L’Italia come la Grecia? Caos politico, rischio nuove elezioni e mercati sfiduciati

Con le dimissioni di Giorgio Napolitano, l'Italia si troverebbe esposta a una crisi politico-istituzionale, che i mercati finanziari potrebbero prendere a pretesto per tornare ad attaccare il nostro paese.

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Il presidente Giorgio Napolitano si dimetterà con ogni probabilità tra la fine di quest’anno e quella di gennaio. La notizia circola da qualche giorno negli ambienti politici, perché alla veneranda età di 89 anni, pare che il capo dello stato non sia più in grado di reggere il gravoso compito che gli fu affidato appena un anno e mezzo fa. Prima di lasciare il Quirinale, però, Napolitano vorrebbe che il Parlamento votasse una nuova legge elettorale, in modo da avere una garanzia di stabilità per i prossimi anni. Da qui, l’accelerazione del premier Matteo Renzi sull’“Italicum”. Il punto è che l’intesa con Silvio Berlusconi, il famoso Patto del Nazareno, vacilla, perché il Cavaliere rimprovera al premier di volere una legge elettorale a suo uso e consumo.   APPROFONDISCI – Financial Times: l’euro è a rischio come nel 2012, il pericolo arriva dagli elettori  

Parlamento paralizzato

Difficile, molto improbabile, che si riesca ad approvare una riforma da qui alle dimissioni di Napolitano. E a quel punto, il Parlamento italiano si troverà nella “felice” condizione di eleggere un nuovo capo dello stato, senza il potere di ricatto del governo di chiedere lo scioglimento delle Camere, in assenza di un accordo sul nome del nuovo inquilino del Quirinale. La “fronda” anti-Renzi nel PD, più ampia di quello che appare, si riaffaccerà, grazie allo scrutinio segreto. Torneranno alla carica i famosi 101 franchi tiratori che impallinarono Romano Prodi e stavolta potrebbero essere ancora di più, visto che anche Forza Italia traballa al suo interno. L’intesa tra Renzi e Berlusconi non reggerà alla prova dell’Aula. A differenza dell’aprile del 2013, non solo non si avrà più la possibilità di confermare il presidente in carica come ultima ratio, ma non c’è nemmeno una legge elettorale credibile per tornare al voto, avendo la Consulta bocciato il premio di maggioranza.

Si voterebbe, in caso, con un proporzionale puro, con l’unica garanzia che nessuno potrebbe governare.   APPROFONDISCI – Renzi è sotto osservazione. Katainen minaccia ancora di bocciare la manovra  

Rischio di nuova crisi finanziaria

I mercati finanziari prenderebbero spunto dal caos politico-istituzionale per tornare all’attacco, come ha dimostrato l’assaggio di metà ottobre, quando lo spread BTp-Bund si è riallargato fino a 203 punti base, anche perché poche settimane dopo, lo stesso scenario si ripeterà in Grecia, dove la maggioranza formata da conservatori e socialisti non ha i numeri per fare eleggere il nuovo capo dello stato e potrebbe vedersi costretta a tornare alle urne, quasi certa di perdere, in favore della sinistra anti-Troika di Syriza. A differenza di Atene, però, dove vi sarebbe una maggioranza potenzialmente stabile, in Italia non avremmo nemmeno quello. E senza contare che l’assenza di crescita e di riforme (il “Jobs Act” dovrebbe essere approvato entro gennaio, ma le vicissitudini parlamentari lo farebbero slittare ancora una volta) spingerebbero sia l’Europa che gli investitori a diffidare della capacità di Renzi di garantire un sentiero credibile per l’Italia nell’Eurozona.   APPROFONDISCI – L’Italia crescerà debolissima nel 2015. La UE smentisce Renzi   Le prossime sei settimane saranno cruciali per capire se l’Italia starà scivolando verso le elezioni anticipate e il conseguente caos politico o se il governo Renzi riuscirà a compattare il PD e a stritolare le opposizioni, restando saldamente in sella e senza alternative credibili. Ad oggi sembra prevalere il primo scenario. Molti nodi arriveranno al pettine e l’Italia sarà messa di fronte allo specchio dai mercati e forse anche dagli elettori stessi. E non sarà un bel vedere.   APPROFONDISCI – Se Draghi perde il confronto sul QE, Renzi è spacciato: arriverà la Troika  

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