L’OCSE smentisce Renzi: le tasse sul lavoro salite nel 2014, cuneo fiscale al 48,2%

Crescono le tasse sul lavoro in Italia, nonostante il bonus Irpef degli 80 euro del governo Renzi. Impietosa l'analisi dell'OCSE, che ci pone ai vertici della classifica sulla pressione fiscale.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Crescono le tasse sul lavoro in Italia, nonostante il bonus Irpef degli 80 euro del governo Renzi. Impietosa l'analisi dell'OCSE, che ci pone ai vertici della classifica sulla pressione fiscale.

La raffica delle cifre appena pubblicata dal rapporto “Taxing Wages” dell’OCSE smentirebbe quanto va sostenendo da settimane il governo Renzi, ovvero che nel 2014 sarebbero state abbassate le tasse e, in particolare, sui redditi da lavoro dipendente. Il famoso bonus Irpef degli 80 euro al mese, di cui hanno beneficiato lo scorso anno circa 10 milioni di dipendenti, non avrebbe impedito, però, che la pressione fiscale sui salari e gli stipendi degli italiani continuasse a crescere. Il rapporto dell’OCSE stima una crescita al 48,2% del cuneo fiscale per i single in Italia, pari alla differenza tra il costo del lavoro sostenuto dall’impresa e il salario netto percepito dal lavoratore. Rispetto al 2013, l’incremento è dello 0,4% e risulta superiore del 12% della media OCSE, pari al 36%, in crescita a sua volta dello 0,1%.   APPROFONDISCI – Irpef 2014: aumenti in busta paga fino a 200 euro al mese con il taglio del cuneo fiscale  

Crescono le tasse sul lavoro

Nella classifica stilata dall’Organizzazione con sede a Parigi, l’Italia si pone così al sesto posto tra i 34 membri. Primo risulta il Belgio con il 55,6% (-0,08%), seconda l’Austria con il 49,4% (+0,17%), terza la Germania con il 49,3% (-0,09%), quarta l’Ungheria con il 49% (invariata) e quinta la Francia con il 48,4% (-0,4%). Il paese più amico dei lavoratori sembra proprio il Cile, dove il cuneo fiscale è appena del 7%, ma se la passano bene anche gli svizzeri con il 22,2%. Le cose peggiorano per il nostro paese, se si considerano le famiglie mono-reddito e con 2 figli. In questo caso, i lavoratori italiani risultano gravati da un cuneo fiscale del 39%, in aumento dello 0,5% sul 2013, preceduti solo dalla Grecia con  il 43,4% (ma in calo dell’1,1%), Belgio con il 40,6% e la Francia con il 40,5%. Ultima la Nuova Zelanda con  il 3,8%, molto bene anche l’Irlanda con il 9,9%.   APPROFONDISCI – In Italia si lavora per lo Stato fino al 12 giugno. Pressione fiscale al 44,4% nel 2013   Tornando ai redditi dei single, la tassazione è appesantita, in particolare, dai contributi previdenziali sostenuti dall’impresa, pari al 24,3% del costo del lavoro, il quarto livello più alto nell’area OCSE, dove prima è la Francia con il 27,7%. L’imposta sui redditi rappresenta, invece, il 16,7% del costo del lavoro e i contributi a carico del lavoratore il 7,2%.

Gli italiani guadagnano meno e i loro redditi crescono più lentamente

Per questo, il costo medio del lavoro per un dipendente italiano ammonta, a parità di potere di acquisto, a 55.395 dollari, in sedicesima posizione tra i paesi OCSE, mentre  il salario lordo di un lavoratore italiano scende a 40.426 dollari, al diciannovesimo posto. Tradotto, fanno 30.463 euro, molto meno dei 46.000 della Germania, dei 37.400 della Francia, ma anche dei 34.500 dell’Irlanda. Infine, mentre la crescita dei salari nel 2014 in Italia è stata appena dell’1,4%, in Germania è stata il doppio, in Irlanda del 4%, mentre in Grecia si è registrato un calo del 2,9% e in  Portogallo dell’1,2%. E si tenga conto dell’inflazione allo 0,1% e all’aumento delle imposte personali dello 0,5%, che hanno reso l’incremento dello scorso anno nel nostro paese ancora più impercettibile per i lavoratori.   APPROFONDISCI – Istat: il pil torna sotto l’anno 2000. Crescono l’economia sommersa e la pressione fiscale  

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Argomenti: Economia Italia, Governo Renzi, pressione fiscale