Niente Tobin tax se Londra resta hub finanziario, Macron vira ancora a destra

Il presidente francese Emmanuel Macron assesta il colpo di grazia alla Tobin tax, misura ideologica e inefficace, puntando a supplire Londra dopo la Brexit. E l'Italia la introdusse dal 2013.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il presidente francese Emmanuel Macron assesta il colpo di grazia alla Tobin tax, misura ideologica e inefficace, puntando a supplire Londra dopo la Brexit. E l'Italia la introdusse dal 2013.

In un’intervista al quotidiano Ouest France, il presidente francese Emmanuel Macron ha compiuto un altro passo nella direzione opposta a quella che molti suoi elettori della gauche moderata auspicassero, annunciando un possibile passo indietro sulla cosiddetta “Tobin tax”, la tassa sulle transazioni finanziarie. Secondo Macron, l’imposta deve essere applicata “in uno spazio coerente, in modo che abbia senso e che sia efficace”. Pur negando con tutta forza la volontà di ritirare la Francia dalla cosiddetta cooperazione rafforzata, che ad oggi comprende 10 stati europei (Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Austria, Belgio, Slovacchia e Slovenia), egli ha precisato che l’introduzione della tassa sulle transazioni finanziarie verrà adottata a seconda dell’esito delle trattative sulla Brexit, perché se Londra restasse un “hub” finanziario – ha chiarito – continuando ad accedere ai mercati finanziari UE, essa non avrebbe senso, altrimenti le imprese si sposterebbero nel Regno Unito, laddove eviterebbero il balzello.

Germania, Francia e Italia sono stati i principali proponenti della Tobin tax, ma solo Parigi e Roma l’hanno introdotta unilateralmente dal 2012 la prima e dal 2013 la seconda, nel tentativo di contrastare gli investimenti speculativi e di fare cassa. In realtà, come avevano avvertito praticamente all’unanimità gli esperti del settore, non si è raggiunto così alcun obiettivo, dato che gli introiti sono nell’ordine di qualche centinaio di milioni di euro all’anno nel nostro paese e a farne le spese è stato il grado di liquidità dei mercati, cosa che potenzialmente fa il gioco dei grossi speculatori, non il contrario. (Leggi anche: Tassa europea su transazioni finanziarie rinviata, Italia tra i cocciuti)

Macron difende gli interessi francesi

Il dato saliente di questa storia è che ancora una volta a difendere a spada tratta senza un interesse concreto la tassa sulle transazioni finanziarie è rimasta sostanzialmente solo l’Italia. La Germania continua a sostenerne la bontà, ma senza introdurre alcuna misura unilateralmente, mentre adesso la stessa Francia, che con l’avvio della presidenza Hollande era stata la prima ad avere gettato il cuore oltre l’ostacolo, segnala chiaramente di essere disposta a compiere il passo indietro.

Macron sta stupendo ancora una volta i suoi stessi sostenitori, mostrandosi in economia su posizioni più vicine a quelle di destra di quanto non si pensasse. E anche in politica estera sta dando dimostrazione di guardare all’interesse nazionale sopra ogni altra considerazione. Alla parata di oggi a Parigi per la celebrazione della Presa della Bastiglia, ci sarà tra gli ospiti il presidente USA, Donald Trump, che la stampa internazionale vorrebbe essere una sorta di leader contrapposto a Macron, mentre il dialogo tra i due appare ben più solido di quanto si voglia credere. (Leggi anche: Riforma lavoro e migranti, Macron si scopre più di destra delle attese)

Il fallimento della Tobin tax

Con la volontà di sopprimere la Tobin tax, la Francia macroniana intende attirare i capitali stranieri eventualmente in fuga da Londra con la Brexit, specie se la City restasse tagliata fuori dal circuito finanziario continentale. Viceversa, il dibattito in Italia è assai schizofrenico e ideologico: da un lato il governo ambisce a fare di Milano un’attrattiva per le società finanziarie che lasciassero la capitale britannica, dall’altro abbiamo chi, come il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ritiene che dalla tassazione delle transazioni finanziarie si ricaverebbero risorse europee per 50-60 miliardi all’anno, in grado di supplire alle mancate entrate per il bilancio UE, derivanti dal divorzio tra Londra e Bruxelles. Nessuno sembra avere il coraggio a Roma di ammettere che la Tobin tax sia stata un fallimento e che sarebbe opportuno sopprimerla, anche perché l’Italia nel 2012 ha adottato una scelta ideologica e demenziale. (Leggi anche: Tobin Tax, tassa su transazioni finanziarie bocciata da Consob: inutile e dannosa)

 

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Argomenti: Economia Italia, tassazione rendite finanziarie

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