Lo spread con la Spagna si allarga a 42 punti. Ecco perché dobbiamo preoccuparci

Nonostante i rendimenti dei BTp restino bassi, lo spread con la Spagna si allarga sempre più e ora supera i 40 punti base per la scadenza a 10 anni. Il segnale dovrebbe allarmarci per diverse ragioni. E' il divario maggiore dai tempi del governo Berlusconi.

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Dopo le prime battute, in mattinata lo spread tra i BTp e i Bonos a 10 anni è salito a 42 punti base. I rendimenti decennali italiani si attestano, infatti, intorno al 2,56%, mentre quelli spagnoli sul 2,14%. Rispetto ai titoli tedeschi, lo spread italiano è di 168 punti base, quello spagnolo di 126 bp. Rispetto ai livelli minimi toccati nelle scorse settimane, prima che i mercati finanziari tornassero a infiammarsi, sulla scia delle tensioni legate alla Grecia e alla sfiducia sulle capacità di ripresa nell’Eurozona, la Spagna dimostra di mantenere i suoi rendimenti pressoché invariati, mentre l’Italia registra una crescita, apparentemente non preoccupante, dati i livelli assoluti, ma che seduta dopo seduta si conclamano al rialzo. Nell’ottobre del 2013, cioè esattamente un anno fa, i rendimenti italiani erano più bassi di quelli spagnoli per la scadenza a 10 anni di una decina di punti base. Successivamente, il trend ha iniziato ad invertirsi e i titoli spagnoli hanno reso costantemente al di sotto dei bond italiani, anche se solo di qualche punto, fino all’estate. Il differenziale si è attestato per mesi a 4-5 bp, per poi salire prima a una decina di punti e successivamente a una trentina, all’inizio di questo mese, quando è scattato il nuovo allarme dei mercati finanziari, per giungere ai livelli di ieri e oggi, che dovrebbero iniziare a preoccuparci seriamente.   APPROFONDISCI – Lo spread tra BTP e Bonos forse si allargherà ancora. In un anno si è invertito il trend   Anzitutto, perché si tratta del livello più alto dai tempi del governo Berlusconi, quello che dovette rassegnare le dimissioni nella prima metà di novembre del 2014, in seguito proprio alla crisi dello spread.

In sostanza, rispetto ad allora potremmo essere confortati dai livelli enormemente più bassi dei rendimenti, oggi intorno ai minimi storici, quando allora fu emesso un BoT a sei mesi al rendimento record del 6,4% e la curva dei tassi iniziava pericolosamente ad invertirsi.

Crisi mercati vicina?

Tuttavia, il divario crescente con i Bonos è un pessimo segnale, perché indica che tra i cosiddetti Piigs, l’Italia ha assunto ormai una posizione di retroguardia, che gli investitori la discriminano, in favore di economie ritenute più solide. E come dare loro torto: la Spagna cresce, noi siamo in recessione da 3 anni. Il nostro debito sfiora il 135% del pil (al netto del ricalcolo del pil), mentre quello spagnolo è più basso di 40 punti percentuali. La Spagna fa le riforme, noi ci limitiamo ad annunciarle.   APPROFONDISCI – Allarme spread cessato? No, solo l’Italia rischia l’attacco finale dei mercati   Qual è il livello dello spread BTp-Bonos che dovremmo temere, che segnalerebbe un punto di non ritorno? Difficile pronosticarlo, ma si è detto già da mesi che se il differenziale dovesse attestarsi sopra i 50 bp, l’Italia dovrebbe sbarrare bene gli occhi, perché potrebbe cadere vittima di una nuova crisi dei mercati. E la brusca accelerazione di queste settimane starebbe facendo avvicinare quel momento a ritmi più veloci delle attese. In una decina di sedute siamo passati da +30 a +40 bp. Di questo passo, entro metà novembre potremmo già portarci a +50, complici i risultati deludenti degli stress-test, che benché se ne dica, hanno evidenziato che i due terzi delle grandi banche italiane sono mediamente meno solide di quelle del resto d’Europa. Il resto lo stanno facendo le polemiche intorno alla Legge di stabilità. Difficile far digerire agli investitori che l’Italia sia costretta a non rispettare i target fiscali prefissati. Difficile che accettino a cuor leggero che il terzo paese più indebitato al mondo continui a fare debiti e senza nemmeno crescere. Che sarà un autunno caldo per l’Italia?   APPROFONDISCI – Padoan contro Renzi sulla legge di stabilità. Lo spread lo spingerebbe alle dimissioni  

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