Lockdown totale in Italia da lunedì 16, ecco i numeri che lo segnalano

L'emergenza Covid si aggrava in Italia e la suddivisione delle regioni in giallo, arancione e rosso non sta funzionando. Possibili restrizioni come a marzo sin dalla prossima settimana.

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L’Italia arlecchina si scurisce sempre più. In zona arancione, dopo Sicilia e Puglia, sono finite anche Liguria, Toscana, Abruzzo e Basilicata. In rosso, oltre a Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Calabria, si trova adesso anche la provincia autonomia di Bolzano. La Campania resta sotto stretta sorveglianza e da gialla potrebbe finire direttamente in rosso, mentre in arancione rischiano di passare Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia-Romagna. Entro la fine di questa settimana, quindi, soltanto sei regioni resterebbero gialle (Lazio, Umbria, Molise, Sardegna e Marche, oltre alla provincia autonomia di Trento). Tuttavia, questo schema non funziona granché bene e neppure convince i medici italiani, che invocano il lockdown totale sull’intero territorio nazionale.

Il governo vorrebbe prendersi del tempo prima di optare per tale soluzione ultra-restrittiva, anche se il ministro della Salute, Roberto Speranza, già si è speso a favore di una tale ipotesi. Domenica 15 novembre saranno due settimane che le nuove restrizioni dell’esecutivo saranno entrate in vigore e, a quel punto, Palazzo Chigi vorrà tirare le prime somme per capire se stiano funzionando o se necessitino di un potenziamento.

I dati dei primi 10 giorni di novembre non sono incoraggianti. Il numero dei contagi è stato complessivamente di 316.033 unità, pari a una media giornaliera di oltre 31.600 casi. I morti sono stati 3.712, equivalenti all’1,17% dei contagi del periodo, sebbene andrebbero più correttamente computati a un periodo più ampio, trattandosi di persone che verosimilmente saranno state contagiate diverse settimane prima del decesso. Male anche i dati sulle terapie intensive: +1.128 a 2.971 i posti letto occupati, segnando un incremento di oltre il 61% rispetto alla fine di ottobre.

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Ipotizzando che i nuovi positivi crescano al ritmo costante di 31.600 al giorno per i restanti 20 giorni di novembre, a fine mese avremmo altri 632.000 casi e, con questa incidenza, altri 7.400 morti, nonché altri 2.200/2.300 ricoveri in terapia intensiva e non meno di 20.000 nuovi ricoveri in reparto.

Si andrebbe verso il collasso del sistema sanitario. I posti di terapia intensiva occupati salirebbero a circa 5.000, il 20% in più rispetto al picco di inizio aprile, sebbene da allora la disponibilità risulta decisamente accresciuta.

La Federazione dei medici, però, mette in guardia dal rischio di trascurare troppo e troppo a lungo gli altri malati, quelli che adesso hanno preso l’aggettivo di “ordinari”, ma che risultano in molti casi essere pazienti con patologie molto gravi e potenzialmente letali, se non si interviene in tempo. Questi numeri non lasciano spazio a ipotesi soft. Il governo tentenna, gioca con i 21 criteri studiati per mappare l’Italia sulla base del grado di rischio effettivo e rinvia le decisioni impopolari, come quella se chiudere o meno la Campania. La regione di Vincenzo De Luca risulta essere la seconda più colpita dalla pandemia in queste ultime settimane dopo la Lombardia e, pur con un tasso di mortalità rassicurante, ne segnala uno preoccupante di positività rispetto ai tamponi eseguiti: 18%, sopra la media nazionale del 16-17%.

Domenica prossima, anziché decidere quali regioni dovranno cambiare colore, con ogni probabilità il premier Giuseppe Conte emanerà un nuovo Dpcm per imporre il lockdown su tutto il territorio nazionale. Bar e ristoranti verranno chiusi ovunque, così come i centri commerciali. La circolazione sarà consentita all’interno dei soli comuni di residenza, ad eccezione di motivi di lavoro, salute e urgenze. Non sarà possibile spostarsi da una regione all’altra e il coprifuoco verrebbe esteso a tutta la giornata, come già accade nelle regioni rosse. Si potrà uscire solo per i suddetti casi, magari rispetto alla primavera scorsa si consentirà ai cittadini di prendere un po’ d’aria nei pressi delle proprie abitazioni con minore rigidità, ma evitando assembramenti, mantenendo le distanze e indossando la mascherina. A Natale, le restrizioni verrebbero parzialmente allentate, ma solo per consentire alle famiglie di riunirsi per stare insieme durante le feste, almeno negli stretti nuclei composto da genitori, figli e fratelli e sorelle.

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