M5S contro Amato dopo l’intercettazione pre-Tangentopoli: dimissioni in arrivo?

Il Movimento 5 Stelle chiede le dimissioni di Giuliano Amato da giudice della Corte Costituzionale dopo l'intercettazione pre-Tangentopoli pubblicata dal Fatto Quotidiano. Ci sarà un passo indietro di Amato o la sfiducia nei confronti delle istituzioni avrà un nuovo perché? Si attendono aggiornamenti.

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Il Movimento 5 Stelle chiede le dimissioni di Giuliano Amato da giudice della Corte Costituzionale dopo l'intercettazione pre-Tangentopoli pubblicata dal Fatto Quotidiano. Ci sarà un passo indietro di Amato o la sfiducia nei confronti delle istituzioni avrà un nuovo perché? Si attendono aggiornamenti.

Il Movimento 5 Stelle chiede a gran voce le dimissioni di Giuliano Amato dalla Corte Costituzionale dopo l’intercettazione pre-Tangentopoli che lo ha visto coinvolto nel 1990, divulgata dal Fatto Quotidiano. A richiedere le dimissioni del neo-giudice della Corte Costituzionale tutto il Movimento per voce di Nicola Morra, capogruppo del Senato. Prevista un’interrogazione al premier Enrico Letta e al ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri. “Chiediamo le dimissioni di Giuliano Amato”, ha dichiarato Morra “con forza e decisione dopo aver letto l’articolo sul Fatto Quotidiano in cui si rivela un’intercettazione telefonica datata 21 settembre 1990 e che è agli atti di un processo per tangenti a Viareggio”.   LEGGI ANCHE

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La nomina di Amato a giudice della Corte Costituzionale ha sollevato non poche polemiche, non solo all’interno dei partiti dell’opposizione, ma anche nell’opinione pubblica, stanca di risentire uscire sempre lo stesso nome quando emergono questioni di rilevanza nazionale. L’intercettazione che ha visto coinvolto Amato è stata pubblicata sul Fatto Quotidiano e ha aperto una pista con una notevole scia di polemiche (come era preventivabile) sull’ex-Psi. Dalla ricostruzione del giornalista Emiliano Liuzzi, si viene a sapere che quel 21 settembre 1990, Amato aveva cercato di mettersi in contatto con la vedova di Paolo Barsacchi, sottosegretario del Partito socialista scomparso nel 1986, su cui pendeva l’accusa di aver ricevuto una maxi-tangente da 270 milioni di lire. Amato avrebbe così parlato alla vedova Barsacchi: “La mia impressione è che qui rischiamo di andare incontro a una frittata generale per avventatezze, per linee difensive che lasciano aperti un sacco di problemi dal tuo punto di vista”. Dopodiché le avrebbe detto di partecipare “direttamente o indirettamente” a quel processo per dire che “quello che dicono di tuo marito non è vero. Punto. Non è vero”. Considerando “vergognoso” il clima generale dell’epoca, Amato continua a ribadire ciò che deve dire la vedova Barsacchi per tirarsi fuori dal processo ed evitare così “la frittata”. La vedova chiede poi ad Amato che “chi sa la verità la dica”, ma l’altro le risponde che non si sa quale sia la verità. Intimato dall’interlocutrice, Amato alla fine confessa che “per qualcuno forse dei locali sì, ma io non lo so. Ma vedi, noi ci muoviamo su cose diverse. Questo non è un processo contro Paolo, ma contro altri”. Alla fine il tribunale di Pisa condannerà alcuni dirigenti del Partito socialista toscano, mentre poco più tardi verrà avviata l’inchiesta Mani Pulite e si aprirà un nuovo corso della politica italiana. E proprio sulla frittata, il M5S ha voluto esprimere il proprio dissenso: “Se non si vuole che ora Giuliano Amato faccia lui una frittata della Giustizia, si dimetta da giudice della Corte Costituzionale”.

A questo punto, ci chiediamo: ci sarà il passo indietro di Amato o la sfiducia nei confronti delle istituzioni da parte dell’opinione pubblica avrà un nuovo perché? Secondo voi come andrà a finire?

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