L’Ocse invita la Bce a portare in negativo i tassi sui depositi

L'Ocse taglia le stime sulla crescita in Italia: Pil a -1,8% nel 2013. Allarme di Parigi anche sulle politiche monetarie di Fed e BoJ

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L'Ocse taglia le stime sulla crescita in Italia: Pil a -1,8% nel 2013.  Allarme di Parigi anche sulle politiche monetarie di Fed e BoJ

Previsioni nel complesso incoraggianti da parte dell’Ocse sull’ economia dell’Eurozona nonostante l’area della moneta unica sia sempre più caratterizzata da  un ampliamento delle divergenze interne in termini di crescita e da una disoccupazione che dovrebbe salire quest’anno al 12,1%, in contemporanea a un calo del pil dello 0,6%. L’anno prossimo, poi, i disoccupati dovrebbero aumentare al 12,3%, mentre il pil dovrebbe risalire di un tiepido 1,1%.

 

I tassi Bce devono essere abbassati secondo l’Ocse

Per questo motivo, Parigi chiede che la BCE intervenga con ulteriori abbassamenti dei tassi di riferimento, con l’acquisto dei titoli di stato sul mercato, altre misure non convenzionali per sostenere il credito verso le pmi e, se fosse necessario, invita Francoforte ad adottare tassi negativi sui depositi overnight.

Allargando lo sguardo sullo scenario mondiale, l’Ocse prevede una crescita molto più dinamica negli USA, un’Europa inceppata e un Giappone incerto, anche se l’Abenomics potrebbe sortire qualche effetto positivo. Sui Brics, la Russia rischia la stagflazione, mentre la Cina potrebbe continuare a crescere a ritmi sostenuti.

Ma le politiche monetarie delle principali banche centrali del pianeta continueranno ad essere determinanti per la crescita. L’istituto, però, mette in guardia dalle conseguenze di un possibile rallentamento delle misure adottate dalla Federal Reserve, che potrebbero comportare un improvviso aumento dei rendimenti sui bond e un impatto negativo sulla crescita. Al contrario, il prolungamento delle misure molto accomodanti potrebbe creare una bolla e spingere gli investitori ad assumersi rischi eccessivi.

Il ritorno a un funzionamento corretto della politica monetaria potrebbe avvenire, quindi, solo con la sostenibilità fiscale, a sua volta frutto di scelte decisive sul lato delle riforme strutturali.

 

Crescita economica: sempre più lontana la ripresa dell’Italia 

La lettura dei dati del capo economista e vice-segretario Ocse, Pier Carlo Padoan, non lascia spazio neppure a un moderato ottimismo. Se la ripresa dell’Eurozona potrebbe intravedersi nella seconda metà di quest’anno, per l’Italia pare che dovremmo attendere ancora almeno 12-13 mesi. E il via libera alla chiusura della procedura d’infrazione contro l’Italia non libererebbe risorse sufficienti a stimolare la ripresa, anche perché il deficit si pone quest’anno già ai limiti del livello massimo consentito.

Ancora un peggioramento delle stime di crescita per l’Italia. Stavolta è l’Ocse a prevedere per la nostra economia un dato peggiore per quest’anno e il 2014. Il pil dovrebbe scendere dell’1,8% nel 2013 (-1% nel rapporto di novembre e -1,5% nella survey di inizio maggio), mentre l’anno prossimo la ripresa sarà molto debole e contenuta allo 0,4% del pil, quando a novembre si stimava ancora un +0,6% e a inizio di questo mese un +0,5%.

In cambio, la disoccupazione in Italia sarà destinata a salire al 11,9% quest’anno e al 12,5% l’anno prossimo, mentre l’occupazione calerà rispettivamente dell’1% e dello 0,6%. Malgrado il peggioramento delle previsioni, però, l’istituto di Parigi calcola un deficit pubblico al 3% per quest’anno e in calo al 2,25% nel 2014, entro i limiti stabiliti dal Patto. Male il debito, che salirà al 131,7% nel 2013 e al 134,3% nel 2014. Per contro, almeno l’inflazione è prevista in discesa all’1,6% quest’anno e all’1,2% il prossimo e grazie alla maggiore competitività dei prezzi, l’export dovrebbe crescere del 2,9% e del 4,9% rispettivamente. 

 

Pagamento debiti Pubblica Amministrazione: una misura in grado di portare sollievo

Il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese italiane dovrebbe dare un pò di sollievo alla nostra economia, sebbene l’Ocse preveda che la ripresa non arriverà da noi prima della seconda metà del prossimo anno. Proprio oggi, dovrebbe quasi certamente essere approvata la proposta della Commissione UE di chiudere la procedura d’infrazione per deficit eccessivo contro l’Italia, aperta nel 2009.

Per il nostro Paese significa un “tesoretto” di 8-10 miliardi di investimenti, che potrebbe essere sbloccato, grazie ai limiti meno stringenti che sarebbero d’ora in poi applicati dall’Europa.

 

 

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