Macron ai raggi X su economia, politica interna e prospettive per l’Europa | Intervista doppia di IO

Un'intervista doppia ai redattori che maggiormente hanno seguito la campagna delle elezioni presidenziali francesi per capire, da diversi punti di vista, quello che l'elezione di Emmanuel Macron comporterà per la Francia e per l'Europa.

di Redazione InvestireOggi, pubblicato il
Un'intervista doppia ai redattori che maggiormente hanno seguito la campagna delle elezioni presidenziali francesi per capire, da diversi punti di vista, quello che l'elezione di Emmanuel Macron comporterà per la Francia e per l'Europa.

Dopo aver affrontato, da punti di vista differenti, quello economico e quello prettamente politico,  la campagna elettorale che ha portato all’elezione di Emmanuel Macron, abbiamo deciso di passare ai raggi X la futura presidenza Macron parlando di economia, politica esterna ed interna e le prospettive future per l’Europa viste, appunto, dai nostri due redattori che più da vicino hanno affrontato l’argomento: Giuseppe Timpone  e Carlo Pallavicini in un’intervista doppia.

Cosa pensate di Emmanuel Macron e della sua vittoria alle elezioni presidenziali francesi?

G.T. : Si tratta verosimilmente della fine della Quinta Repubblica per come l’abbiamo conosciuta. I due schieramenti tradizionali principali sono rimasti esclusi dal ballottaggio e, in particolare, i socialisti sono scomparsi. Pertanto, si può dire che Macron abbia rimpiazzato parte della vecchia gauche, ma su posizioni neo-centriste.

C.P. : Si tratta di momento molto importante per tutta l’Europa e – se vogliamo – per l’Occidente: una sorta di prova generale di quanto potrebbe accadere in differenti zone del continente. La Francia rappresenta, almeno da due secoli a questa parte, una delle zone d’Europa più interessanti, come prospettiva e orizzonte. Emmanuel Macron è soprattutto l’uomo delle banche, ma è anche estremamente intelligente: ha colto il crollo di fiducia verso i partiti tradizionali e ne ha fatto la sua arma. A me la sua vittoria ha fatto pensare alla famosa battuta de ‘Il Gattopardo’, l’intelligentissimo romanzo di Tomasi da Lampedusa: ‘tutto deve cambiare perché tutto resti come prima’. Il suo programma economico, equilibrato per certi versi, rappresenta una continuità assoluta con il suo predecessore ed è in linea con quello che si richiede oggi: basti pensare a ciò che accadrà con l’inasprimento della loi travail e con il taglio alla spesa pubblica, soprattutto della sanità.

 

Nelle prossime pagine le altre domande e risposte dell’Intervista doppia di IO.

A vostro parere la vittoria di Macron è una vittoria sul radicalismo e un argine alla rivoluzione populista, così come hanno titolato le prime pagine della stampa estera?

G.T. :  Più che un argine, mi pare che abbia rappresentato una scelta obbligata per milioni di francesi preoccupati di una presidenza Le Pen. Detto ciò, se le cause che hanno portato al boom dei consensi per il Fronte Nazionale (terrorismo, immigrazione, scarsa crescita, disoccupazione) non saranno affrontate e risolte entro tempi accettabili, alle prossime presidenziali la destra radicale lepenista correrà realmente per vincere.

C.P. : Sicuramente, la vittoria di Macron assume, a livello simbolico, questa caratteristica. Il populismo, però, è parola assai contraddittoria: il richiamo al ‘popolo’ può essere letto in maniera differente e, a mio avviso, non è il populismo il vero pericolo. Il populismo è la tentazione di tutte le forze politiche, perché in un modo o nell’altro bisogna tenere calme le popolazioni. È un po’ la storia della democrazia. Detto questo, il nazionalismo populista (definizione forse più precisa) è una forma di reazione sballata a uno stato di fatto: il taglio alla spesa sociale e la fine della social-democrazia. Si tratta, allora, dell’argine a un radicalismo, ma che pone le fondamenta ad un altro radicalismo: l’idea del tutto ideologica e non comprovabile (perché, essenzialmente, non vera), che le economie europee non possono sostenere più uno stato sociale old style e che ognuno – almeno fino a un certo punto – deve affrontare i rischi dell’esistenza individualmente. Se si analizza la forbice nei salari tra un dirigente e un impiegato o se si ragiona sui dividendi, allora forse si chiarisce dov’è che si annida questa nuova forma di radicalismo.

 

Nelle prossime pagine le altre domande e risposte dell’Intervista doppia di IO.

Parliamo del programma di Macron;  cosa pensate della sua idea di istituire un “buy european act”?

G.T. : Mi pare un’idea protezionistica, per quanto non dal punto di vista nazionale, bensì continentale. Non capisco, però, perché quando simili misure compaiano nel programma di un candidato come Donald Trump, debbano essere tacciate di populismo, mentre se se ne fa carico un esponente dell’establishment europeista, sembrano quasi geniali. A mio avviso, riservare l’accesso agli appalti pubblici alle sole aziende, la cui produzione sia realizzata almeno per la metà nella UE, sarebbe positiva, se mirasse a contrastare la concorrenza di economie non di mercato come la Cina, altrimenti si tradurrebbe in un protezionismo bello e buono. E per un candidato che avrebbe vinto al grido di “avanti con la globalizzazione”, mi sembra un controsenso.

C.P. : Il buy european act – una quota negli appalti pubblici riservata ad aziende che realizzano almeno il 50% della produzione in Europa – è una mossa sicuramente interessante, anche perché si inscrive in un europeismo rimarcato e sottolineato. Dalla mia prospettiva, il problema si posiziona altrove: il tutto dipende dalle garanzie sul lavoro; se il mercato diviene sempre più precario e le tutele sempre minori, se il gioco dell’Europa deve essere a ribasso per avvicinarsi agli standard inaccettabili di altre parti del mondo, allora cambia poco il modo di agire o di produrre dell’azienda a cui sarà riservato questo o quell’appalto pubblico.

 

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Macron su fisco, tasse e pensioni ha fatto molte promesse: pensioni garantite uguali per tutti in base ai contributi versati, esonero sulla tassazione dell’abitazione principale e alleggerimento dei sussidi per le imprese. Cosa pensate di queste sue “garanzie” alla popolazione?

G.T. : Il programma economico di Macron è ambizioso e grosso modo positivo, perché punta a fare della Francia un’economia più libera e con un più alto tasso di crescita. Il suo vero problema sarà realizzarlo, visto che tra pochi giorni arriverà all’Eliseo con i voti determinanti della gauche, certamente non fautrice del libero mercato e della bassa tassazione.

C.P. :Perfettamente in linea con quanto richiesto da questa Europa. Non ammiro troppo la de-tassazione sull’abitazione principale, perché si tratta di tagli trasversali: non è chiaro ancora in cosa consisterà l’80% e chi invece dovrà pagarla. In Italia ha funzionato così (al 100%): si intestano le abitazioni, come prime case, a qualunque rappresentante della famiglia, per cui si finisce che ad avere maggiori privilegi siano i più ricchi. L’intenzione è comunque populista (ebbene, sì!): a chi non farebbe piacere il taglio dell’IMU (come si chiama in Italia)? Pensioni sulla base del reddito e dei contributi versati significa trasformare il sistema previdenziale in sistema assicurativo: la mia idea è differente, chi ha guadagnato poco nella vita, deve avere una pensione che gli permetta dignità. ‘Uguale per tutti’, quando i punti di partenza sono differenti, non è ‘uguaglianza’ – si tratta dell’ABC e di buon senso: chi ha lavorato poco, chi non ha avuto la possibilità di formarsi, chi ha un’estrazione sociale più bassa e non ha avuto accesso a tante possibilità, deve essere aiutato. Questa è previdenza.

 

Nelle prossime pagine le altre domande e risposte dell’Intervista doppia di IO.

Giulio Sapelli ha affermato che Macron, in Africa, farà concorrenza all’Italia poiché si disinteresserà dell’Europa per concentrarsi sull’impero francese africano. Secondo voi è uno scenario possibile?

G.T. : Non solo. Macron impersonifica l’asse franco-tedesco, su cui regge la costruzione europea “ad excludendum” dell’Italia. Chi a Roma giubila per la sua vittoria, presto capirà che Parigi si stia avvicinando ancora più a Berlino, dalla quale sotto la presidenza Hollande la separava una divergenza quasi ideologica, per quanto mai conclamata. Macron è il migliore presidente possibile per la cancelliera Angela Merkel, che molti da noi (a torto) vedono come fumo negli occhi.

C.P. : L’opinione del professore è condivisibile fino a un certo punto: non credo, infatti, che gli interessi francesi in Africa siano così distanti da quelli palesati nei confronti dell’Europa. Anzi, forse un’Europa che conceda più flessibilità, potrebbe aiutare la Francia a riconquistare alcune posizioni di potere. Si tratta di post-imperialismo (ma nelle forme molto ‘vetero’): l’elemento che condivido di questa affermazione di Sapelli è proprio che, al di fuori di ogni buonismo, svela come stanno alcune cose. Altro che ‘senso di colpa’: l’Europa cerca ancora di imporsi in maniera post-imperialistica. Se poi ci riuscirà, questa è un’altra storia. E i dubbi sono tanti.

 

Nelle prossime pagine le altre domande e risposte dell’Intervista doppia di IO.

La vittoria di Emmanuel Macron, a vostro avviso, è una vittoria anche per l’Europa?

G.T. : No, è la vittoria delle istituzioni europee, non dell’Europa. A mia personalissima sensazione, il nuovo presidente sembra un prodotto di marketing di Bruxelles. Giovane, promettente, ancorato alla UE come nessun altro candidato francese, nessuna critica verso la cattiva gestione dell’immigrazione e dell’emergenza profughi da parte della Commissione europea, posizione dura contro Londra sulla Brexit. Vedremo presto affiorare un connubio Macron-Merkel, simile a quello non certo virtuoso che la cancelliera ebbe con Nicolas Sarkozy nelle fasi iniziali della crisi.

C.P. : Sicuramente. Una vittoria per questa Europa. Penso a Matteo Renzi e al gioco delle parti: quando si dichiara di voler andare in Europa per chiedere senza se e senza ma questo e quello per un gioco politico interno. Non è la vittoria, sicuramente, di un’altra idea di Europa: gli anti-europeisti potranno strillare ancora. Ed è un peccato, perché, all’interno dei giochi geopolitici globali, l’Europa può ragionare soltanto in termini di continente. Comunque, anche in questo caso, vale il motto de ‘Il Gattopardo’ di cui sopra.

Cosa pensate, invece, dell’idea di Macron di volere l’armonizzazione sociale nell’UE auspicando l’instaurazione di un bilancio nella zona euro?

G.T. : Bilancio unico implica controlli più stringenti. Niente di male, ma l’Italia deve scegliere se pretendere maggiore flessibilità o se aderire alla proposta di un Tesoro unico europeo, che sarebbe la fine della sovranità nazionale in tema di conti pubblici. La seconda opzione non sarebbe in sé negativa (anzi, visto come l’Italia gestisce male il suo bilancio, potrebbe persino essere auspicabile), ma resta il fatto che a Roma si vorrebbe avere la moglie ubriaca e la botte piena.

C.P. : Anche su quest’ultimo passaggio, le idee sono poco chiare, occorrerà attendere. Dipende dalle regole che si vorranno dare e la Merkel e in generale la Germania saranno molto attenti affinché non comprometta nulla dell’attuale situazione europea.

 

A cura di:  Patrizia Del Pidio – Carlo Pallavicini – Giuseppe Timpone

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Argomenti: Politica, Politica Europa

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