Lo scontro tra Icardi e Inter colpisce i conti nerazzurri, così Marotta svende l’argentino

E' guerra tra Mauro Icardi e l'Inter dopo il ritiro della fascia di capitano. E lo scontro peserà sui conti nerazzurri, vediamo perché.

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E' guerra tra Mauro Icardi e l'Inter dopo il ritiro della fascia di capitano. E lo scontro peserà sui conti nerazzurri, vediamo perché.

Mauro Icardi ha perso la fascia di capitano dopo la decisione dell’amministratore delegato Giuseppe Marotta di sanzionare così alcune affermazioni della moglie dell’attaccante argentino e suo procuratore, Wanda Nara, e tese a strappare concessioni più favorevoli sul contratto da rinnovare, nonché imbarazzanti sui compagni di squadra. Immediata la reazione del diretto interessato, che ieri non ha voluto recarsi con il resto della squadra in Austria, dove l’Inter ha disputato la gara di andata dei sedicesimi di Europa League contro il Rapid Vienna e contro cui ha vinto grazie alla rete decisiva di Lautaro Martinez.

E Maurito ha pubblicato un post in bianco e nero, nel quale ha citato una frase di Mark Twain: “Meglio star zitti ed essere considerati stupidi piuttosto che aprir bocca e togliere ogni dubbio”.

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Insomma, tra l’argentino e l’Inter siamo ai ferri corti. Qualcosa dovrà essere accaduto negli spogliatoi, se è vero che la richiesta di prendere provvedimenti sia venuta niente di meno che dall’allenatore Luciano Spalletti. Ad ogni modo, la crisi dei rapporti riguarderebbe ancora una volta l’ingaggio. Sappiamo da mesi che la moglie del calciatore non gradisce i 4,5 milioni di stipendio netto annuo e lo scorso anno, in occasione dell’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus, ha esternato tutta la sua insofferenza verso questa operazione, spiegando che avrebbe desiderato che al posto del portoghese vi fosse il marito.

Le cause delle frizioni tra Icardi e Inter

A gennaio, si era arrivati a un passo dal rinnovo contrattuale, con Marotta pronto a firmare un aumento dell’ingaggio a 7 milioni netti a stagione e della clausola rescissoria per le squadre non italiane da 110 a 180 milioni, attiva sempre tra l’1 e il 15 di luglio, segnalando l’intenzione di tenere Icardi in rosa e semmai di cederlo a un club straniero solo nel caso di offerte imperdibili. E 180 milioni non si potrebbero rifiutare, per quanto il valore calcistico dell’attaccante sia indubbio.

L’Inter ha iniziato il 2019 nel peggiore dei modi, mettendo in fila una sconfitta dietro l’altra in campionato di Serie A e uscendo dalla Coppa Italia contro la Lazio. A rischio vi è la terza posizione, con il Milan ad avvicinarsi, riducendo il distacco a soli 4 punti. Viceversa, le distanze con il Napoli si ampliano a ben 9 punti.

E, soprattutto, i bilanci nerazzurri non autorizzano colpi di testa. La stagione 2017/2018 si è chiusa con ricavi per 347 milioni e una perdita netta di 17,7 milioni, pur in calo dai 24,6 della stagione precedente. Il problema sta nell’immenso debito accumulato, pari a quasi 815 milioni, di cui 230 milioni nei confronti di Suning (la proprietà) e quasi 300 di natura finanziaria. Questi ultimi sono le obbligazioni emesse nel 2017 e che scadranno a fine 2022. In stipendi, l’Inter non spende tanto: 156 milioni, circa il 54% dei ricavi operativi. Tuttavia, con questi numeri è evidente che non possa permettersi maxi-ingaggi. Per questo, quanto sta accadendo appare un’operazione “harakiri” per la società.

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Il contraccolpo sui conti nerazzurri

Che Nainggolan venga messo temporaneamente fuori rosa per costringerlo con le cattive a un comportamento di maggiore serietà e professionale si è rivelata una mossa senz’altro positiva, in quanto segnala l’intenzione di Marotta di portare all’Inter almeno parte di quella proverbiale disciplina che da decenni si rispetta senza fiatare alla Juve. Tuttavia, denigrare un calciatore potenzialmente in vendita appare qualcosa di illogico, perché qui il rischio è di svalutare un asset altrimenti molto ricco. Icardi fu acquistato dalla Sampdoria nel 2013 per 13 milioni di euro e il suo contratto scade nel 2021. Pertanto, al netto degli ammortamenti già effettuati, al 30 giugno prossimo il valore residuo a bilancio dell’argentino sarà di 3,2 milioni. Se all’Inter arrivassero offerte in linea con il valore dell’attuale penale da pagare per liberare l’attaccante, la plusvalenza sarebbe nell’ordine di circa 107 milioni, quasi la metà del credito vantato dalla proprietà.

L’aver tolto la fascia di capitano a Icardi starebbe già avendo ripercussioni molto negative sul valore proprio della clausola rescissoria, tanto che si vocifera che l’Inter adesso sarebbe disposta ad abbassarla a 80-90 milioni, 20-30 in meno in un batter d’occhio.

In realtà, poiché all’estero si tiene molto alla disciplina e i club si mostrano poco propensi ad acquistare giocatori percepiti come poco maturi sul piano dell’atteggiamento, non si starebbe nemmeno escludendo l’ipotesi di “svendere” l’attaccante per la metà del suo valore presunto di mercato. In sostanza, basterebbero 50-60 milioni per siglarne la cessione. Una società monitorata dalla UEFA per l’infrazione al “fair play finanziario” non dovrebbe permettersi simili colpi ai propri conti. Se è vero che si punterebbe a investire sul lungo periodo, segnalando agli attuali calciatori in rosa e ai futuri ingressi che non saranno mai più tollerati comportamenti indisciplinati, bisogna ammettere che il danno potenzialmente già provocati ai conti nerazzurri sarebbe alto.

E resta da vedere il piano B dell’Inter. Se davvero prendesse corpo l’ipotesi Dybala, strapparlo alla Juve costerebbe non meno di 110 milioni, per cui servirebbe che la clausola rescissoria su Icardi venisse pagata per intero da chicchessia, altrimenti Marotta dovrebbe trovare risorse per dare seguito all’operazione. Non impossibile uno scambio senza cash tra i due connazionali, sempre che la Juve accettasse di riconoscere al suo ex manager un valore per il marito dell’ingombrante Wanda pari a quello del proprio asset.

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