezzi: ecco le 12 località turistiche da “evitare” nel 2018 (e perché)

Prezzi alti, troppi turisti ed ecosistemi da salvaguardare: le mete turistiche da cui forse è meglio stare alla larga secondo la CNN.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Prezzi alti, troppi turisti ed ecosistemi da salvaguardare: le mete turistiche da cui forse è meglio stare alla larga secondo la CNN.

Secondo la CNN, che ha stilato una simpatica classifica sulle mete da cui stare alla larga nel 2018, anche Venezia e le Cinque Terre sembrano entrare a pieno titolo nella lista. Il motivo?! Prezzi alti e affollamento in primis. 

Le mete da evitare (almeno nei periodi clou) per la CNN

Al primo posto della top twelve c’è l’Isola di Skye, in Scozia, da evitare nei periodi di maggior afflusso a causa della strada pericolante a forza dei bus colmi di turisti che l’hanno rovinata. Addirittura i residenti hanno chiesto di limitare l’arrivo dei turisti.

E che dire di Barcellona, meta cult tutto l’anno ma ancor peggio in estate. Secondo la Cnn sarebbe diventata invivibile, carissima e senza casa da affittare per i residenti. Mentre fioccano le case da affittare su Airbnb, un bel colpo di grazia per l’economia turistica della città, per i cittadini è diventato impossibile trovare affitti a lungo termine.

Stesso destino per Dubrovnik, in Croazia, talmente affollata e con rincaro prezzi durante l’estate (la colpa è anche dei crocieristi) che l’Unesco ha minacciato di toglierle il titolo di Patrimonio dell’Umanità.

E arriviamo a Venezia, la più cara di tutte. Prezzi alle stelle e patrimoni impossibili da osservare a causa dei turisti intenti a fare selfie e affollare i negozi altrettanto esosi di souvenir. Per i residenti si tratta di un supplizio da sopportare tutto l’anno, dividere lo spazio con milioni di turisti, crocieristi e viaggiatori mordi e fuggi. E intanto la fama di città dai conti salati cresce a dismisura.

Al quinto posto c’è l’isola greca di Santorini, anch’essa troppo affollata e, secondo i residenti, da turisti che non portano soldi. Alla fine si è deciso di limitare l’accesso a massimo 8mila al giorno.

Andare in Bhutan, invece, significa dover pagare una sovratassa di circa 200 dollari per difendere il fragile ecosistema del paese mentre per il famoso Taj Mahal, in India, si parla di un rincaro prezzi di 15 dollari per far fronte ai troppi ingressi che danneggerebbero il marmo.

Per il Monte Everest invece si tratta di evitare costosi interventi a causa di sciatori ed escursionisti non esperti che appunto hanno come conseguenza carissimi soccorsi. Meglio stare a casa insomma.

In lizza anche l’Antartide, le 5 Terre, le isole Galapagos e il Machu Picchu ma in questi casi non è il fattore costi a tenere lontani i turisti, almeno sulla carta, ma i fragili equilibri dell’ecosistema. Troppa gente li rovinerebbe.

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