Lo spread della Spagna ha superato quello dell’Italia, cosa spaventa il mercato?

Lo spread della Spagna supera quello italiano. Come mai questo sorpasso?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Lo spread della Spagna supera quello italiano. Come mai questo sorpasso?

Iniziamo col dire che oggi il mercato monetario ha registrato una delle sedute peggiori per Italia e Spagna dall’inizio dell’implementazione sui mercati del “quantitative easing” della BCE. Lo spread BTp-Bund ha aperto in mattinata a 115 punti base sulla scadenza a 10 anni e i nostri titoli decennali sono arrivati a rendere fino all’1,29%, quasi una trentina di bp in più dei livelli a cui erano scesi i rendimenti sovrani italiani durante la seconda settimana di marzo. Quel che sorprende è che il differenziale di rendimento tra i titoli spagnoli e quelli tedeschi, sempre sul tratto decennale, già in apertura aveva agganciato i livelli dell’Italia, quando negli ultimi mesi si era tenuto dietro mediamente di 4-5 bp, finanche a qualche decina di punti. A metà seduta è arrivato il sorpasso: quando manca mezz’ora alla chiusura dei mercati, i rendimenti italiani a 10 anni si attestano all’1,24%, quelli spagnoli all’1,25%. Cos’è successo? Perché il peggioramento relativo della Spagna sull’Italia?   APPROFONDISCI – Lo spread tra Italia e Spagna si è azzerato, vediamo perché  

Default Grecia e periferia Eurozona

La risposta ha poco a che vedere con i dati economici e finanziari, molto con la politica. La Grecia sembra dirigersi realmente verso il default e mentre si specula se ciò porterà o meno anche alla sua uscita dall’euro, l’attenzione degli investitori inizia a spostarsi anche verso il resto della periferia dell’Eurozona, Italia inclusa. Tuttavia, se il nostro paese resta lontano da una ripresa dell’economia e ancora ieri figurava ultimo nella classifica dell’FMI sulle attese di crescita del pil in Europa nel 2016, l’aspetto saliente più imminente è di tipo elettorale: Finlandia, Spagna, Portogallo, Regno Unito andranno al voto da qui alla fine dell’anno. Se il Regno Unito è fuori dall’Eurozona e semmai l’esito delle elezioni potrebbe ripercuotersi sulla sua permanenza nella UE, gli altri 3 paesi sono membri dell’unione monetaria, ma il Portogallo, chiunque vinca, sarà guidato da una coalizione filo-europea, non contraria alle politiche di austerità e alle riforme chieste da Bruxelles. La Finlandia potrebbe, invece, assistere alla vittoria o all’avanzata della destra anti-euro, contraria ai salvataggi, ma parliamo pur sempre di un paese creditore e con la tripla A sui suoi bond.   APPROFONDISCI – Spread BTp-Bund ai massimi da un mese a 112 bp, pesa il fattore Grexit?  

Spagna preoccupa più di Italia

Resta il caso della Spagna, che preoccupa, perché il governo di Mariano Rajoy potrebbe giungere a fine corsa in ottobre, quando si rinnova il Parlamento di Madrid e in testa nei sondaggi risulta Podemos, una formazione di estrema sinistra, guidata dal giovane Pablo Iglesias, contraria alle politiche di austerità e alle riforme, con un programma simile a quello di Syriza in Grecia. Cresce il rischio, quindi, che un altro membro dell’Eurozona possa essere guidato da un governo anti-Bruxelles, il che sarebbe molto più grave nel caso della Spagna, la cui economia pesa per il 10% del pil dell’unione monetaria ed è quarta nell’area, dopo Germania, Francia e Italia. Il mercato confida al contempo che nessuna crisi politica sia in vista nel nostro paese, anche se potrebbe sottovalutare una tale prospettiva, come dimostra il lento indebolimento interno al PD del premier Matteo Renzi, il quale gode ancora di una solida popolarità, ma in discesa. Per questo, gli investitori iniziano a guardarsi più dalla Spagna che dall’Italia, nella previsione di un possibile ciclone anti-euro nei prossimi mesi.   APPROFONDISCI – La vera crisi dell’euro potrebbe arrivare dalla Spagna?  

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Default Grecia