Macron rischia l’effetto Trump sul Covid, vaccinazioni in Francia ancora inesistenti e gestione della pandemia inadeguata

Vaccini con il contagocce in Francia, a causa anche delle leggi in materia. Macron sembra invincibile per il momento, come Trump un anno fa.

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Macron rischia sulle vaccinazioni

Il “Vax Day” è iniziato da ormai oltre una decina di giorni, ma le vaccinazioni in gran parte d’Europa stanno andando piuttosto a rilento. In Francia, però, i numeri sfiorano il ridicolo. Al termine della giornata di mercoledì, risultavano somministrate dosi per appena lo 0,01% della popolazione, contro lo 0,50% dell’Italia (dati al 6 gennaio) e lo 0,44% della Germania. In termini assoluti, solo qualche migliaio di francesi è stato vaccinato, mentre in Italia ieri si sono toccate le 400 mila unità.

I francesi non sono di quei popoli che vogliano rimanere indietro nelle competizioni. E il vaccino è diventato nei fatti la competizione del 2021, con la quale misurare la capacità di un sistema Paese di riprendersi dalla crisi sanitaria ed economica. Cosa non sta funzionando? In verità, le ragioni sarebbero diverse. Anzitutto, la carenza di infermieri a cavallo tra l’anno vecchio e quello nuovo. Secondariamente, le stesse modalità previste dalla legge per vaccinarsi: serve il consenso dell’interessato, dopo il quale dovrà trascorrere un certo numero di giorni prima che la dose gli venga somministrata. Lo stesso vale anche quando a vaccinarsi sono i medici. E il parere di questi ultimi per prassi occorre prima di ogni vaccinazione. Infine, gli stessi anziani accuditi nelle case di cura necessitano della presenza di almeno un familiare per essere vaccinati, ma a causa dei “lockdown” le visite sono impedite o fortemente ridotte.

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I cattivi numeri sulla pandemia

Può sembrare atipico che sia lo stesso governo ad avere allungato i tempi della vaccinazione di massa con leggi apparentemente di ostacolo. Il fatto è che la netta maggioranza della popolazione si mostrerebbe scettica.

Secondo l’Ifop, il 58% dei francesi non vorrebbe vaccinarsi. In un certo senso, il presidente Emmanuel Macron, il premier Jean Castex e il ministro della Salute, Olivier Véran, hanno voluto rassicurare la popolazione con misure che puntano a minimizzare la diffidenza nei confronti dei vaccini anti-Covid. Il problema è che una campagna troppo a rilento rischia di rivelarsi un boomerang per lo stato di salute stesso dei cittadini, così come per l’economia e l’Eliseo.

La Francia figura tra i paesi con i risultati peggiori sul fronte della gestione della pandemia. Con 989 morti per ogni milione di abitanti e un tracollo atteso per il PIL di circa il 10% nel 2020, a fare peggio sono stati in pochi paesi al mondo, tra cui Regno Unito e Italia. Nell’ultima settimana, il numero giornaliero dei morti si è attestato sopra 425 e quello dei contagi ha sfiorato le 10.600 unità. Siamo ben sotto i picchi di novembre, a seguito dei quali Macron dovette imporre un secondo “lockdown” nazionale. Ad ogni modo, non sono numeri che rassicurano.

Entro fine mese, conferma il presidente, un milione di francesi sarà vaccinato, entro aprile tra 15 e 20 milioni.

Sul tema, i rischi politici per Macron sono elevati. Le prossime elezioni presidenziali si terranno tra 16 mesi. In teoria, ci sarebbe tutto il tempo per coprire la popolazione e far ripartire davvero l’economia transalpina. Ma il senso di frustrazione tra le fasce più colpite dalla crisi e tra gli stessi sostenitori del presidente inizierebbero ad avvertirsi. Tra questi ultimi, non sarebbero in pochi a pensare che l’Eliseo stia strizzando l’occhio ai “no vax”, al fine di non creare tensioni in vista delle urne tra meno di un anno e mezzo. Ad oggi, la rielezione di Macron sarebbe fuori dubbio. I sondaggi lo danno alla pari con Marine Le Pen al primo turno nell’ordine del 25% dei consensi, ma al ballottaggio batterebbe la candidata della destra sovranista di almeno una decina di punti.

Un terzo della distanza del 2017, ma comunque più che sufficiente per il momento per stare relativamente tranquillo.

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Lo spettro di Trump sulla rielezione di Macron

Tuttavia, fino alla primavera scorsa sembrava imbattibile anche Donald Trump. Sappiamo come sia finita. E la pandemia negli USA ha giocato un ruolo abbastanza determinante per spostare gli equilibri elettorali, concentrando l’attenzione pubblica sui passi falsi nella gestione della pandemia e spostandola dai temi forti su cui il tycoon avrebbe stravinto, cioè l’economia. E di “faux pas” ve ne sono stati anche a Parigi, come quando a fine marzo venne indetto il primo turno delle elezioni amministrative, in barba alla pandemia, salvo fissare i ballottaggi in piena estate per i numeri dei contagi e dei morti nel frattempo impennatisi. Per il resto, Macron ha governato la Francia piuttosto bene sin dal suo insediamento, pur tra numerose gaffes (diminuite solo dopo il pesante affaire Benalla) e contestazioni alle sue politiche. L’agenda delle riforme obiettivamente sembra essersi arenata dopo i “gilet gialli” e gli scioperi ad oltranza contro la riforma delle pensioni, naufragata come per tutti i suoi predecessori negli ultimi 25 anni.

Rispetto all’impalpabile era Hollande, ha ridato smalto alla politica estera francese, tanto da intestarsi le riforme europee per rilanciare le istituzioni comunitarie, appannando la leadership tedesca. Nell’ultimo anno, ad esempio, se abbiamo ottenuto il Recovery Plan e il MES sanitario incondizionato, lo si deve proprio all’attivismo macroniano. Il giovane inquilino dell’Eliseo viene, a tratti, percepito persino più influente di Angela Merkel nella gestione dei principali dossier europei. Ha stimolato la crescita economica, che fino all’arrivo della pandemia era stata più alta che in Germania. Ha rimesso la Francia al centro della geopolitica internazionale, dagli USA al Medio Oriente, passando per il Mediterraneo.

Insomma, Macron ha sinora centrato le aspettative e ha politicamente un paio di punti di forza: non ha un avversario a sinistra che possa impensierirlo e la destra è divisa tra sovranisti con consenso ampio, ma insufficiente a vincere, e repubblicani potenzialmente più aggreganti, ma a corto di consensi.

Il sistema bipartitico è finito nel 2017 e l’assenza di leadership alternative avvantaggia il presidente in carica. Ma se a destra, in particolare, dovesse rafforzarsi una qualche figura capace di catapultarsi al ballottaggio, sarebbero guai seri, data la diffusa antipatia che il presidente suscita trasversalmente. E questo scenario diverrebbe possibile con l’eventuale flop della campagna per le vaccinazioni e il protrarsi della crisi economica tra un “lockdown” e l’altro. O Macron riprende in mano seriamente la gestione della pandemia o rischia di ritrovarsi incredulamente battuto come Trump due mesi fa.

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