Di Maio o Salvini premier? Ecco tutte le opzioni possibili e il rebus di Mattarella

Rebus difficilissimo da risolvere per il presidente Sergio Mattarella, al fine di formare un nuovo governo in Italia. Nessuna maggioranza autonoma esistente dopo le elezioni di ieri e si corre il rischio di spaccare ancora di più il Paese.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Rebus difficilissimo da risolvere per il presidente Sergio Mattarella, al fine di formare un nuovo governo in Italia. Nessuna maggioranza autonoma esistente dopo le elezioni di ieri e si corre il rischio di spaccare ancora di più il Paese.

Cosa accadrà sul piano politico-istituzionale in Italia dopo il terremoto elettorale di ieri? Sappiamo con certezza che ha stravinto come lista il Movimento 5 Stelle, che al proporzionale ha ottenuto oltre il 32% dei consensi. Sappiamo anche che il centro-destra è la coalizione più forte con più del 37% ottenuto. Grande sconfitto il PD, che con appena il 19% si è praticamente squagliato. Ebbe il 40,8% alle elezioni europee del maggio 2014, meno di 4 anni fa. Resta da vedere cosa avverrà nell’uninominale, dove il centro-destra, trainato dalla Lega nel centro-nord, dovrebbe portarsi a quota 130-140 seggi al Senato e intorno ai 260 alla Camera, davanti all’M5S e praticamente doppiando il centro-sinistra. Allo stato attuale, nessuna maggioranza autonoma è possibile, il che sembra assodato e non lascia spazio a dubbi. Sì, ma un nuovo governo dovrà pur nascere. Come si fa?

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Sul piano numerico, potremmo dilettarci nel valutare svariate soluzioni, non tutte credibili politicamente, anche se il confine tra realtà e fantasia è diventato molto più labile nelle ultime ore. Primo problema: a chi il presidente Sergio Mattarella dovrà affidare l’incarico di formare il nuovo esecutivo? L’M5S avrebbe da un lato il diritto di pretendere una soluzione in favore di Luigi Di Maio, essendo il candidato premier del primo partito politico. Tuttavia, in assenza di alleanze, i grillini non avrebbero i numeri per mettere insieme una maggioranza, per cui il capo dello stato non potrebbe avventurarsi nell’assegnare l’incarico a chi non sarebbe, poi, nelle condizioni di riscuotere la fiducia del Parlamento. Da qui, due soluzioni: rispettare il responso delle urne e affidare a Di Maio un “pre-incarico”, formula individuata nel 2013 da Giorgio Napolitano per Pierluigi Bersani, il quale fu costretto a tornare al Quirinale con una rinuncia per l’assenza di maggioranza; incaricare una personalità diversa, capace ci raccogliere maggiori consensi in Parlamento. E la parole spetterebbe al centro-destra e, in particolare, a Matteo Salvini, la cui Lega è stata la più votata nella coalizione.

Avrebbe Salvini la possibilità di formare una governo? In teoria, solo se si accordasse con il PD o almeno parte di esso. La soluzione potrebbe apparire quasi uno scherzo, ma di questo si sta ragionando in queste ore, in forza dei numeri. L’alternativa per il PD sarebbe di sostenere un governo pentastellato, ma i numeri sarebbero molto risicati in entrambe le Camere (M5S + PD come percentuali farebbero insieme circa il 52%), mentre l’alleanza anomala tra centro-destra a trazione leghista e PD farebbe qualcosa come 56% dei consensi, risultando più stabile anche in Parlamento.

Salvini premier, ipotesi probabile?

Quanto sarebbe verosimile uno scenario con Salvini premier e un PD ad appoggiarlo, magari ricevendo in cambio almeno una tra la seconda e la terza carica dello stato e diversi ministri? Più di quello alternativo con Di Maio premier sostenuto dal PD. I democratici non appoggerebbero forse mai un simile esecutivo, anche perché rischierebbero di essere risucchiati nel vortice di un modus operandi dei grillini non tradizionale, che spiazzerebbe qualsiasi alleato di scopo. Al contrario, per quanto le frizioni ideologiche con la Lega sarebbero forti, quanto meno il partito di Salvini risulterebbe più rassicurante, ordinario, prevedibile anche nei programmi e, quindi, potenzialmente domabile.

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Esisterebbero soluzioni esterne ai due nomi? Certamente, anche perché Mattarella si troverà nel difficilissimo compito di mettere mano a un governo, che aldilà dei numeri dei seggi possa proporsi come rappresentativo del corpo elettorale. E come si fa a mettere insieme le istanze di un centro-nord che ha fatto trionfare il centro-destra e un sud che ha portato su una lettiga i grillini? Il rischio, nel caso di un governo Di Maio o di un governo Salvini, consiste nell’avallare una maggioranza che rappresenti solo una parte del Paese contro un’altra, insomma di inaugurare una legislatura persino più divisiva della precedente.

Difficile un governo di larghe intese

Figure super-partes ve ne sarebbero, ma presupporrebbero un passo indietro di Lega e M5S nella rivendicazione della guida del governo. Sarebbe verosimile che accadesse in assenza di numeri sufficienti, ma si tratterebbe solo di appoggiare (dall’esterno?) un esecutivo che nascerebbe debole sul piano politico e destinato a dissolversi con il mutare dei sondaggi. E appare molto complicato ipotizzare che grillini e leghisti accettino di sostenere un premier estraneo alla loro formazione e insieme a partiti come Forza Italia e PD, rischiando di venire percepiti dagli elettori come un tutt’uno indistinto rispetto agli altri e senza nemmeno avere ottenuto benefici evidenti.

Insomma, siamo a una impasse, che più del 2013 riguarda non solo e nemmeno tanto i soli numeri, quanto la sostenibilità di una formula politica anziché un’altra. Salvini ha la necessità di capitalizzare al massimo dal passaggio di consegne alle urne della leadership nel centro-destra, non potendo rischiare di dilapidare un patrimonio di consensi per interessi di breve termine. Allo stesso modo, i grillini dovranno dimostrare di essere responsabili e affidabili nel gestire quel terzo di voti presi e che al sud sfiora mediamente il 50%. Una partita a scacchi, che non lascia presagire alcunché di semplice. Ma un governo dovrà pur nascere, perché con questi numeri appare inimmaginabile che Paolo Gentiloni possegga la pur minima legittimazione politica per rimanere a lungo a Palazzo Chigi.

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Argomenti: Politica, Politica italiana