L’OPEC tornerà a controllare il mercato del petrolio?

Se la produzione di petrolio negli USA scenderà nei prossimi mesi, l'OPEC tornerà a controllare il mercato del greggio?

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Se la produzione di petrolio negli USA scenderà nei prossimi mesi, l'OPEC tornerà a controllare il mercato del greggio?

La IEA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia, ha stimato nei giorni scorsi un calo della produzione di petrolio nel 2016 per i paesi fuori dall’OPEC del 2% a 58 milioni di barili al giorno. Si tratta di una revisione radicale delle previsioni di luglio, quando la stessa IEA stimava una crescita dello shale di 60 mila barili al giorno. Adesso, gli analisti si aspettano che l’offerta USA scenda di 500 mila barili al giorno in autunno, di cui la metà sarebbe minore produzione di shale. Da solo, ciò non riequilibrerà il mercato, ma sarà pur sempre un’inversione di tendenza significativa, considerando che dal 2010 ad oggi, l’America ha incrementato la sua produzione di greggio del 90% e che il ritmo medio di crescita dell’ultimo triennio è stato di 1 milione di barili al giorno. Ad avere incentivato l’aumento della produzione hanno concorso 2 fattori: i bassi tassi di interesse e gli alti prezzi del petrolio. Lo dimostra il fatto che negli ultimi 5 anni, le compagnie americane abbiano investito complessivamente più del cash generato. La differenza è stata finanziata dal mercato ai tassi bassissimi di questi anni e la remunerazione del capitale è stata altissima, grazie a quotazioni che lo scorso anno hanno oltrepassato i 100 dollari al barile.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/petrolio-quotazioni-verso-i-40-dollari-tra-scorte-usa-export-saudita-e-bassa-crescita/  

Verso aumento tassi USA con quotazioni petrolio basse

Le cose stanno cambiando, però, perché i tassi USA verranno presto alzati e le quotazioni sono più che dimezzate rispetto a un anno fa. E’ vero, però, che se lo scorso anno si parlava di 65 dollari al barile quale livello medio di “break-even”, ossia il prezzo minimo al barile per coprire i costi, oggi tale soglia sarebbe scesa intorno ai 45 dollari, il 30% in meno, grazie alla politica di riduzione dei costi e dei guadagni di efficienza. Resta il fatto, però, che gli investimenti sono già stati parzialmente tagliati e lo saranno ancora di più nel settore, quando il costo del denaro crescerà. Ciò renderà, infatti, necessario incassare più dollari per ogni pozzo trivellato, altrimenti il capitale non sarebbe remunerato. Poiché non sarebbero in vista aumenti significativi della domanda, ma l’OCSE ha persino tagliato oggi le sue stime sulla crescita mondiale, Cina inclusa, sul versante dei ricavi non ci sarebbero prospettive incoraggianti. Da qui, la previsione di un taglio degli investimenti americani più robusto, il che implica che la futura produzione USA tenderà a stabilizzarsi al ribasso nel medio termine, possibilmente un pò sotto i 9 milioni di barili al giorno.   APPROFONDISCI – https://www.

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OPEC torna a controllare il mercato?

Basta questo per fare cantare vittoria all’OPEC, che avrebbe così impedito alle forze produttrici esterne di sottrargli quote di mercato? La risposta non è scontata. Gli USA sono il terzo produttore di greggio al mondo, dopo Russia e Arabia Saudita, ma Mosca ha incrementato quest’anno la sua produzione di 200 mila barili al giorno, contrariamente alle attese di un taglio di mezzo milione e di 1 milione al giorno entro il 2017; lo stesso è accaduto in Colombia. Questi paesi, grazie alla flessibilità dei loro cambi, hanno parzialmente coperto le perdite generate dal crollo dei prezzi con il deprezzamento del rublo e del peso, che ha aumentato i ricavi per barile venduto ed espressi  in dollari. Ciò ha incentivato le loro produzioni pur in un ambiente così depresso sul fronte prezzi.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/petrolio-quotazioni-fino-a-20-per-goldman-sachs-scontro-sul-summit-opec/  

Quotazioni a 100 dollari improbabili nel medio periodo

Ad oggi, le compagnie petrolifere americane hanno cercato di tenere alta la produzione proprio per massimizzare i ricavi con i quali pagare gli ingenti prestiti ricevuti dalle banche e dal mercato, ma ciò ha inasprito la crisi nei mesi scorsi, allontanando il riequilibrio tanto perseguito da alcuni membri dell’OPEC, come il Venezuela.

Difficile, però, che si arrivi nel medio termine nuovamente a 100 dollari al barile, cosa che farebbe scattare gli investimenti fuori dall’Organizzazione, pur con un costo del denaro più alto. Pertanto, le quotazioni potrebbero sostare negli anni futuri tra i livelli attuali e i massimi toccati 15 mesi fa, nel difficile equilibrio tra domanda e offerta da un lato e tra produzione attuale e futura dall’altro. L’OPEC non tornerebbe a fare il bello e il cattivo tempo del passato, perché dovrebbe guardarsi costantemente le spalle dai produttori al di fuori di essa. Una cosa è certa: quando il mercato dei capitali tornerà ad essere disciplinato, tanti investimenti finora effettuati non sarebbero più sostenibili.   APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/petrolio-quotazioni-fino-a-20-per-goldman-sachs-scontro-sul-summit-opec/        

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