L’operazione “twist” della BCE non appiattisce la curva, ma rendimenti a 30 anni giù

Curva dei rendimenti più piatta dopo l'indiscrezione sull'operazione "twist" della BCE? Non esattamente e alla fine Mario Draghi punterebbe a salvare i mercati dal "bagno di sangue".

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Curva dei rendimenti più piatta dopo l'indiscrezione sull'operazione

Non è passata nemmeno una settimana dall’indiscrezione trapelata dalla BCE e riportata dall’agenzia Reuters, secondo cui l’istituto dall’anno prossimo concentrerà gli acquisti di bond sulle scadenze medio-lunghe. Come sappiamo, il “quantitative easing” cesserà alla fine di quest’anno, ma Francoforte continuerà ad investire i proventi derivanti dal pagamento dei bond in scadenza per i prossimi anni. Si calcola che l’istituto si ritroverà così ad acquistare titoli per 180 miliardi nel solo 2019. Per bond a lunga scadenza s’intendono generalmente quelli a 10 o più anni. Pertanto, la sola indiscrezione dovrebbe avere un effetto depressivo sui rendimenti medio-lunghi, appiattendo la curva. Vediamo cosa è accaduto nelle ultime sedute e in che misura.

Perché la curva dei rendimenti piatta negli USA deve farci stare in allerta

Prendiamo i BTp. I decennali dall’annuncio informale ad oggi sono passati dal 2,88% al 2,78%, mentre i biennali – titoli che fungono da riferimento per il breve termine – sono scesi dallo 0,88% allo 0,70%. Lo spread 10/2 anni risulta incrementato, quindi, da 190 a 198 punti base. La curva dei rendimenti non solo non si è appiattita in Italia, anzi è diventata un po’ più ripida.

In Germania, i Bund a 10 anni sono passati dallo 0,32% allo 0,29%, mentre gli Schatz a 2 anni praticamente non si sono mossi, restando in area -0,67%. Dunque, per i titoli “benchmark” nell’Eurozona si è effettivamente registrato un leggero appiattimento della curva, con il differenziale tra le due scadenze sceso dall’1% allo 0,96%. E in Francia? Decennali dallo 0,70% allo 0,64%, biennali dal -0,48% al -0,58%, ovvero differenziale in crescita dall’1,18% all’1,23%. Nemmeno in questo caso si è avuto un restringimento dello spread. Infine, in Spagna i Bonos a 10 anni offrono oggi l’1,31% contro l’1,37% pre-annuncio, quelli a 2 anni il -0,25% contro il -0,23%. La curva si è di poco appiattita, passando lo spread 10/2 anni dall’1,6% all’1,56%.

La ragione vera dell’Operation Twist della BCE

Sarà anche per questo che il comparto bancario in borsa non ha risentito negativamente del cosiddetto “Operation Twist” della BCE, in previsione con la fine del QE. I titoli italiani sono aumentati di prezzo di quasi il 3% nel frattempo, oltre 3 volte la media dei concorrenti europei. Eppure, una curva dei rendimenti più piatta avrebbe effetti negativi sul “core” business dei margini d’interesse realizzati dalle banche, visto che gli istituti prestano generalmente a lungo e prendono a prestito a breve. Per loro, una curva piatta implicherebbe ricavi relativamente minori rispetto ai costi.

Investire in borsa adesso ha senso con questa curva dei rendimenti?

Guardando alle scadenze più lunghe, ovvero ai bond trentennali, scopriamo che qui si è registrato, invece, un calo più marcato dei rendimenti, non fosse altro per i maggiori margini di discesa esistenti. Quelli italiani sono scesi dal 3,54% al 3,44%, i tedeschi dall’1,06% allo 0,99%, i francesi dall’1,63% all’1,45% e gli spagnoli dal 2,60% al 2,47%. Dunque, i mercati stanno premiando le scadenze più lontane, confidando che sarebbero proprio quelle beneficiarie dell’operazione prossima di Francoforte. Se questo è vero, allora la mossa della BCE servirebbe a contenere il “bagno di sangue” atteso sulla parte lunga della curva del mercato obbligazionario con il rialzo dei tassi. Qui, i prezzi risultano più sensibili alle variazioni dei rendimenti, ragione per cui le perdite, che già si sono materializzate in parte negli ultimi mesi, saranno maggiori nei prossimi anni. Del resto, un BTp a 10 anni è arrivato ad essere comprato a poco più dell’1%, quando il suo rendimento naturale non sarebbe inferiore a 3-3,5 volte tanto.

La logica dell’operazione “twist” sarebbe, dunque, questa, pur non dichiarata: attenuare le perdite sui mercati, giustificando la misura con la necessità di contenere i maggiori costi a carico dei contribuenti con la lievitazione dei rendimenti. Ma qui si sta cercando di salvare il mercato da una gigantesca bolla finanziaria alimentata proprio dalle banche centrali, non i governi.

 

 

 

 

 

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Argomenti: Bce, bolla finanziaria, bond sovrani, Mario Draghi, quantitative easing, rendimenti bond, stimoli monetari

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