Macron sull’economia si butta a destra, su sicurezza ed esteri a sinistra

Il presidente Macron cerca consensi a destra e nomina due esponenti conservatori a capo del governo e all'Economia. I socialisti ottengono i dicasteri degli Esteri e dell'Interno, ma i loro elettori potrebbero restare delusi dal nuovo corso.

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Il presidente Macron cerca consensi a destra e nomina due esponenti conservatori a capo del governo e all'Economia. I socialisti ottengono i dicasteri degli Esteri e dell'Interno, ma i loro elettori potrebbero restare delusi dal nuovo corso.

La Francia ha il suo primo governo centrista, oltre la destra e la sinistra. Almeno, in apparenza. Ieri, il presidente Emmanuel Macron ha reso pubblica la squadra dei 22 ministri, dopo che già aveva nominato come premier il sindaco di Le Havre, il repubblicano Edouard Philippe. Il deputato Bruno Le Maire, anch’egli repubblicano, sarà a capo del Ministero delle Finanze, un passo che conferma l’intenzione del neo-presidente di attingere alla sua destra per cercare di rinvigorire da quella parte i consensi necessari per vincere le elezioni legislative del mese prossimo.

In realtà, nemmeno i socialisti restano a bocca asciutta, avendo ottenuto, tra gli altri, la guida degli Esteri con l’ex ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian, mentre il sindaco di Lione, Gérard Collomb, sarà ministro dell’Interno.

Dovendo semplificare con una frase, diremmo che Macron si butti a destra sull’economia, a sinistra per la politica estera e della sicurezza. D’altra parte, avrebbe vinto le elezioni contrapponendosi proprio su sicurezza e immigrazione alla candidata nazionalista Marine Le Pen, potendo confidare sull’elettorato della gauche. Al contempo, ha potuto anche accreditarsi presso le cancellerie straniere e sui mercati come un riformatore, grazie alle sue idee liberali in economia. Insomma, Macron starebbe tenendo fede alle ragioni della sua vittoria. (Leggi anche: Asse Macron-Merkel conferma che l’Italia rischia un nuovo 2011)

Governo potenzialmente a termine

Eppure, se intende vincere le legislative spostandosi a destra, potrebbe lasciare scoperta l’area sinistra, consentendo ai socialisti, reduci da una disfatta senza precedenti, di tornare quanto meno ad ambire a restare competitivi in collegi ad oggi ritenuti praticamente persi. La politica di un colpo a destra e di uno a sinistra potrebbe non durare molto, né soddisfare proprio l’elettorato di Macron, che in gran parte è costituito da socialisti delusi. E non è che vedere un neo-gollista a Palazzo Matignon e un altro all’Economia li entusiasmi.

Paradosso di questo governo è che potrebbe durare meno di un mese. Se il risultato delle elezioni fosse, per ipotesi, diverso dalle attese, con i socialisti o i repubblicani a conquistare da soli la maggioranza assoluta dei seggi, sarebbero i vincitori a designare il nuovo gabinetto.

Lo scenario più probabile resta una coalizione forzata tra repubblicani e centristi, ma a quel punto ci si porrebbe il problema della permanenza dei ministri socialisti nel governo. A meno che vengano sostenuti da almeno una parte del PSF, dovrebbero lasciare il posto ad altri. (Leggi anche: Un politico protezionista? Monsieur Macron!)

La dimensione della vittoria di Macron la sapremo a giugno

Tornando alla logica della composizione del governo, Macron segnala di volere essere liberale in economia, strizzando l’occhio all’elettorato della gauche sui temi come immigrazione e sicurezza. La stessa Giustizia viene affidata al centrista François Bayrou, le cui posizioni dovrebbero essere non distanti dai due schieramenti tradizionali.

Nel concreto, il nuovo corso politico dovrebbe consistere in una stagione di riforme economiche, nella direzione di un taglio della spesa pubblica e delle tasse, oltre che del deficit, liberalizzazioni, possibili privatizzazioni e maggiore flessibilità del lavoro. Più in sintonia con la gestione di questi anni, in teoria, dovrebbero essere i capitoli sicurezza e immigrazione, ma sbaglia chi crede che Macron sarà sui due temi una copia della presidenza fallimentare di François Hollande, consapevole che non potrà ripresentarsi tra cinque anni agli elettori con risultati anche solo lontanamente simili a quelli ereditati dal predecessore.

Tra poche settimane saremo in grado di avere conferma del reale grado di vittoria del 39-enne ex banchiere e già ministro dell’Economia. Vedremo se la sua rincorsa a destra gli aprirà spazi elettorali tra i repubblicani, senza perdite significative alla sua sinistra o se il clima centrista non alimenterà ulteriormente le posizioni più radicali a destra e sinistra, aumentando i consensi per il Fronte Nazionale lepenista e il Partito Comunista di Jean-Luc Mélénchon. Il terremoto delle presidenziali genererà ancora diverse altre scosse di assestamento. (Leggi anche: Macron ai raggi X su economia, politica interna e prospettive per l’Europa)

 

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