L’OCSE suona l’allarme sui bassi tassi: minacciano crescita, pensioni e assicurazioni

I bassi tassi minaccerebbero la crescita dell'economia nel lungo periodo, le pensioni e le assicurazioni. Lo sostiene l'OCSE e il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, condivide.

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I bassi tassi minaccerebbero la crescita dell'economia nel lungo periodo, le pensioni e le assicurazioni. Lo sostiene l'OCSE e il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, condivide.

In una conferenza a Parigi, l’OCSE lancia un avvertimento alle principali banche centrali, BCE e Federal Reserve in primis: mantenere troppo a lungo i tassi così bassi potrebbe minacciare la crescita dell’economia nel lungo periodo e rappresentare una minaccia per alcuni settori, come i fondi previdenziali e le compagnie assicurative. Per tale allarme si sono pronunciati prima il governatore olandese Klaas Knoot e successivamente anche il capo di Bankitalia, Ignazio Visco. Visco ha mostrato di condividere le preoccupazioni espresse poco prima dal collega olandese, anche se ha precisato che fino ad oggi non si sarebbero presentati quei segnali, che lascerebbero intuire che vi sia in corso squilibri generalizzati. Tuttavia, ha confermato che esisterebbero pericoli per la solvibilità dei fondi pensione e dei gruppi assicurativi.   APPROFONDISCI – La Bundesbank ammonisce Draghi: i tassi BCE sono troppo bassi  

Stimoli BCE minacciano crescita Eurozona

Nel corso del dibattito, l’OCSE ha rilevato come la principale fonte di preoccupazione per questi settori sia da collegare alla loro ricerca di investimenti più remunerativi, dato il quadro desolante dei rendimenti vigenti sul mercato, cosa che spingerebbe le compagnie ad acquistare anche titoli più a rischio, pur di assicurare ai clienti il rendimento minimo richiesto e di evitare di perdere quote.

Tuttavia, questo scenario già allarmante si arricchirebbe di rischi ancora più elevati, considerando che dall’anno prossimo tali compagnie dovranno coprire ai fini del Solvency II ratio – un coefficiente di solvibilità – i titoli più a rischio con maggiore capitale proprio, ma lo stesso dovranno fare anche con quelli apparentemente non rischiosi, se concentreranno gli investimenti in titoli a breve scadenza. I timori sono avvertiti, in particolare, in Germania e Olanda, economie creditrici, dove il risparmio eccede l’indebitamento e viene investito in fondi pensione e nelle assicurazioni. Non è un caso che siano proprio questi i paesi dove si registrano le maggiori opposizioni agli stimoli monetari di Mario Draghi, specie al “quantitative easing”.   APPROFONDISCI – Deutsche Bank: bene il quantitative easing, ma attenzione alle bolle da bassi tassi  

Troppa liquidità fa male

Dunque, il mix tra regole più severe sul fronte della copertura dei rischi e bassi tassi prolungati sarebbe tossico per questi due importanti settori, ossia il ramo vita e la previdenza integrativa, ma per l’OCSE ci sarebbero problemi per tutta la crescita dell’economia nel lungo termine.

Si tratta, a ben vedere, di una critica postuma alle politiche monetarie ultra-accomodanti di questi anni, che hanno inondato i mercati finanziari di liquidità, finendo paradossalmente per renderli poco liquidi, a causa degli ingenti acquisti realizzati dalle banche centrali di titoli di stato e obbligazioni private. Si pensi alla BCE in questi mesi, che riscontra difficoltà a comprare bond governativi, essendo l’offerta relativamente scarsa, in relazione alla domanda complessiva. Identico problema in Svezia, dove i rendimenti sovrani stanno crescendo di pari passo con l’attuazione del QE della Riksbank, trovandosi l’istituto a fare i conti con un mercato poco liquido.   APPROFONDISCI – La Svezia assiste al fallimento del suo QE: corona su e rendimenti in rialzo  

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