Ma quant’è il debito pubblico italiano? L’FMI smentisce il governo Renzi: è 80 miliardi più alto

Il debito pubblico italiano è stimato dal Fondo Monetario Internazionale quasi al 137% del pil, 5 punti percentuali in più rispetto alle previsioni del governo italiano. Si tratta di una differenza di circa 80 miliardi di euro, che crea un vero giallo sulle statistiche ufficiali.

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Le cifre si prestano a più letture in economia, ma quanto meno sono quelle. Invece, no. Stavolta, rischiamo di non sapere quale sia il rapporto tra debito pubblico e pil in Italia per l’anno in corso. L’ultimo dato disponibile, relativo al mese di luglio, ha visto crescere il nostro indebitamento pubblico a 2.168,6 miliardi di euro, +0,2 miliardi rispetto a giugno, quando secondo l’Unione Europea, esso si attestava al 135,6% del pil. Pochi giorni fa, il Fondo Monetario Internazionale ha previsto un rapporto tra debito e pil per l’Italia al 136,4% per il 2014, mentre nel suo Fiscal Monitor ha persino peggiorato le attese a un 136,7%. A parte che si tratterebbe di una percentuale altissima, vicina a quella soglia fatidica del 140%, che generalmente viene indicata quale punto di non ritorno per la sostenibilità finanziaria di un paese, non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che il governo italiano ha indicato nell’aggiornamento al Def di questo mese un rapporto tra debito e pil previsto al 131,6%. Rispetto alle stime dell’FMI, parliamo del 5,1% di differenza, qualcosa che è pari a oltre 80 miliardi di euro.   APPROFONDISCI – Mediobanca: debito pubblico al 145% del pil nel 2015. Scatta l’allarme ristrutturazione   A prima vista, potremmo pensare che tale incongruenza possa essere spiegata dal ricalcolo del pil, effettuato nel mese di settembre con il metodo Sec2010, che include tra la ricchezza prodotta dagli italiani, anche quella generata dalle attività illegali, come droga e prostituzione. Il pil è stato così alzato di 59 miliardi di euro, pari a un +3,7% rispetto. Ciò ha consentito al governo, appunto, di abbassare le stime sul debito dal 134,9% precedente al 131,6%. Invece, si scopre che anche il Fondo Monetario ha tenuto conto del ricalcolo, per cui gli 80 miliardi in più di debito stimato a fine anno sarebbero interamente frutto di un peggioramento di tipo economico e finanziario. Nel dettaglio, se da un lato il Sec2010 ha trascinato verso il basso il rapporto, dall’altro sono intervenute altre componenti ad alzarlo. Rispetto alle precedenti stime dell’istituto, ad esempio, la crescita risulta più bassa di 20 miliardi di euro, mentre l’inflazione ora è stimata intorno allo zero e il deficit sarebbe di 7-8 miliardi in più, a causa delle minori privatizzazioni, le cui entrate avrebbero dovuto ammontare sugli 11 miliardi a fine anno. Ora, poiché la distanza tra quanto sostiene il governo Renzi nel Def e quanto stima l’FMI è elevatissima, sarà dirimente verificare a consuntivo chi dei due abbia ragione. Se l’organismo internazionale non avesse preso un abbaglio e avesse azzeccato le previsioni, saremmo di fronte a una contabilità previsionale del tutto alterata da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze ad uso e consumo della propaganda di governo e che metterebbe a rischio la credibilità delle stime ufficiali nostrane.   APPROFONDISCI – Il debito pubblico sale ancora a giugno, vi spieghiamo perché e cosa accade al deficit    

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