Luca Campanile e quella sicurezza che crea più panico di un uomo con un fucile (giocattolo)

Un uomo si aggira armato per 7 lunghi minuti nella Stazione Termini e nessuno lo ferma: poi scatta il panico. E' la prova che esiste davvero un problema sicurezza a Roma?

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Un uomo si aggira armato per 7 lunghi minuti nella Stazione Termini e nessuno lo ferma: poi scatta il panico. E' la prova che esiste davvero un problema sicurezza a Roma?

La sera dello scorso lunedì, a Roma, un uomo ha preso la metropolitana a piazza Bologna, è sceso a Termini, si è aggirato per la stazione per 7-8 minuti, poi è salito sul treno per Anagni e lì è sceso. Ordinaria amministrazione? No, perché quell’uomo si chiama Luca Campanile ed è la persona che secondo i principali media avrebbe scatenato il panico per la presenza di un’arma giocattolo in mano, la riproduzione di un M16 (rotto) con tanto di tappetto rosso. La sua passeggiata “armata” per la stazione ha fatto scattare il panico in ritardo alla stazione: le forze dell’ordine sono state avvertite, sempre in ritardo, ma l’uomo era già sul treno in direzione Anagni, dove un controllore e un carabiniere hanno verificato quello che il signor Campanile aveva in mano, per poi lasciarlo andare.   Se si guarda il video che raccoglie spezzoni ripresi dalle videocamere di sorveglianza. si può immediatamente notare come Luca Campanile abbia sempre il fucile in mano mentre si aggira per quei lunghi 7 minuti nella stazione: e, come ben immaginerete, non è che a quell’ora la stazione Termini sia vuota. Un mucchio di gente guarda l’uomo aggirarsi con un’arma giocattolo, per poi distogliere lo sguardo da altre parti. C’è perfino qualcuno che si avvicina e gli parla e il signor Campanile ha sempre quel fucile giocattolo in mano. La breve conversazione termina con i due che prendono due strade diverse: nessuno grida, nessuno urla, nessuno scappa. Forse lo fa qualcuno, eccessivamente spaventato, ma dopo, tant’è vero che Campanile non si è mai accorto di nulla. E’ stata la madre, come riporta Il Messaggero, a dirgli di venire a vedersi in televisione.   Dalle parti di Anagni, dove vivono i genitori e il figlio piccolo, Campanile è quasi un eroe per aver smentito in diretta nazionale la sicurezza ostentata dal ministro dell’Interno Angelino Alfano: ma davvero Luca Campanile ha dimostrato a tutti quanti che un uomo armato può aggirarsi indisturbato per una decina di minuti nella stazione? Oppure quell’arma giocattolo sembrava un’arma vera solamente attraverso una foto sgranata ripresa da una videocamera di sorveglianza? Alfano ha voluto gettare acqua sul fuoco sul caso in questione, affermando che si è agito con tempismo, anche se è passata una notte e una mattina prima che si sapesse il nome del sospettato. Il prefetto Gabrielli ha invece sinceramente affermato che forse il panico è stato creato più dalle forze dell’ordine, dalle persone che hanno lanciato l’allarme e dai media in seguito che da quell’uomo che voleva solo fare un regalo al suo piccolo figlio.   I carabinieri hanno poi sequestrato il fucile giocattolo, regalando al figlio di Campanile un altro oggetto, ma non un’arma, bensì una battaglia navale elettronica. Campanile ha vissuto i suoi quindici minuti di celebrità – se così si può definire – lanciando però un allarme sulla sicurezza italiana. “Se fossi stato veramente un terrorista, avrei potuto fare un casino“, ha affermato Campanile ai microfoni dei media.

Esiste dunque un problema sicurezza nella capitale oppure si è trattato solamente di un gigantesco equivoco? Speriamo di non scoprirlo mai.

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