Lo scandalo del cioccolato: devastazioni e sfruttamento del lavoro minorile – il potere delle multinazionali

Cioccolato, la morte delle foreste della Costa d'Avorio e il dramma del lavoro minorile.

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Cioccolato, la morte delle foreste della Costa d'Avorio e il dramma del lavoro minorile.

Nel mirino di Report è finita l’industria del cioccolato, uno degli alimenti più amati in tutto il mondo. Il servizio di Emanuele Bellano ha svelato che a contendersi il mercato del cioccolato ci sono circa una decina di multinazionali e che sono le borse di New York e di Londra a stabilire il prezzo di tale ingrediente. Le grandi piantagioni, poi, si trovano sopratutto nei paesi poveri africani come la Costa d’Avorio dove secondo l’inchiesta viene prodotto il cioccolato nelle riserve protette causando la morte delle foreste e degli animali che la abitano e sfruttando il lavoro minorile.

Fatturazione cioccolato

L’industria del cioccolato fattura ogni anno più di 100 miliardi di dollari e a dividersi il mercato sono le multinazionali di tale ingrediente. Il prezzo del cacao viene poi stabilito dalla borsa di Londra e di New York mediante strumenti finanziari che sono trattati non soltanto da coloro che producono il cacao ma anche da fondi speculativi che comprano e vendono grandi quantitativi di materia prima con lo scopo finale di ottenere delle plusvalenze finanziarie. Tutto ciò incide di circa il 30% sul prezzo del cacao.

Le grandi piantagioni di tale ingrediente afrodisiaco si trovano sopratutto nei paesi poveri dell’Africa Occidentale come la Costa d’Avorio ed il Ghana. Qui da poco è cominciata la stagione della raccolta e secondo le stime dell’Icco, l’organizzazione internazionale del cacao, quest’anno il raccolto sarà quello più abbondante di sempre e mentre le grandi multinazionali si arricchiranno, i due paesi dovranno accontentarsi di piccoli profitti.

Il disboscamento

Il servizio andato in onda ieri nella puntata di Report, sulle piantagioni di cacao in Costa d’Avorio, ha svelato che a causa di tale coltivazione migliaia di ettari di foreste sono scomparse uccidendo interi ecosistemi. In particolar modo la popolazione di elefanti che viveva in quelle zone si è ridotta a soli 400 esemplari. E non è finita. Il cioccolato che arriva sulle nostre tavole è spesso illegale in quanto esso viene prelevato da fave di cacao che si trovano in aree che dovrebbero essere protette ma non lo sono a causa di un sistema di corruzione e di favoritismi.

Secondo i dati forniti dalla Mighty Earth se tutto ciò non finirà, nel 2030 in Costa d’Avorio non vi sarà più alcuna traccia delle foreste. Gli alberi, come si è visto nel servizio, vengono infatti bruciati per favorire la crescita delle piante di cacao dato che esse hanno bisogno di molto sole per crescere. Il Governo ha comunicato di voler combattere tale pratica illegale ma non sta facendo nulla per farlo. Nel 2004, inoltre, il giornalista francese Kieffer è scomparso nel nulla, probabilmente ucciso, perché stava conducendo un’indagine sul cioccolato e la corruzione.

Il dramma del lavoro minorile 

Inoltre sempre nel servizio è stata posta la questione del lavoro minorile. Nella coltivazione del cacao nelle zone protette, infatti, vengano anche impiegati dei minorenni. Un bambino intervistato ha detto infatti di lavorare per l’industria del cioccolato anche se preferirebbe poter andare a scuola come gli altri bambini della sua età. In merito a tale questione si è poi parlato della certificazione etica che è in mano a soli tre grandi gruppi internazionali che dovrebbero garantire a noi consumatori sopratutto occidentali che il cioccolato che mangiamo non viene prodotto mediante lo sfruttamento minorile o dal disboscamento delle foreste.

Anche su questi tre gruppi, UTZ, Rainforest e Fairtrade (i cui marchi si possono trovare sulle confezioni di quasi tutti i grandi marchi di cioccolato da Nestlè a Milka), il discorso è il medesimo: le certificazioni non tengono assolutamente conto dello sfruttamento e così ci troviamo ad acquistare un cioccolato “etico”, sulla cui confezione troviamo il famoso marchio, e tanto etico poi non è. Leggete anche: L’oscuro segreto del cioccolato: lo scandalo colpisce Ferrero, Lindt (e tanti altri).

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