L’unico merito dei minibot? Averci fatto capire che la fine dell’euro è possibile

I minibot saranno pure una caricatura propagandistica del governo di Lega e 5 Stelle, ma stanno seminando paura nell'Eurozona, segno che la moneta unica sarebbe tutt'altro che al sicuro.

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I minibot saranno pure una caricatura propagandistica del governo di Lega e 5 Stelle, ma stanno seminando paura nell'Eurozona, segno che la moneta unica sarebbe tutt'altro che al sicuro.

E’ bastata una trovata semi-propagandistica di Lega e Movimento 5 Stelle per scuotere l’Eurozona. L’idea che lo stato italiano possa emettere “minibot” per saldare i suoi debiti con le imprese ha fatto saltare dalla sedia i commissari di Bruxelles, il governatore Mario Draghi e indotto il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, a rassicurare i partner dell’area che l’operazione non ci sarà. Moody’s ha parlato di “primo passo dell’Italia verso l’uscita dall’euro”, nel caso in cui i minibot venissero emessi e il Financial Times ha scritto a caratteri cubitali nei giorni scorsi che questi titoli avrebbero l’effetto di provocare la fine dell’euro.

Ma non si era detto che la moneta unica sia “irreversibile”?

Perché i minibot di Borghi sarebbero un taglio mascherato dei crediti delle imprese

Il numero uno della BCE ce lo ricorda ogni due e tre, ma a quanto pare si tratterebbe di un auspicio, non di un dato di fatto. In effetti, ha ragione il FT: i minibot segnerebbero, se non la fine immediata, certamente una grossa botta per l’euro, destinata a provocargli enormi danni sul piano della credibilità sui mercati internazionali. Il solo fatto che uno stato membro dell’area decidesse di ripagare i suoi debiti, pur commerciali e non finanziari, con una moneta parallela significherebbe che l’euro non le consentirebbe di fare altrettanto, cioè che esso costituisca una gabbia e non solo un’opportunità per il suddetto stato. Attenzione, non stiamo dicendo che le cose stiano davvero così, ma che questa sarebbe la percezione.

I minibot quasi certamente non vedranno mai la luce in Italia, semplicemente perché non siamo nelle condizioni di poter scherzare con i mercati, dato lo spread relativamente altissimo che i nostri rendimenti esibiscono nell’ultimo anno e proprio per i timori degli investitori che il governo “giallo-verde” finisca per portare l’Italia fuori dall’euro. Ma restano sul tavolo del negoziato con Bruxelles come arma di ricatto di Roma nei confronti dei commissari, mentre le parti discutono su come evitare la procedura d’infrazione.

E, però, questo significa che la paura c’è tra le istituzioni comunitarie, che la trovata impensierisce i tutori dell’euro. Evidentemente, le sue basi sono tutt’altro che solide.

Lo scenario che mette a rischio l’euro

Cosa succederebbe se l’Italia emettesse minibot? Gli investitori prezzerebbero con molte maggiori probabilità di oggi il rischio “Italexit” e pretenderebbero un premio sui rendimenti dei BTp nettamente superiore a quello già alto di questi mesi. Nel giro di breve tempo, il Tesoro di Roma perderebbe l’accesso ai mercati finanziari e sarebbe costretto a chiedere aiuto. A chi? O al Fondo Monetario Internazionale o alla BCE. Quest’ultima ha varato allo scopo nel 2012 il cosiddetto “Outright Monetary Transactions”, noto anche come piano anti-spread. C’è un problema: trattasi di un piano condizionale, cioè subordinato alla sottoscrizione da parte del governo richiedente aiuto di un memorandum d’intesa sulle misure da adottare per risanare i conti pubblici e rilanciare la crescita.

Poiché risulta difficile credere che lo stesso governo che sfidasse l’euro finisse per accettare ordini dalla BCE, l’unica soluzione alternativa pratica sarebbe l’intervento dell’ESM, il fondo europeo a cui l’Italia stessa aderisce e al quale ha versato 65 miliardi di euro. Tuttavia, questo risulterebbe incapiente, nel senso che solamente il rifinanziamento di un anno o poco più del debito pubblico italiano a medio-lungo termine svuoterebbe le sue casse. In sostanza, l’Italia sarebbe “troppo grande per essere salvata”.

I minibot del governo aumentano il debito pubblico? E perché sarebbero carta straccia?

Poiché gli investitori lo sanno, nel caso in cui perdessimo la capacità di rifinanziarci sui mercati, inizierebbero a prendere di mira anche gli altri anelli deboli della catena, ossia Grecia, Portogallo e Spagna, intravedendo il rischio che l’euro salti, almeno così com’è configurato. Nessuno vorrebbe arrivare fino a quel punto, per cui ragionando a ritroso, tutti cercano di mettere paura all’Italia per indurla a desistere.

E l’Italia si spingerà con la discussione fino a un attimo prima che la vicenda diventi maledettamente seria. Sempre che qualcuno non sbagli i tempi e si spinga un po’ troppo oltre, superando il punto di non ritorno.

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