Lo spread tra Italia e Spagna si è azzerato, vediamo perché

Lo spread decennale tra i titoli di stato italiani e quelli spagnoli oggi si è azzerato, indice che gli investitori starebbero preferendo i BTp ai Bonos. Quale sarebbe la ragione alla base di questa inversione di tendenza?

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Lo spread decennale tra i titoli di stato italiani e quelli spagnoli oggi si è azzerato, indice che gli investitori starebbero preferendo i BTp ai Bonos. Quale sarebbe la ragione alla base di questa inversione di tendenza?

Alle ore 13 di oggi, lo spread tra i titoli di stato italiani e quelli spagnoli risultava azzerato sulla scadenza a 10 anni. I Bonos e i BTp mostravano un differenziale di rendimento di 126 punti base rispetto ai Bund tedeschi. Questi ultimi rendono appena lo 0,37%. Sei mesi fa, i rendimenti decennali spagnoli erano inferiori a quelli italiani di 25 punti base, con la conseguenza che lo spread Bonos-Bund allora era di 142 bp e quello BTp-Bund in zona 167 bp. Il differenziale Italia-Spagna a metà ottobre saliva a 34 bp per la medesima scadenza, quando i mercati iniziarono a scontare una crisi politica in Grecia. Poi, nelle ultime settimane, pur con ampie oscillazioni per gli uni e per gli altri, lo spread tra BTp e Bonos ha iniziato a stringere intorno ai 15 punti base, fino ad arrivare alla seduta di oggi, dove si è praticamente annullato.   APPROFONDISCI – Si allarga lo spread con la Spagna, i mercati iniziano a scontare una crisi politica? Lo spread con la Spagna si allarga a 42 punti. Ecco perché dobbiamo preoccuparci   In mattinata, il Tesoro italiano ha collocato titoli di stato per complessivi 8 miliardi di euro a 3, 7 e 15 anni.

I rendimenti esitati sono stati rispettivamente dello 0,44%, dell’1,23% e del 2,1%, registrando nuovi minimi storici. Mai lo stato italiano aveva emesso debito a costi così bassi; lo stesso vale per Madrid. Ma tornando al rapporto tra i rendimenti spagnoli e quelli italiani, ci rendiamo conto come questa fase sia positiva per i nostri bond. Che cosa sta accadendo?

L’inversione di tendenza

Dal grafico degli spread, notiamo che l’avvicinamento tra Roma e Madrid è avvenuto contestualmente alla crescita dell’attesa del varo del QE, il piano della BCE, che consiste nell’acquisto massiccio di titoli di stato, pari a oltre 50 miliardi di euro al mese da questo marzo fino al settembre del 2016. Che i rendimenti di tutti gli stati dell’Eurozona stringessero era atteso, che quelli italiani sarebbero scesi più degli omologhi spagnoli un pò meno. Una possibile spiegazione potrebbe consistere nel fatto che, essendo il nostro paese un azionista di maggiore peso nella BCE con un capitale del 12,5%, 4 punti in più della Spagna, anche il nostro debito sarà parimenti acquistato dall’istituto in maggiori quantità. Tuttavia, va detto che il peso del nostro debito pubblico sul pil è superiore al 130% del pil, circa 35 punti percentuali in più del debito spagnolo. Fatte le proporzioni, quanto detto sopra sarebbe poco vero. E allora la motivazione sarebbe un’altra. Non certo economica. La Spagna ha sì un deficit superiore al nostro di circa il 2,5% del pil, ma è in piena crescita, mentre l’economia italiana balla tra stagnazione e recessione. Nemmeno i dati macro-economici, quindi, sarebbero alla base dell’inversione di tendenza dello spread BTp-Bonos.   APPROFONDISCI – Eurozona a due velocità: cosa rivelano i dati di Italia, Germania, Spagna e BCE  

Il timore per Podemos?

Resta allora il fattore politico.

Madrid è molto più stabile dell’Italia, dove pure il governo Renzi appare relativamente forte, ma sconta l’avvicinarsi della scadenza elettorale tra ottobre e novembre di quest’anno. Il governo di centro-destra del premier Mariano Rajoy gode della fiducia dei mercati finanziari e dell’apprezzamento anche della Commissione europea, nonché della Germania, ma potrebbe essere sonoramente battuto non già dai socialisti, una forza politica affidabile e collaudata in Spagna, quanto dal neonato movimento dell’estrema sinistra Podemos, guidato dal giovane leader Pablo Iglesias, il cui cavallo di battaglia è da mesi la lotta alla corruzione e l’avversione alle politiche di austerità chieste dalla Troika (UE, BCE e FMI), ricordando molto Syriza in Grecia. Podemos è primo partito nei sondaggi con il 28% dei consensi e la vittoria di Alexis Tsipras a fine gennaio potrebbe galvanizzare ancora di più il suo elettorato. Certo, a differenza della Grecia, dove il premio di maggioranza ha reso possibile a Syriza di sfiorare la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento, qui il discorso sarebbe più complesso, data la diversa ripartizione dei seggi in circoscrizioni più piccole e che avvantaggia essenzialmente i partiti maggiori. Tuttavia, proprio l’ignoto starebbe creando qualche timore tra gli investitori, i quali starebbero preferendo da settimana acquistare i più redditizi BTp, nella convinzione che in Italia l’arrivo al governo dei partiti anti-euro e anti-austerity, come Movimento 5 Stelle e Lega Nord, non si realizzi.   APPROFONDISCI – La vera crisi dell’euro potrebbe arrivare dalla Spagna?    

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