M5S: nasce “Parlamento elettronico”. Parte la sfida al PD per la democrazia diretta

Il progetto è stato possibile grazie a 20 volontari, con il supporto dell’Università di Bologna e del Parlamento Europeo, rispettando i criteri di accessibilità, trasparenza e sicurezza.

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Il progetto è stato possibile grazie a 20 volontari, con il supporto dell’Università di Bologna e del Parlamento Europeo, rispettando i criteri di accessibilità, trasparenza e sicurezza.

Si è spesso sentito parlare di democrazia elettronica (o democrazia liquida) e delle opportunità che il web offre per passare da una democrazia rappresentativa ad una democrazia diretta.   Se alcuni esperimenti sono nati dagli Stati Uniti con le piattaforme MeetUp o con MoveOn, anche in Europa il tema è entrato nel linguaggio politico, con casi di sperimentazioni anche grazie a software liberi come LiquidFeedback.   Il cavallo di battaglia dell’e-democracy, appartiene sicuramente al Movimento 5 Stelle, che dopo alcuni rinvii e qualche polemica (come per le votazioni tramite il blog di Grillo), sperimenta il proprio “Parlamento elettronico”.  

Il progetto  

 Momentaneamente verrà coinvolta solo la regione Lazio, ma in seconda battuta la sperimentazione arriverà anche per la Lombardia e la Sicilia; l’obbiettivo futuro sarà poi poter coprire tutto il paese. Le finalità di Grillo, Casaleggio e di tutto il Movimento incominciano a prendere forma, dando la possibilità a tutti i cittadini di poter avere un coinvolgimento per la proposta di leggi, emendamenti e la votazione di singole norme.   Davide Barillari, consigliere M5S della regione Lazio, ha commentato con soddisfazione il risultato del “Parlamento elettronico”, reso possibile anche grazie al sostegno dell’Università di Bologna e del Parlamento europeo, dichiarando che al momento si tratta di una  delle  più importanti sperimentazioni di democrazia diretta: “sulla piattaforma vengono scritte le proposte fatte anche da altri gruppi politici in Regione, in modo tale che possano essere seguite”.  

Proposte future

Il progetto, pur partendo a livello regionale (con la possibilità di estensione a tutta Italia), è concepito con una forte crescita verso il futuro coinvolgendo comuni e municipi. Sempre Barillari – a nome del Movimento – che si è sempre mosso sul web per organizzare la proprio strategia politica, rispetto agli strumenti già usati dai 5 stelle, precisa che “è qualcosa che va ad aggiungersi alla nostra attività, ma che non vuole sostituire quello che già c’è come i blog e i Meetup”.

 

Funzionamento

Emanuele Sabetta, coordinatore del progetto, illustra il funzionamento del Parlamento Elettronico: “Quando viene proposta una legge, innanzitutto si cercano sostenitori per raggiungere il quorum necessario a dare l’avvio alla discussione”. Poi vengono proposti degli emendamenti che saranno messi a votazione. Un problema concreto da non sottovalutare è il “chi avanza la proposta”, considerando che c’è differenza se una questione viene sollevata da una persona competente in materia o meno. A tal proposito, Sabella spiega che in questo caso si attiva il ruolo delle “commissioni”: una specialistica (valuta la fattibilità della proposta nell’insieme), una di bilancio (valuta gli aspetti economici) ed infine una Costituzionale (valuta la costituzionalità e ne formalizza il linguaggio). Tutte le fasi vengono votate ed ecco che la legge si ritrova “nelle mani degli eletti”, rispettando i criteri di accessibilità, trasparenza e sicurezza, con l’obiettivo di dare questa opportunità anche alle persone non inclini al settore informatico. Per tale ragione, si è fatto un grande lavoro di grafica, inserendo scelte molto intuitive e interattive. Le consultazioni vengono fatte con voto palese, in modo che “chiunque può fare scrutini pubblici e in caso un cittadino vedesse mutato il proprio voto, potrebbe denunciarlo”.   Parlamento Elettronico, naturalmente,  è compatibile  con tutti i dispositivi touch (tablet/Ipad) e per combattere eventuali intrusioni e manomissioni da parte di hacker “è stato creato un sistema di riconoscibilità, basato su dei token (acquistabili al costo di 3 euro e grazie ai quali è possibile registrarsi sulla piattaforma, ndr), che forniscono un codice di autenticazione”.  

Il parallelo con il PD

Anche il partito democratico ha dato via ad un progetto simile chiamato “Tuparlamento” , ma come dice Barillari, ci sono delle differenze nette. La prima è di tipo economico, Tuparlamento è costato 15 mila euro “e si ferma dove noi siamo partiti.

Il nostro è a costo zero, frutto del lavoro di 20 volontari che hanno dato vita alla piattaforma un pezzetto alla volta”. Inoltre, il progetto dei democratici è unicamente di tipo consultivo, mentre per “Parlamento Elettronico”, ciò che viene votato è vincolante per gli onorevoli grillini.

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