Lo Stato non può pagare i debiti della Pubblica Amministrazione perché “ce lo chiede l’Europa”

Per far rifiatare il tessuto economico italiano lo Stato dovrebbe sbloccare 40-45 miliardi di debiti delle PA ma non può farlo per via dei paletti imposti da Bruxelles

di Stefano Fugazzi, pubblicato il
Per far rifiatare il tessuto economico italiano lo Stato dovrebbe sbloccare 40-45 miliardi di debiti delle PA ma non può farlo per via dei paletti imposti da Bruxelles

Da qualche tempo a questa parte le imprese e le associazioni chiedono allo Stato, sempre con maggiore insistenza, il pagamento debiti pregressi delle Pubbliche Amministrazioni verso i privati. Secondo alcuni osservatori occorre mettere in circolo almeno 40-50 miliardi per poter davvero far rifiatare il nostro tessuto economico. “I mercati hanno già scontato la presenza di questo macigno” spiega il segretario della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna), Sergio Silvestrini. Le agenzie di rating, lo sappiamo bene, più che il nostro debito hanno nel mirino la mancata crescita. E 40-50 miliardi potrebbero far ripartire gli investimenti, l’occupazione e la crescita”.

 

Ma se allora le agenzie di rating hanno già scontato la presenza di questi debiti, a che cosa si deve la scelta del governo di dilazionarne il pagamento nel corso del tempo?

È semplice” – spiega il Professor Antonio Maria Rinaldi a Investire Oggi – “Se lo Stato pagasse in un colpo solo i 100 e passa miliardi di debiti verso il sistema delle imprese, il rapporto debito pubblico/PIL schizzerebbe al 145%. E poi i vincoli di bilancio imposti dall’Europa ci farebbero rientrare nelle procedure d’infrazione. Il problema è quello di un cane che si morde la coda”.

 

Spesa pubblica corrente e in conto capitale

Facciamo un passo indietro e spieghiamo ai nostri lettori come si contabilizza la spesa pubblica. Questa si divide in spesa corrente (utilizzata per pagare stipendi, manutenzioni, materiali di consumo etc.) e spesa in conto capitale (cioè per gli investimenti).

I debiti commerciali relativi alla spesa corrente sono contabilizzati secondo un criterio di “competenza”. La transazione viene pertanto registrata quando la prestazione ha luogo, non quando il pagamento viene effettuato, con il risultato che tali debiti incrementano il deficit nell’anno in cui avviene la prestazione. Se un fornitore esegue, per esempio, un lavoro di manutenzione per conto della Pubblica Amministrazione nell’anno corrente ma non viene pagato, il debito nei suoi confronti influenzerà comunque il deficit del 2013. Se questo debito sarà poi saldato l’anno seguente, e se lo Stato non ha disponibilità di cassa, si dovrà ricorrere all’emissione di titoli di Stato per finanziare il pagamento, aumentando così lo stock complessivo di debito pubblico.

I debiti commerciali relativi alla spesa in conto capitale, invece, seguono il criterio di “cassa”. La transazione viene, infatti, registrata non quando la prestazione ha luogo, ma quando il pagamento viene effettuato, aumentando – di conseguenza – il deficit nell’anno in cui avverrà il pagamento. Anche in questo caso lo Stato, qualora non vi siano disponibilità liquide,  ricorrerà all’emissione di titoli di debito per poter onorare il pagamento.

 

Il più grande paradosso: lo Stato non può salvare le imprese perché “ce lo chiede l’Europa”

Per saldare i debiti pregressi delle Pubbliche Amministrazioni lo Stato deve dunque ricorrere al mercato dei capitali, indebitandosi ulteriormente. Il fatto non rappresenterebbe in sé un problema se l’Europa avesse previsto di allentare la morsa della regolamentazione nei periodi di stress finanziario, permettendo così agli Stati di adottare misure anticicliche. Ma dovendo questi, invece, attenersi scrupolosamente ai vincoli comunitari – e quindi cercare di evitare di incorrere in sanzioni (“procedure d’infrazione”) – si è giunti a quello che si potrebbe definire “il più grande paradosso”: lo Stato, ormai esautorato, non può più ricoprire la sua mansione originaria – ossia tutelare il bene comune e mantenere solvibili i propri contribuenti – ma deve solo adattarsi a regole e cavilli disegnati a tavolino in un ambiente adiabatico.

 

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Argomenti: Economia Italia

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