Magrì Arreda, nuovo caso Mercatone Uno: clienti e lavoratori tremano

La crisi che sta attraversando Magrì Arreda sembrano un film già visto nelle settimane scorse con la ben più nota Mercatone Uno.

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La crisi che sta attraversando Magrì Arreda sembrano un film già visto nelle settimane scorse con la ben più nota Mercatone Uno.

Al caso Mercatone Uno potrebbe presto aggiungersene uno nuovo. Protagonista in questo caso Magrì Arreda, azienda di mobili in Italia che vanta in totale sei sedi, tre delle quali in Puglia (le altre sono dislocate in Abruzzo, Basilicata e Lombardia). La società italiana ha sotto contratto un numero complessivo di lavoratori di poco inferiore alle cento unità (98 per la precisione), metà dei quali occupati nello stabile di Francavilla-Fontana, dove inoltre l’azienda ha la propria sede legale.

A denunciare la situazione drammatica per clienti e lavoratori l’associazione Avvocati dei Consumatori, per voce del presidente Domenico Romito, le cui dichiarazioni sono state riprese dal quotidiano Repubblica.

Acconti versati, mobili mai ricevuti

La crisi che sta attraversando Magrì Arreda e, soprattutto, le conseguenze per clienti e lavoratori sembrano un film già visto nelle settimane scorse con la ben più nota Mercatone Uno. Acconti già versati dai clienti, che in alcuni casi hanno pagato per intero il mobile ordinato accedendo a un finanziamento, senza però mai ricevere nulla. Da un mese il direttore di Magrì Arreda sembra sia sparito nel nulla, lasciando dietro di sé rabbia e preoccupazione da parte di clienti e lavoratori.

Un film già visto

Quanto sta succedendo a Magrì Arreda non è di certo una novità nel panorama nazionale italiano. Infatti, come spiega l’avvocato Domenico Romito (numero uno dell’associazione Avvocatori dei Consumatori), in Italia sono diverse le società che scelgono di aprire numerosi punti vendita senza però avere alle spalle capitali sufficienti a garanzia delle obbligazioni. La beffa per i clienti (e in un secondo momento per i lavoratori) inizia quando viene chiesto un acconto per l’acquisto di un immobile che nella maggior parte dei casi non arriverà mai nella propria abitazione. Una volta che il gioco viene scoperto, i clienti inferociti chiedono la consegna del mobile, i lavoratori il proprio stipendio, ma ormai è troppo tardi.

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