Lockdown a Natale? Scordiamoci le tavolate ai pranzi, le chiusure ci saranno

Non ci aspetta un Natale normale quest'anno. L'emergenza Covid non ci lascerà per le feste e le restrizioni verranno almeno in parte mantenute.

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Che Natale sarà quest’anno? E’ uno degli argomenti più cercati su Google in questi giorni, specie da quando il governo ha imposto un altro lockdown gradato sulla base del rischio sanitario di ciascuna regione, attraverso la suddivisione del territorio nazionale in tre fasce: gialla, arancione e rossa. Ci sarebbe anche la verde, cioè quella a rischio sostanzialmente molto basso, ma nessuna regione ha la fortuna di rientrarvi. In teoria, l’esecutivo ha imposto le restrizioni per mettere in salvo il Natale. Lo stesso hanno dichiarato un po’ tutti i leader europei, ma i tedeschi – si sa – sono meno retorici e la cancelliera Angela Merkel ha ammesso con l’asciuttezza che la caratterizza che “l’inverno sarà lungo” e che non vede ragioni per essere troppo ottimista per il breve termine.

Frau ha concesso, tuttavia, che nessun tedesco sarà costretto a trascorrere le feste in solitudine, bensì nel suo nucleo familiare. E Boris Johnson promette di puntare a un Natale quanto più normale possibile, così come il francese Emmanuel Macron. Queste le chiacchiere, la realtà è altra roba. I contagi da Covid stanno accelerando un po’ ovunque nelle ultime settimane. In Italia, è stata superata ormai la media di 30 mila, in Francia la nuova soglia di riferimento è diventata quella dei 50 mila. E nella stessa Germania, dove se la passano meglio di quasi tutti in Europa, si è giunti a 20 mila.

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I lockdown parziali o totali sono stati imposti dai governi con l’obiettivo di porre un freno alla mobilità delle persone e, quindi, agli stessi contagi.

I risultati si vedranno verosimilmente da fine novembre, ma non aspettiamoci una discesa rilevante della curva. Vi ricordate in primavera scorsa? Prima che i governi siano tornati ad aprire tutto sono trascorsi almeno due mesi pieni. Fino ad allora, la curva dei contagi, pur calante già dopo 3-4 settimane, risultava ancora alta. Ma allora le temperature andavano salendo con l’arrivo della bella stagione, stavolta andranno a diminuire con l’ingresso nell’inverno. E il freddo è amico dei virus.

A differenza di marzo, poi, questi lockdown sono meno restrittivi. Il divieto di circolazione, se non per valide ragioni certificate, si ha praticamente ovunque solo di notte. Durante il giorno, ci si può ancora spostare più o meno liberamente, semmai in un raggio più breve. Nelle regioni arancioni e rosse, ad esempio, non si può uscire fuori dal proprio Comune di residenza. Le stesse attività rimaste aperte risultano di gran lunga maggiori. E a scuola gli alunni fanno lezione in aula fino almeno alla seconda media, con il risultato che la mobilità delle persone resta elevata, contrariamente al periodo marzo-maggio di quest’anno.

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Difficile per quanto sopra detto che il Covid decida di lasciarci con l’arrivo delle feste. Se i contagi giornalieri si abbasseranno, è probabile che rimangano elevati e tali da non consentire ai governi una riapertura indiscriminata delle attività. Verrebbero accusati di ripetere gli errori commessi in estate, quando per rianimare la stagione turistica si respirò in Europa un clima da “liberi tutti”. E Natale è per tradizione occasione di riunione nelle famiglie, di vacanze, di tavolate con parenti e amici, insomma momento di rimpatriate, aggregazioni. Per non urtare la suscettibilità dei cittadini al termine di un anno difficilissimo sul fronte economico e non meno su quello psicologico, le restrizioni saranno quasi certamente allentate, ma non per fare baldoria nei locali o per riunirsi a decine nelle case alle tombolate.

Decine di miliardi di fatturato in fumo per Natale

Lo scenario che avanza è quello di un Natale austero, all’impronta sì di un minimo sollievo dalle restrizioni più dure, ma dobbiamo solo sapere che le feste coincidono con il picco influenzale nell’Italia settentrionale e precedono di qualche settimana il raggiungimento del picco al sud. Poiché il Covid è un virus e, in quanto tale, simile per caratteristiche a quello dell’influenza, dovremmo attenderci uno stato di massima allerta sanitaria proprio in quelle settimane. Sarebbe illogico per un governo chiudere oggi per riaprire tutto a Natale e richiudere tutto dopo l’Epifania. Dunque, ci sarà solo un allentamento delle misure e dopo che verosimilmente queste verranno inasprite entro la fine di novembre. Perché i contagi continueranno ad accelerare in Italia e nel resto d’Europa, mettendo sotto pressione gli ospedali.

A farne le spese saranno i soliti ristoratori e, in generale, il complesso turistico-ricettivo. Niente cenone di San Silvestro, niente vacanze in giro per il mondo, niente gite fuori porta. E il Made in Italy pagherà il prezzo più alto, perché pranzi e cene in famiglia con maxi-tavolate significano consumi di prodotti alimentari locali. La filiera agroalimentare, già provata dalla crisi, patirà ancora di più. In totale, in fumo andranno 25 miliardi di fatturato. I negozi vanno incontro a uno scenario da incubo – si pensi solamente al giro d’affari dell’abbigliamento, un quarto del totale dell’anno nel periodo – mentre faranno festa colossi come Amazon, dato che i consumatori faranno più shopping online. Rischiamo un’ecatombe commerciale.

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