Di Maio minaccia Mediaset e Berlusconi parla di ricomprarsi il Milan

Luigi Di Maio spolvera toni aggressivi contro Mediaset e Silvio Berlusconi replica che si tratterebbe di un tentativo di "esproprio proletario", parlando dell'ipotesi di ricomprarsi il Milan. Torna in auge il conflitto di interessi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Luigi Di Maio spolvera toni aggressivi contro Mediaset e Silvio Berlusconi replica che si tratterebbe di un tentativo di

Lo scontro tra Luigi di Maio e Silvio Berlusconi tocca la carne viva dell’ex premier, ovvero i suoi interessi aziendali. L’altro ieri, il leader del Movimento 5 Stelle ha espresso preoccupazione sul fatto che Mediaset, a suo dire, minaccerebbe Matteo Salvini per il caso in cui decidesse di sganciarsi, sostenendo che “dovremmo lavorare sulla Rai, ma anche sulle TV private”. Un messaggio che è subito arrivato chiaro alle orecchie del leader di Forza Italia, che ha replicato con asprezza “roba da anni Settanta” e tacciando i grillini di volere un “esproprio proletario” ai suoi danni. Le reti dell’ex premier sono oggetto di scontro sotterraneo tra i due movimenti da un paio di settimane, ovvero da quando Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega, ha fatto recapitare a Berlusconi una proposta, in base alla quale avrebbe dovuto accettare una legge su conflitto di interessi in versione “light”, in cambio di un superamento delle resistenze dei grillini a un governo con Forza Italia. Ad Arcore non hanno gradito, anzi temendo che “la mossa del cavallo” fosse un piano studiato di Salvini e Di Maio per metterlo sotto scacco politicamente e persino sul piano economico.

Così l’ipocrisia di Di Maio farà arrivare un governo tecnico delle tasse

Cosa chiede l’M5S? In generale, che un politico non dovrebbe essere proprietario di mezzi di informazione. Bene, peccato che la Casaleggio & Associati sia una società di informazione che sta dietro ai 5 Stelle, pur non essendo formalmente in campo dal punto di vista politico. Questione di forma, appunto. In più, il programma pentastellato prevede un tetto molto più basso per la raccolta pubblicitaria. Oggi, Mediaset tramite Publitalia vale quasi il 60% del mercato italiano. Per i grillini, nessuna rete dovrebbe superare il 10% e anche il numero di reti per azienda dovrebbe essere ridotto. Insomma, vorrebbero imporre un tetto al fatturato massimo potenziale di Cologno Monzese, con benefici evidenti per gli altri editori, tra cui un certo Urbano Cairo, attuale proprietario di La 7 e Gruppo Rcs, non a caso benevolo nei confronti dell’M5S.

E Berlusconi ripensa al Milan

E proprio in tema di aziende di famiglia, l’ex premier parla della cessione del Milan, sostenendo che sarebbe una delle cause del mancato decollo elettorale di Forza Italia. Tra il serio e il faceto, ha palesato l’ipotesi di tornare prima o poi a comprare il club rossonero, di sua proprietà per 30 anni e venduto appena 12 mesi fa al cinese Yonghong Li. Non si tratterebbe di uno scenario ad oggi concreto, non fosse altro perché Li non avrebbe intenzione di mettersi da parte, dopo avere sborsato complessivamente 740 milioni, debiti inclusi, esponendosi per 180 milioni più interessi verso Elliott. Dunque, una battuta o forse anche un desiderio nascosto del leader azzurro di tornare a fare sognare i milioni di tifosi milanisti in tutto lo Stivale, magari annunciando contestualmente qualche acquisto eccellente. Ma la sola fantasia non basta, servendo i quattrini. Quelli che la famiglia Berlusconi non sarebbe disposta a sborsare per il calcio, quando deve lesinare ogni euro per rilanciare il gruppo Mediaset, tornato all’utile dopo anni di conti negativi e solo grazie alla controllata Espana, visto che le attività italiane hanno esitato nel 2017 un passivo di 9 milioni.

La minaccia velata nelle parole di Di Maio agli interessi aziendali di Berlusconi avrebbe il doppio obiettivo di ringalluzzire la base grillina, piuttosto disorientata e contrariata dall’apertura al PD di questi giorni, ma anche di mettere il Cavaliere con le spalle al muro, costringendolo a compiere quel passo di lato che consentirebbe a Salvini di fare un governo con l’M5S, magari con Forza Italia in posizione defilata e dando solo un appoggio esterno.

L’accordo M5S-PD sarebbe il peggiore scenario possibile per l’ex premier, che vedrebbe andare al governo due schieramenti, che non avrebbero alcun interesse a salvaguardare le sue aziende nel bel mezzo dei tentativi della francese Vivendi di soffiargli Mediaset da sotto il naso. Serve un esecutivo non ostile, che nella mente di Berlusconi sarebbe, a questo punto, di tipo istituzionale, del presidente, con dentro tutti. Scenario apparentemente improbabile. Domenica sera, quando inizierà lo spoglio in Friuli-Venezia-Giulia delle schede votate per le elezioni regionali, sapremo chi avrà vinto e chi e in quale misura, soprattutto, avrà perso. Salvini confida non solo nella vittoria del suo Massimiliano Fedriga, bensì pure in una conferma del successo della Lega e in un arretramento dell’M5S, oltre che di Forza Italia. In quel caso, avrebbe mani più libere per decidere se trattare una volta per tutte un governo con Di Maio o se accettare la linea berlusconiana, che punta a un improbabile governo di centro-destra con chi ci sta. A meno che dal PD non si muova qualcuno a far intendere che, pur di non avallare un esecutivo a 5 Stelle, sarebbe disposto a sostenere un governo guidato da un leghista diverso da Salvini. Lunedì mattina, ne sapremo di più.

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Argomenti: Politica, Politica italiana