L’unione bancaria europea manda in tilt l’indebitata Danimarca

Copenaghen, alle prese con un pesante indebitamento privato, potrebbe trovare conveniente aderire all'Unione bancaria, anche se resta il nodo della vigilanza, essendo il paese fuori dall'Area Euro

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Copenaghen, alle prese con un pesante indebitamento privato, potrebbe trovare conveniente aderire all'Unione bancaria, anche se resta il nodo della vigilanza, essendo il paese fuori dall'Area Euro

Dibattito in Danimarca, dove i partiti e il governo discutono se aderire o meno al sistema di sorveglianza unica bancaria, che spingerà la BCE a monitorare 130 banche dell’Area Euro. Ma il paese non fa parte dell’unione monetaria, per cui risulta controversa la convenienza sul piano tecnico e politico di sottoporsi alla supervisione di Francoforte, un istituto centrale che emette euro e non corone danesi.

Eppure, uno dei vice-governatori della banca centrale finlandese, Pentti Hakkarainen, ritiene che Copenaghen avrebbe tutto da guadagnare da un’adesione volontaria all’unione bancaria, in quanto ha filiali aperte in tutto il Nord Europa, tra cui la Finladia, con la conseguenza che un certo monitoraggio anche delle sue banche potrebbe essere necessario, essendo Helsinki un membro dell’Eurozona, quindi, di diritto sottoposta alla vigilanza della BCE.

 

Debito privato Danimarca 300 volte il reddito disponibile 

Ma c’è di più. La Danimarca è finanziariamente più fragile di quanto si pensi. Il paese risulta gravato da un ingente indebitamento privato, pari al 300% del reddito disponibile delle famiglie, per lo più a causa della contrazione di mutui per l’acquisto della casa, i cui effetti nocivi si sono avuti negli ultimi anni, in seguito alle caratteristiche peculiari dei cosiddetti mutui “only interest” (solo interessi) e per via del crollo dei prezzi immobiliari tra fino al 2011.

In sostanza, per un decennio sono stati contratti mutui che consentivano il pagamento dei soli interessi per 10 anni, salvo pagare solo successivamente anche il capitale, gravando sui bilanci delle famiglie tutto d’un colpo. Sfortuna ha voluto che quel momento sia arrivato proprio quest’anno, ossia in una fase infelice per il sistema finanziario internazionale ed europeo, in particolare.

Già nel 2008, il governo danese ha dovuto garantire per le banche per 4.200 miliardi di corone (560 miliardi di euro). Un secondo pacchetto di misure è seguito con un’iniezione di 46 miliardi di corone (3,3 miliardi di euro) di liquidità nel settore finanziario, oltre che con garanzie per 194 miliardi (14,5 miliardi di euro) per emissioni di debito. E ancora quest’anno sono stati immessi altri 31 miliardi di corone (2,5 miliardi di euro) nel sistema bancario nazionale.

 

Bolla immobiliare Danimarca pronta a esplodere

Sebbene il recupero dei prezzi delle case ci sia stato a partire dal 2012, esso si è avuto ancora in modo parziale e diseguale sul territorio nazionale, esponendo le banche a un potenziale collasso, visti gli alti indici di indebitamento immobiliare. Il governatore della banca centrale danese, Lard Rohde, ammette che il governo non avrebbe spazi di manovra sul piano fiscale, per quanto il deficit sia contenuto al 3% del pil e il debito intorno al 45%. La ragione è semplice: per ripagare i mutui, le famiglie sono costrette a comprimere al minimo i consumi, per cui basta un leggero peggioramento nelle condizioni finanziarie, come un aumento dei tassi, per mettere a repentaglio la già bassa crescita del pil e, quindi, gli obiettivi fiscali.

E dopo il crac di Roskilde Bank del 2008, un altro guaio potrebbe arrivare dai prestiti F1, ossia mutui erogati dalle banche a lungo termine, ma finanziati con emissioni annuali di bond. Se per una qualche ragione, un istituto non riuscisse a rifinanziarsi integralmente sul mercato, cosa accadrebbe? Ancora una volta dovrebbe intervenire la banca centrale di Copenaghen, sobbarcandosi i bond che il mercato non vorrebbe, ma per questo restando esposta al sistema bancario nazionale tutt’altro che solido.

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