Lotteria degli scontrini, ecco come renderla un successo contro l’evasione fiscale

La lotteria degli scontrini può aiutare a ridurre l'evasione fiscale. Ecco cosa dovrebbe fare lo stato per massimizzare il successo dell'operazione.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lotteria degli scontrini può aiutare a ridurre l'evasione fiscale. Ecco cosa dovrebbe fare lo stato per massimizzare il successo dell'operazione.

Sapete a quanto ammonta ogni il mancato gettito relativo all’IVA per via dell’evasione fiscale? A circa 36 miliardi di euro, il 2% del pil. Immaginatevi se domani l’Italia si svegliasse senza più un euro evaso dell’imposta sul valore aggiunto. Il deficit sarebbe automaticamente azzerato e nemmeno reddito di cittadinanza e quota 100 creerebbero fibrillazioni politiche con la Commissione europea o tensioni finanziarie sui mercati. Lo spread ci farebbe molta meno paura. Per cercare di combattere l’evasione dell’IVA, così come anche dei redditi dichiarati da negozianti ed esercenti, già la legge di Stabilità 2017 aveva lanciato la lotteria degli scontrini, un’ipotesi apparentemente balzana, che eppure sta riscuotendo successo negli stati che l’hanno adottata, specie Portogallo e Cina. Di cosa si tratta? I commercianti che inviano telematicamente all’Agenzia delle Entrate gli scontrini battuti alla cassa potranno partecipare alla messa in palio di premi non in denaro in favore dei clienti. Tra i requisiti per partecipare, un ammontare minimo di spesa ancora da fissare, la maggiore età e rilasciare alla cassa il codice fiscale da inserire nello scontrino, affinché il Fisco sia nelle condizioni di individuare esattamente il vincitore da premiare. Si studia anche la possibilità di agevolare i clienti che paghino con carte di credito o bancomat.

Tasse alte e non l’evasione fiscale vera emergenza nazionale dell’Italia

Come sempre o quasi accade in Italia, passare dalle parole ai fatti richiede (tanto) tempo. Per questo, il debutto dell’operazione è atteso per il 2020 con il decreto fiscale approvato dal governo Conte. Sarebbe quanto mai opportuno anticiparlo già nel corso del 2019, anche se vi sarebbero innegabili dettagli operativi da mettere ancora a punto per il lancio della lotteria degli scontrini. Prima si inizia e più si incassa. Può strappare un sorriso, ma l’idea servirebbe parecchio a ridurre l’evasione dell’IVA. Non si tratterebbe di azzerarla, perché buona parte del mancato gettito deriva da attività che non rientreranno nella lotteria. Si pensi all’idraulico che s’intasca i pagamenti del cliente in nero o allo studente che prende ripetizioni da un docente senza ricevere fattura.

L’Italia è un popolo di giocatori e scommettitori. Nel 2017, abbiamo speso 20,5 miliardi di euro per gratta & vinci, superenalotto e compagnia bella. Lo stato si è intascato 10,3 miliardi, praticamente poco più della metà, a dispetto delle campagne contro la ludopatia, che trasudano di ipocrisia. L’aspetto più interessante e forse anche più allarmante sta in quel +5,1% di crescita della spesa per questo comparto rispetto al 2016, circa il doppio della crescita nominale del pil del 2,7%. In altre parole, a noi italiani piace scommettere, tentare la fortuna, ma non a tutti pagare le tasse. Mettere le due cose assieme sembra complicato, la lotteria degli scontrini contribuirebbe ad avvicinarle, creando quel contrasto di interessi tra cliente e commerciante, che si rivelerebbe virtuoso per le casse dello stato.

Come rendere la lotteria degli scontrini un successo

Affinché l’operazione abbia successo, però, sarebbe necessario renderla quanto più semplice ed estesa possibile. Per prima cosa, perché escludere i minorenni? Se stiamo cercando di contrastare l’evasione fiscale, perché mai il pagamento di un under-18 non dovrebbe consentire la partecipazione alla lotteria? Al limite, lo stato potrebbe prevedere in sorteggio premi compatibili con l’età dei minori, come borse di studio, buoni acquisto da spendere nel settore culturale-ricreativo (libri, vacanze-studio, etc.). Così facendo, si lancerebbe un messaggio persino educativo ai più giovani, ovvero che pretendere lo scontrino alla cassa sosterrebbe i suoi studi e, in generale, le sue spese primarie. Escludere i minorenni crea una zona franca per gli stessi commercianti, i quali finirebbero per concentrare sulla clientela più giovane l’evasione fiscale, riservando agli altri lo scontrino. Del resto, non si vede quale sarebbe l’effetto collaterale per un minorenne: che forse inizi a mangiare di più nei bar o a spendere più in abbigliamento?

Non è l’evasione fiscale il problema dell’Italia, ma la spesa pubblica

Altro errore da evitare: escludere i piccoli scontrini dalla lotteria. Lo stato dovrebbe prevedere, invece, premi dal valore differenziato sulla base delle fasce di spesa. Ad esempio, fino a 10 euro si metterebbero in sorteggio tot buoni sconti fino a 50 euro, da 10,01 a 50 euro si estrarrebbero tot buoni acquisto da 100 euro, etc. Ci sono attività, infatti, che per la loro tipologia merceologica non potrebbero fare quasi mai partecipare la clientela alla lotteria, come nel caso di una cartoleria o un bar, dove gli acquisti medi si aggirano sui pochi euro. Sarebbe come incentivare solo alcuni negozianti a battere lo scontrino, consentendo ad altri di continuare ad evadere.

Infine, la frequenza. Per adesso, si prevede che i sorteggi avvengano a cadenza mensile, ossia 12 volte all’anno. Poco, specie se si pensa che ormai con il superenalotto i numeri vengono estratti 3 volte a settimana. L’impatto sull’opinione pubblica sarebbe minore. I sorteggi del Fisco, pertanto, dovrebbero essere settimanali, così da creare un clima di costante “tensione” all’atto degli acquisti. Meglio sarebbe se non fosse richiesto il codice fiscale, perché ciò disincentiverebbe alla cassa parecchi clienti a chiedere lo scontrino, vuoi per il timore di una stigmatizzazione sociale, specie nelle aree con maggiore propensione a evadere il fisco, vuoi per evitare perdite di tempo, come nel caso di attività con clienti l’uno dietro l’altro in fila per pagare. Piccoli accorgimenti per rendere l’operazione davvero efficace. Non recupereremmo i 36 miliardi stimati, ma anche fosse qualche miliardo in più non farebbe male. In fondo, il modo migliore per spronare al pagamento delle tasse, oltre a tenere basse queste ultime, non è mai stata la persecuzione fiscale, quanto creare un clima incentivante.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia