M5S, tutti i pezzi persi strada in un anno: dal caso Favia alla senatrice Gambaro

Dodici mesi di boom ed improvvise delusioni. Ecco gli illustri che hanno abbandonato il Movimento di Beppe Grillo

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Dodici mesi di boom ed improvvise delusioni. Ecco gli illustri che hanno abbandonato il Movimento di Beppe Grillo

Per provare a ricostruire l’ultimo anno del Movimento Cinque Stelle bisognerà, forse, partire proprio dalle ultime elezioni. Il dato siciliano, ma più nel complesso quello nazionale, ha aperto un periodo di riflessione, accompagnato da malumori interni che si sono palesati subito dopo il verdetto delle urne. E il tam tam sui possibili abbandoni non si è fatto attendere. “Non è stata programmata alcuna riunione ufficialmente, tantomeno per parlare di espulsioni” le parole di Vito Crimi sulla porta del Senato mentre si allontanava dall’aula. Eppure, si parla di argomenti scottanti: si vocifera siano trenta o addirittura quaranta i dissidenti M5S pronti a lasciare e non in linea con la linea di Beppe Grillo che, a suo tempo e seppur in un contesto diverso, si lasciò andare a quel “qualcuno mi tradirà” oggi sufficientemente pertinente al problema.  

Espulsioni M5S: la storia dell’ultimo anno

Ma andiamo a vedere nello specifico il quadro delle ‘espulsioni’ eclatanti in dodici mesi di movimento sulla scena politica nazionale.  

Adele Gambaro

Oltre ad aver rinvigorito gli ormai ‘ex’, il caso Gambaro è anche l’ultimo in ordine di tempo. Attacchi dalla base, anche marcati, per un’intervista a Sky Tg24, in cui ha senatrice ha sparato contro il così definito “semplice portavoce”, attribuendogli tutte le colpe per una sconfitta pesante alle amministrative. Grillo ha l’ha immediatamente invitata ad andarsene, parlando di espulsione, ma tra gli altri esponenti, pur prendendo le distanze dalle dichiarazioni, non arrivano segnali significativi che accolgano favorevolmente una espulsione. Soltanto il voto condiviso scioglierà la riserva.  

Marino Mastrangeli

Senatore eletto nelle scorse politiche di febbraio, termina la sua avventura a distanza di pochi mesi.

Il motivo? La partecipazione alla trasmissione pomeridiana di Barbara D’Urso, che innesca polemiche e un voto stabilito: è fuori con i responsi pubblicati dallo stesso Grillo. “L’88,8% si è espresso per la fuoriuscita, il restante 11,2% ha scelto il no”. I votanti, quasi ventimila. Fine della storia. Mastrangeli non le manda a dire: “E’ una vergogna, siamo in Corea del Nord – il primo commento – soltanto sessantadue deputati erano favorevoli, mentre altri centouno non si sono espressi. E’ un voto illegittimo, che non mi priverà di rappresentare la minoranza interna del M5S presso il gruppo misto”.  

Antonio Venturino

Un caso tutto siciliano. Beccato in auto blu, si era giustificato senza ottenere riscontri in positivo. Dopo qualche settimana di veleni, viene espulso dal Movimento, in seguito ad accuse inerenti la presunta mancata restituzione degli emolumenti. “L’ultima restituzione risale allo scorso febbraio – spiega il gruppo siciliano in una nota – da quel momento nonostante i pressanti inviti, c’è stato un black-out. Rispetto ai trentamila euro restituiti dagli altri componenti, ne risultano soltanto tredicimila”. Alla base del dissenso, anche ragioni politiche in virtù di una dichiarazione dello stesso Venturino, che aveva tacciato il Movimento di “scarsa strategia e di una delusione prodotta nell’elettorato dopo i risultati delle politiche”.  

Alessandro Furnari e Vincenza Labriola

“Il Movimento Cinque Stelle non esiste più ed imploderà presto” si chiude così l’esperienza di Furnari, passato ufficialmente al gruppo misto pur dichiarandosi “sempre fedele alle nozioni originarie del movimento”. Tra le cause figura la questione Ilva, ma secondo Riccardo Nuti, eletto in Parlamento, c’è altro: “Guarda caso i cosiddetti dissidenti sono coloro i quali non hanno dato disponibilità sulla restituzione della parte non spesa della diaria. Sull’Ilva, non è mai arrivata una proposta concreta”. Lo strappo è compiuto e si consuma, nel giro di pochi giorni, con il passaggio al gruppo misto (Furnari e Labriola contro Beppe Grillo: “Il Movimento 5 Stelle non esiste più”)  

Giovanni Favia

Caso reiterato e dagli strascichi ancora attuali.

Grillo prende malissimo le critiche (condivise da Federica Salsi) ed espelle in pochi minuti dal movimento i dissidenti. “Fuori chi si permette di criticarmi in questo modo – si legge in un tweet – Queste persone non possono più associarsi a me o al logo. Auguro loro di proseguire brillantemente l’attività di consiglieri”. Pronte le repliche: “Qui non c’è libertà di espressione”. Ma i due avevano già avuto problemi con il leader. Favia, in particolare, per un fuorionda in cui attaccava pesantemente Casaleggio; Federica Salsi per una partecipazione, discussa e mai condivisa, alla trasmissione Rai Ballarò.

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