Lockdown a Natale possibile, ecco perché i numeri inducono al pessimismo

Il numero dei positivi cresce giornalmente a ritmi che impensieriscono il governo italiano. Entro Natale rischiamo una nuova chiusura totale.

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Lockdown a Natale non escluso dal premier Giuseppe Conte

Il premier Giuseppe Conte non esclude più un secondo “lockdown” totale entro Natale, pur rispondendo alla domanda dei giornalisti che spetterebbe alle regioni valutarne l’adozione. Il virologo dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, qualche giorno fa ha dichiarato che la chiusura sarebbe “nell’ordine delle cose”, avvertendo che la curva dei contagi stia salendo e che di questo passo rischiamo di registrare numerose vittime. La situazione è allarmante ancora di più all’estero. Nel Regno Unito, il premier Boris Johnson ha predisposto un sistema di restrizioni a semaforo, cioè relativi a tre gradi di rischio sanitario. Di fatto, Londra si sta avviando verso un nuovo “lockdown”, dati gli altissimi numeri dei nuovi contagi giornalieri.

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Ancora peggio va in Francia, dove il presidente Emmanuel Macron, in un discorso a reti unificate, mercoledì sera ha voluto essere chiaro sulla gravità della situazione, annunciando il coprifuoco tra le ore 21 di sera e le ore 6 di mattina per 28 giorni e prorogabile fino agli inizi di dicembre a Parigi e altre otto città, tra cui Marsiglia, Grenoble, Lione e Tolosa. In Spagna, la Catalogna ha chiuso bar e ristoranti per 15 giorni. L’Irlanda del Nord ha imposto una chiusura simile a quella di marzo per un mese e in Olanda è scattata la chiusura di bar, pub e ristoranti e dopo le ore 20 è vietata la vendita di alcolici e cannabis.

I calcoli terrificanti della cancelliera Merkel

La Germania è uno dei paesi meglio messi al mondo, ma la cancelliera Angela Merkel si mostra abbastanza preoccupata. Da fisico e moglie di uno scienziato – il marito Joachim Sauer è un chimico di fama – sa maneggiare i numeri e ha notato come i contagi tra i tedeschi siano raddoppiati per quattro volte in tre mesi.

Di questo passo, teme che entro gennaio il virus si diffonda in Germania a ritmi di oltre 75 mila nuovi casi al giorno.

Se usiamo lo stesso metodo di calcolo della cancelliera, la situazione in Italia risulterebbe altrettanto allarmante. Da Ferragosto, i contagi sono raddoppiati per tre volte e mezzo. A questi ritmi, entro la metà di dicembre ci ritroveremmo a non meno di 85 mila nuovi casi giornalieri. Non sappiamo, tuttavia, se questo modo di prevedere la crescita del virus sia corretto. Di certo, le probabilità che a Natale saremo nuovamente rinchiusi in casa crescono di settimana in settimana. La media mobile settimanale tende a registrare ormai quasi un raddoppio dei casi ogni 7 giorni. Per fortuna, il numero dei morti non sta seguendo lo stesso trend, pur risultando il più alto da giugno. Il tasso di mortalità nell’ultimo mese si è attestato a un confortante 0,79%. Sfiorava il 15% nei mesi “caldi” dell’emergenza e risulta notevolmente inferiore alla media del 9,7%.

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Lockdown a Natale, perché è possibile

A rendere più probabile un secondo “lockdown” sotto Natale concorrono due situazioni: il fatto che un po’ tutti i grandi paesi europei ci stiano pensando, per cui l’Italia non sarebbe una triste eccezione come lo fu ai primi di marzo; il timore che il clima vacanziero a dicembre possa accrescere la mobilità e le occasioni di contagio. Se ricordate bene, le restrizioni alla libertà di movimento vennero rimosse solo dopo la Festa del 2 Giugno, così da evitare scampagnate e gite fuori porta. E dicembre è mese festivo per eccellenza. Si parte con il ponte di Sant’Ambrogio a Milano e dell’Immacolata in tutta Italia e si passa per il Natale, Santo Stefano e Capodanno. Di fatto, un paio di settimane a disposizione per staccare dal lavoro e recarsi da parenti, amici o in vacanza altrove.

Il problema dei “lockdown”, però, è che mettono in freezer l’economia. Una seconda chiusura allontanerebbe la ripresa e farebbe sprofondare il pil ulteriormente a doppia cifra. E il solo effetto-annuncio rischia di avere conseguenze devastanti per albergatori, agenzie di viaggio, compagnie aeree, ristoranti, agriturismi e negozi. Chi mai programmerà uno spostamento, se teme che lo stato gli imporrà di rimanere a casa o gli ridurrà la libertà di muoversi sullo stesso territorio nazionale? Miliardi di fatturato traballano e grossa parte di questi riguarda il Made in Italy, ossia abbigliamento e alimentari in testa.

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