Lotta al contante, banche e stato favoriti da misure-shock

La lotta al contante in India sta già favorendo stato e banche. L'esperimento potrebbe essere imitato in Europa, dove il connubio tra governi e sistema bancario è forte.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La lotta al contante in India sta già favorendo stato e banche. L'esperimento potrebbe essere imitato in Europa, dove il connubio tra governi e sistema bancario è forte.

Continua ad offrirci spunti più che interessanti l’esperimento dell’India sulla lotta al contante, intrapreso dal governo Modi dall’8 novembre scorso, data in cui è stato annunciato il ritiro immediato delle due banconote dal taglio più elevato, quelle da 500 e 1.000 rupie, corrispondenti a meno di 7 e 14 euro rispettivamente. Poiché rappresentavano l’86% di tutto il denaro circolante sul mercato indiano, la misura si sta configurando sostanzialmente in una sorta di guerra contro il cash, i cui disagi sulla popolazione continuano ad essere pesanti e che potrebbe provocare un forte rallentamento dell’economia nel sub-continente asiatico, dopo che la sua crescita era accelerata al 7,5% nel terzo trimestre di quest’anno.

Quando siamo alla fine di novembre, possiamo sintetizzare in poche cifre l’effetto della lotta al contante di Nuova Delhi: la borsa indiana è scesa del 4%, anche se sul bilancio pesa pure l’effetto della vittoria di Donald Trump alle elezioni USA; la rupia ha ceduto il 3,2% contro il dollaro, sostanzialmente in linea con quanto abbiano perso anche le altre principali valute contro la divisa americana dalle elezioni USA; la vera differenza si coglie, invece, nel rialzo dei titoli di stato. (Leggi anche: Lotta al contante, ora l’India rischia di passare dal boom alla recessione)

I bond governativi indiani salgono

Contrariamente a quant’è avvenuto sugli altri mercati, specie emergenti, qui non c’è stato alcun sell-off ai danni dei bond sovrani, che anzi si accingono a chiudere il mese migliore degli ultimi sei anni, mentre ad essere colpiti è stato il comparto obbligazionario privato. Come mai? Semplice. Con la messa fuori corso legale delle banconote di maggiore valore, decine di milioni di indiani sono stati costretti a portare in banca questo denaro contante, al fine di scambiarlo o con biglietti di nuova emissione o con altri di taglio inferiore.

Si stima che ad oggi ammonti a 8.000 miliardi di rupie il controvalore dei depositi di banconote fuori corso da parte degli indiani, ovvero qualcosa, al cambio attuale, corrispondente a quasi 117 miliardi di dollari. E il mercato crede che almeno parte di questa liquidità verrà investita dagli istituti per acquistare titoli di stato, i cui rendimenti stanno già diminuendo per effetto delle previsioni rialziste sui prezzi dei bond. (Leggi anche: Lotta al contante, tassa del 50% e conto sequestrato)

 

 

Lotta al contante favorisce banche e stato

I titoli decennali emessi da Nuova Delhi rendono oggi il 6,25%, 55 punti base in meno rispetto all’8 novembre; i biennali offrono il 6,04%, -50 bp, mentre i bond a 6 anni il 6,33%, segnando -54 bp in 3 settimane. E pensare che l’India, così come le altre economie emergenti e persino avanzate, sarebbe esposta al rischio di una stretta monetaria americana più veloce di quanto sino a pochi giorni fa fosse attesa dal mercato, sotto l’amministrazione Trump.

L’esperimento del premier Narendra Modi favorisce chiaramente lo stato indiano, che potrà emettere a breve titoli di stato con rendimenti inferiori, ma sta esitando un bilancio più che positivo per le stesse banche, che possono confidare su una montagna di maggiore liquidità, parte della quale potrà essere ritirata solo gradualmente da parte dei depositanti. Che il bilancio preliminare delle misure indiane non sia accolto con favore anche dai governi europei? (Leggi anche: Lotta al contante, pericoloso imitare la misura dell’India)

 

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Argomenti: bond sovrani, Crisi paesi emergenti, Economie Asia, economie emergenti, Pagamento in contanti, rendimenti bond, valute emergenti