Lo spread buono si allarga, per le banche italiane altra bella notizia che si aggiunge agli Npl

Una buona settimana per le banche italiane, che sul fronte spread e delle regole europee hanno ricevuto notizie positive. E i titoli in borsa segnalano timidi recuperi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Una buona settimana per le banche italiane, che sul fronte spread e delle regole europee hanno ricevuto notizie positive. E i titoli in borsa segnalano timidi recuperi.

Questa settimana, lo spread BTp-Bund ha arrestato la sua corsa. Finalmente, è sceso sotto i 300 punti base sulla scadenza decennale, pur restando su livelli prossimi a tale soglia e, comunque, molto elevati, se si considera che i rendimenti italiani a 10 anni continuano più che a doppiare quelli spagnoli. Due le ragioni di questo miglioramento: maggiore appetito per il rischio da parte degli investitori, specie dopo che l’amministrazione Trump ha segnalato il possibile raggiungimento di un accordo commerciale con la Cina, allontanando i timori di una “guerra” tra le prime due potenze economiche del pianeta a colpi di dazi; il dialogo tra governo Conte e Commissione europea sembra evolvere un po’ più positivamente delle settimane passate, con l’ipotesi che reddito di cittadinanza e “quota 100” sulle pensioni procedano in parallelo alla manovra di bilancio, scorporate da questa, in modo da non inficiare il giudizio di Bruxelles, atteso in via definitiva entro la metà di novembre.

Come la crisi dei BTp arriva in banca per via dell’alto spread

L’allentamento delle tensioni sta beneficiando particolarmente il tratto a breve della curva delle scadenze. I BTp a 2 anni sono arrivati a rendere l’1,82% il 18 ottobre scorso, mentre scendevano sotto l’1,17% venerdì scorso. Nel frattempo, i decennali sono passati dal 3,68% a poco più del 3,30%. Pertanto, l’altro spread, quello tra i 10 e 2 anni, si è allargato da 185 a quasi 215 punti base. E questa per le banche italiane è una notizia positiva. Ve lo abbiamo spiegato più volte: esse prendono il denaro a prestito dalla clientela a breve termine e lo prestano a imprese e famiglie a lungo termine. Dunque, quando la differenza tra tassi a lungo (attivi) e tassi a breve (passivi) si riduce, per loro significa minori ricavi e viene meno la convenienza a prestare denaro. Al contrario, se tale differenza si allarga, il margine d’interesse sale e anche l’appetito per il rischio.

E per un’economia ancora banco-centrica come l’Italia, lo spread 10/2 anni si rivela nel breve forse persino più importante dell’andamento dell’altro spread, quello mediaticamente più famoso e relativo al differenziale BTp-Bund. Va riconosciuto, comunque, che nemmeno all’apice delle tensioni sui mercati, ad eccezione della drammatica seduta del 29 maggio scorso, le distanze tra rendimenti decennali e quelli biennali si sono ristrette in zona di allarme, sostando costantemente in area 180 punti base, sopra il differenziale vigente in economie come Germania, Francia e Spagna, in cui non supera i 160 punti base nel migliore dei casi. Per chi si accinge a richiedere in prestito un mutuo, si tratta di un andamento positivo, perché allontana lo spettro di un secondo “credit crunch” in pochi anni, dopo quello severo e dalle conseguenze economiche devastanti di 7 anni fa.

Addendum ammorbidito, più tempo per svalutare gli Npl

Tanto più che le buone notizie non sono arrivate solo dal fronte spread. Il comitato permanente dei rappresentanti degli stati presso il Consiglio d’Europa ha ammorbidito, su pressione dell’Italia, le proposte della Commissione europea del marzo scorso sul nuovo trattamento degli Npl (“addendum”), i crediti deteriorati delle banche. Secondo le proposte di Bruxelles, i crediti erogati a partire dall’aprile scorso avrebbero dovuto essere coperti in 2 anni per la parte non garantita, nel caso di deterioramento. Per la parte garantita, invece, la copertura sarebbe dovuta avvenire entro 7 anni. E pensare che inizialmente dalla Vigilanza della BCE era emersa l’ipotesi di assoggettare al cambio di regole persino gli Npl pregressi, uno scenario contro cui l’Italia aveva reagito compatta, essendo le nostre banche tra le più colpite dal fenomeno, con crediti a rischio iscritti a bilancio pari al 10% del totale contro il 3,6% medio nella UE.

Sulle banche italiane in arrivo una doppia mazzata UE su Npl e bond

L’altro ieri, il regalo di Halloween dall’Europa: i crediti deteriorati assoggettati alle nuove regole saranno quelli erogati dopo la loro entrata in vigore, la quale dovranno essere ratificate dal Parlamento di Strasburgo. E i crediti sprovvisti di garanzia andranno coperti entro 3 anni, mentre per quelli garantiti si opera una distinzione: se la garanzia è “movable”, ossia facilmente liquidabile, la copertura integrale dovrà avvenire a partire da settimo anno e non più dall’ottavo, mentre se la garanzia è un immobile, le banche avranno a disposizione 9 anni e non più 8. In generale, un successo per le banche italiane, che avranno qualche anno di tempo in più per svalutare i crediti a rischio, mentre l’allargamento dello spread 10/2 anni consente loro di guardare con maggiore fiducia alla fase che verrà, anche perché esso segnala che il mercato non starebbe scontando alcun evento avverso significativo, come accadeva, invece, alla fine di maggio, quando l’esplosione delle tensioni politiche a Roma fece schizzare i biennali al 2,45%, a solamente 80 bp in meno dei decennali. Non a caso, rispetto ai minimi toccati dal listino bancario la settimana scorsa, le quotazioni si sono già riprese del 7,5%, pur segnando ancora un pesante -33,3% dall’avvio delle trattative per formare l’attuale governo. Certo, semmai di questo passo i ritocchi all’insù sui tassi applicati ai nuovi mutui vi saranno.

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Argomenti: Banche italiane, bond sovrani, Crisi delle banche, Economia Italia, rendimenti bond, Spread