Macron e Frau Merkel divisi sull’euro, ma non saranno felici nemmeno i francesi

Il presidente Macron propone alla Germania di ridiscutere il funzionamento dell'Eurozona, ma dalle parti della cancelliera Merkel è per ora "nein". E nemmeno i francesi forse apprezzeranno le sue proposte.

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Il presidente Macron propone alla Germania di ridiscutere il funzionamento dell'Eurozona, ma dalle parti della cancelliera Merkel è per ora

Questione di giorni ed Emmanuel Macron si sarà ufficialmente insediato all’Eliseo. La sua prima visita all’estero sarà in Germania, a conferma della volontà del 39-enne ex ministro dell’Economia di rilanciare l’asse franco-tedesco. Due le proposte sul tavolo, che stanno già dividendo il governo di Berlino: un bilancio comune e un unico ministro delle Finanze nell’Eurozona.

La risposta è arrivata dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, che ha fatto presente come si tratterebbe di ipotesi “irrealistiche”, comportando una modifica dei trattati, i quali a loro volta richiederebbero la celebrazione di referendum popolari in alcuni paesi. Semmai, l’apertura del braccio destro della cancelliera Angela Merkel arriva su un altro piano: sì a una maggiore integrazione politica dei 19 membri dell’Eurozona, istituendo un parlamento apposito, composto dai deputati di appartenenza già dell’Europarlamento, con funzioni consultive sulle materie comuni. (Leggi anche: Perché Macron non sarà amico dell’Italia)

Schaeuble sostiene che un nuovo organismo elettivo nell’unione monetaria allenterebbe la dipendenza dalla BCE, che con il suo “quantitative easing” da 60 miliardi al mese è oggi nei fatti l’unica istituzione a fare politica economica comune nell’area.

Il dibattito in Germania sulla gestione dell’euro

Favorevole, invece, alle proposte di Macron si mostra Martin Schulz, il leader socialdemocratico in corsa per la cancelleria a settembre. Il suo partito, dopo un boom di consensi nei mesi scorsi, seguito alla sua elezione a segretario dell’SPD, è tornato in calo e ha perso il voto nella regione dello Schleswig-Holstein di domenica scorsa e potrebbe scivolare anche dopodomani, quando si voterà nel Land più popoloso della Germania, il Nordrhein-Westfalen. (Leggi anche: Germania, si spegne effetto Schulz)

Lo sfidante di Frau Merkel ha accusato i conservatori tedeschi di rispondere picche a Macron per ragioni elettorali, lanciando l’idea di un fondo per gli investimenti nell’Eurozona. Il problema è tutto in seno alla Germania. Il partito della cancelliera teme che Berlino sia chiamata a trasferire denaro agli altri partner dell’area, una volta che venisse istituito un bilancio comune e che si desse vita a una figura unica per la gestione delle finanze.

Sarebbero anche il primo passo per l’emissione degli eurobond, i titoli di stato sovranazionali, che nei fatti mutualizzerebbero i debiti sovrani nell’area, aggravando i costi a carico dei contribuenti tedeschi. D’altra parte, Berlino per prima sa che senza un miglioramento nella percezione dell’euro tra i cittadini, al prossimo giro una vittoria di Le Pen non sarebbe forse più arginabile.

I dubbi possibili dei francesi su Macron

In realtà, le misure proposte da Macron potrebbero ricevere un’accoglienza tutt’altro che calorosa in Francia, dove pure tali temi sono stati dibattuti in campagna elettorale. Parigi è tra i pochi emittenti di bond “core” nell’Eurozona, i cui rendimenti viaggiano di poco al di sopra dei livelli tedeschi. Attualmente, un decennale francese rende lo 0,86%, 140 punti base in meno degli omologhi BTp.

Un bilancio in comune rischia di fare uscire denaro delle casse pubbliche francesi, in favore di economie come l’Italia, che oltre ad essere tra le meno virtuose in fatto di crescita, presenta anche i maggiori rischi sovrani. Chissà quanti di coloro che domenica scorsa hanno consentito a Macron di trionfare contro Marine Le Pen saranno contenti della loro scelta. (Leggi anche: Eurobond, proposta indecente legata al Fiscal Compact)

Vero dibattito su euro dopo elezioni?

Una cosa appare quasi scontata: le proposte del neo-presidente non verranno presentate come un aut-aut al prossimo vertice franco-tedesco, sia perché egli non ha intenzione di esordire per il suo mandato con una tensione tra Parigi e Berlino, sia anche perché a giugno si vota per l’Assemblea Nazionale in Francia, mentre in Germania si vota a settembre, e nessuna delle due parti vuole rischiare di compromettere il consenso interno su una questione come la ridisegnazione dell’Eurozona.

La dura sconfitta dell’euro-scettica Le Pen potrebbe confondere sulle ragioni per le quali Macron avrebbe vinto. Che la stragrande maggioranza dei francesi non voglia uscire dall’Eurozona è un dato assodato, ma che per ciò stesso vorrebbe integrarsi maggiormente con il resto dell’area, cedendo quote di sovranità nazionale sulla gestione dei conti pubblici, non sembra altrettanto conclamato.

(Leggi anche: Macron ai raggi X su economia e prospettive per l’Europa)

 

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